7 dicembre 2020

Elezioni in Romania: crescono i socialdemocratici, ma la maggioranza resta al centrodestra

La disaffezione alla politica e la paura del contagio hanno condizionato fortemente il voto parlamentare in Romania, dove si è recato alle urne soltanto un terzo degli aventi diritto, che sono poco più di 18 milioni. Non si tratta però di un crollo clamoroso dovuto alla pandemia, perché nelle ultime votazioni parlamentari, avvenute nel 2016, la percentuale di partecipazione al voto era stata comunque piuttosto bassa, attestandosi al 39,7%. Sulla base degli exit poll e dei primi dati sui voti reali, le previsioni della vigilia sono state solo in parte rispettate. La coalizione di centrodestra, basata sull’alleanza fra il PNL (Partito nazionale liberale) e l’USR-PLUS (Unione salvate la Romania e Partito della libertà, dell’unità e della solidarietà) che sostiene l’attuale governo presieduto da Ludovic Orban, dovrebbe ottenere la maggioranza e quindi esprimere il prossimo esecutivo.

Il partito che sulla base dei dati disponibili ha preso il maggior numero dei voti, smentendo almeno parzialmente i sondaggi, è il PSD (Partito socialdemocratico), che ottiene il 30,5 % dei voti: i socialdemocratici non dispongono però di significativi alleati in Parlamento, indispensabili in Romania dove esiste un sistema elettorale su base proporzionale. Il PNL, che ha conseguito il 29%, invece può contare per la formazione del governo sull’alleanza con l’USR-PLUS, movimento di ispirazione liberale fortemente connotato dalla lotta contro la corruzione, accreditato al 16%.  Le urne hanno inoltre sancito il successo, in parte inaspettato, dell’estrema destra nazionalista dell’AUR (Alleanza per l’unità dei romeni) che con una campagna aggressiva contro l’Unione Europea e di scetticismo negazionista rispetto alla pandemia, ha superato la soglia del 5% entrando così per la prima volta in Parlamento. Bisogna tenere presente inoltre che i voti dei rumeni all’estero saranno conteggiati per ultimi; se le previsioni saranno rispettate questa parte importante dell’elettorato dovrebbe esprimersi largamente a favore del centrodestra e della destra estrema, mentre i socialdemocratici otterrebbero percentuali più basse del dato nazionale.

Per comprendere l’evoluzione della situazione politica in Romania bisogna partire dalla forte crescita economica che ha vissuto il Paese negli ultimi anni, bruscamente interrotta dalla pandemia e dalla recessione globale. In gioco c’è dunque il tema della ripresa economica e del rapporto con l’Unione Europea; la Romania non si è mai sentita parte fino in fondo delle istanze sollevate dall’euroscettico Gruppo di Visegrád (Ungheria, Polonia, Bulgaria e Slovacchia) anche se per motivi di vicinanza ne è comunque influenzata. Però, a differenza di molti Paesi europei, le posizioni euroscettiche appartengono più alla sinistra che alla destra liberale, e quindi l’esito del voto dovrebbe portare a una maggiore solidità dell’Unione Europea.

 

Immagine: Ludovic Orban (21 novembre 2019). Crediti: European People's Party [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

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