28 ottobre 2020

Esplode la protesta delle donne in Polonia

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha chiesto l’intervento dell’esercito per porre fine alle proteste contro la nuova legislazione sull’aborto. Il movimento delle donne però non arretra e continua a chiamare alla mobilitazione: per mercoledì 28 ottobre è stato indetto uno sciopero delle donne, mentre per venerdì 30 è prevista una manifestazione a carattere nazionale. Il movimento è stato innescato dalla decisione della Corte costituzionale che il 22 ottobre ha dichiarato incostituzionale l’interruzione di gravidanza anche in caso di gravi malformazioni del feto. La Corte, guidata da Julia Przyłębska, ha cancellato le norme che lo permettevano perché in contrasto con la Costituzione, che tutela il diritto alla vita.

In seguito alla sentenza, che non è ancora entrata ufficialmente in vigore, in Polonia l’aborto sarà consentito soltanto quando la gravidanza minaccia la salute della donna o è il risultato di stupro o incesto. Un risultato che è stato apprezzato sia dalla Conferenza episcopale polacca sia dal partito di governo Diritto e giustizia (Prawo i Sprawiedliwość - PiS); immediatamente dopo la decisione della Corte il movimento di protesta ha però fatto sentire la sua voce. Secondo le femministe polacche, la sentenza favorirà il ricorso all’aborto clandestino, già adesso molto diffuso: secondo alcune stime, gli aborti clandestini sarebbero tra i 100.000 e 150.000 l’anno. Secondo i dati ufficiali in Polonia, la cui legislazione era già una delle più restrittive in ambito europeo, sono stati effettuati, nel 2019, 1.110 aborti legali, 1.074 dei quali causati proprio da malformazioni e patologie irreversibili del feto; la quasi totalità quindi delle interruzioni di gravidanza attualmente consentite, non sarà più possibile quando le deliberazioni della Corte verranno attuate.

La protesta ha coinvolto più di centocinquanta località, con sit-in, marce, blocchi stradali. Si sono verificati anche scontri con la polizia e con gruppi di estrema destra che avevano organizzato contromanifestazioni. Le dimostranti domenica 25 ottobre sono entrate in molte chiese anche durante le funzioni gridando slogan come «Tua colpa, tua colpa, tua grandissima colpa» e «To jest wojna» (Questa è guerra).  Atti che nella Polonia tradizionalista e cattolica hanno suscitato una forte reazione di condanna; Jarosław Kaczyński, vicepremier e leader del PiS, ha lanciato l’allarme invitando a «difendere le chiese polacche a ogni costo». Anche il primo ministro Mateusz Morawiecki si è appellato alla mobilitazione della maggioranza silenziosa e sta predisponendo l’intervento dell’esercito per riportare l’ordine, mentre gruppi della destra estrema promuovono milizie per difendere le chiese.

Il movimento però ha risposto organizzando nuove mobilitazioni, il cui contenuto si allarga mettendo in discussione la politica complessiva del governo, già in difficoltà perché accusato di aver gestito male l’emergenza sanitaria. Dal 24 ottobre, giornata che ha fatto registrare un’impennata nei contagi, sono entrate in vigore misure straordinarie in alcune aree del Paese, che prevedono la chiusura di scuole primarie, palestre, piscine e ristoranti e il controllo degli accessi a negozi, mezzi pubblici e funzioni religiose. Soprattutto sono stati proibiti i raduni con più di cinque persone. Finora le dimostranti hanno mostrato una buona dose di creatività per portare avanti la protesta adeguandosi ai tempi del Covid-19; con blocchi del traffico, irruzioni, cartelli provocatori, sono riuscite ad attirare l’attenzione anche dell’opinione pubblica internazionale. Il governo sta attraversando un momento di crisi, accerchiato dalla mobilitazione delle donne, logorato dall’emergenza sanitaria e in rapporti sempre difficili con l’Unione Europea proprio sul tema dello Stato di diritto. Non è detto che in questa congiuntura sia sufficiente, per uscire dall’angolo, fare appello alle radici cattoliche e tradizionaliste del Paese.

 

Immagine: Manifestazione di protesta contro la nuova legislazione sull’aborto, Danzica, Polonia (24 ottobre 2020). Crediti: LukaszKatlewa [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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