8 gennaio 2020

Dramma incendi in Australia, caldo anche il clima politico

Una serie devastante di incendi, iniziata a settembre, sta mettendo a dura prova in Australia gli equilibri dell’ambiente naturale e sta minando fortemente la qualità della vita delle persone. Il bilancio di questa tragedia ancora in corso comprende almeno venticinque vittime, fra cui molti vigili del fuoco morti in servizio. Ci sono stati inoltre numerosi arresti di persone, anche minorenni, accusate di aver favorito il diffondersi delle fiamme. Gli Stati che hanno subito i maggiori danni sono il Nuovo Galles del Sud e Victoria, nell’area sudorientale; interi villaggi sono stati distrutti e le evacuazioni hanno coinvolto anche alcuni quartieri a Sidney e a Melbourne. Mentre l’emergenza è ancora in corso è difficile elaborare una valutazione esatta delle ripercussioni sull’ambiente naturale, ma le cifre stanno iniziando a fornire all’opinione pubblica un’idea di massima della dimensione dei danni; 10 milioni di ettari di terreno sono andati in fumo ed è in corso una strage di animali, forse senza precedenti nella storia. Secondo l’Università di Sidney, gli incendi potrebbero aver causato, direttamente o indirettamente, la morte di 480 milioni tra mammiferi, uccelli e rettili. Tra le specie più colpite i koala, a causa della loro lentezza nel mettersi in salvo.

L’emergenza degli incendi sta scuotendo fortemente la società australiana e il mondo politico; in grave difficoltà il primo ministro conservatore Scott Morrison, contestato per essere andato in vacanza alle Hawaii nella seconda metà di dicembre, nonostante la situazione fosse gravissima. La popolazione, oltre a essersi sentita abbandonata, rimprovera a Morrison e al suo governo la sottovalutazione dei rischi connessi al riscaldamento globale, che viene indicato dagli esperti come la principale causa indiretta degli incendi, e la mancanza di prevenzione. Durante una campagna elettorale in cui la questione ambientale era diventata centrale, Morrison si era scagliato nella primavera del 2019 contro il programma «troppo ecologista» dei laburisti, proponendo addirittura l’apertura di nuove miniere di carbone e raccogliendo consensi con la paura che politiche ambientaliste avrebbero potuto portare al declino economico. Morrison si era presentato in Parlamento nel 2017 mostrando un pezzo di carbone e ammonendo deputati e cittadini: «non dovete aver paura, non vi farà male». Del resto il carbone è al secondo posto delle esportazioni ed è utilizzato per produrre quasi due terzi dell’energia elettrica australiana. Adesso, il Paese sta bruciando, le temperature sono altissime, il fumo attraversa l’Oceano e inquina il cielo dell’America Latina; lo scetticismo di Morrison verso il riscaldamento globale, esposto con sfrontatezza anche nel dicembre 2019 alla Conferenza sul Clima COP25 di Madrid, rischia di comprometterne la carriera politica.

 

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