11 maggio 2021

Emergenza naufragi nel Mediterraneo

Nel Mediterraneo cresce il numero dei migranti che perdono la vita cercando di raggiungere l’Europa. Un dato che scuote le coscienze e induce a una riflessione ampia sulle responsabilità dell’Unione Europea (UE) per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori e la salvaguardia dei diritti fondamentali. L’ultimo naufragio è avvenuto domenica 9 maggio vicino alle coste libiche; sono morte cinque persone, tra cui un bambino, per il ribaltamento di un’imbarcazione che trasportava circa cinquanta migranti. Al 10 maggio si stima che siano morte nel Mediterraneo 636 persone, che rappresentano più del triplo rispetto alle persone decedute nello stesso arco di tempo nel 2020. Le persone decedute o scomparse nell’arco invece di dodici mesi erano state 1401 nel 2020 e 1335 nel 2019; quest’anno la cifra definitiva potrebbe essere molto superiore. Il numero delle persone che sbarcano non è invece in crescita complessivamente; in totale sono arrivate in Europa, in questi primi mesi del 2021, 24.062 persone, 22.484 via mare, mentre le altre 1.578 hanno raggiunto l’Europa via terra. Siamo comunque in proporzione al di sotto dei numeri del 2020 e del 2019, quando approdarono in totale rispettivamente 95.031 e 123.636 migranti.

Bisogna però sottolineare che delle 24.062 persone migranti arrivate in Europa, ben 12.839 hanno raggiunto l’Italia, cioè il triplo di quelle che erano arrivate nello stesso periodo del 2020, a fronte delle 8.340 che sono arrivate in Spagna e delle 2.320 in Grecia. Quindi, mentre i dati complessivi che riguardano gli arrivi non sono in crescita, l’incremento notevole si verifica proprio per quanto riguarda l’Italia. Da qui la necessità, sottolineata dal governo italiano, di maggior coinvolgimento dell’Unione Europea; l’obiettivo del governo italiano, è quello di attivare entro l’estate un meccanismo temporaneo di solidarietà tra gli Stati europei che renda possibile il ricollocamento delle persone soccorse in mare, in attesa di una ridefinizione complessiva delle politiche di accoglienza.

La situazione a Lampedusa sta diventando drammatica; il mondo politico appare diviso fra chi mette l’accento sulla priorità di salvaguardare le vite umane, soccorrendo in mare le persone in difficoltà e al tempo stesso sollecitare l’Europa a una più ampia condivisione del problema, e chi invece propone una più drastica politica di respingimenti. L’emergenza sanitaria e le sue conseguenze economiche rendono tutto più difficile. Nondimeno, impedire nuovi naufragi appare un obiettivo realistico e moralmente non rinviabile.    

 

Immagine: La Marina italiana soccorre i richiedenti asilo che viaggiano in barca al largo delle coste africane, Mare Mediterraneo (7 giugno 2014). Crediti: LetsAllStayCalmHere [Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)], flickr.com

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