29 novembre 2019

Euro 2020, geopolitica di un sorteggio

Nel sorteggio che nel pomeriggio del 30 novembre a Bucarest definirà i raggruppamenti di Euro 2020, la geopolitica non c’è nemmeno bisogno di rintracciarla in filigrana. Quello che, di fatto, sarà il primo campionato europeo di calcio effettivamente paneuropeo, con dodici città del continente pronte ad ospitare ognuna almeno tre partite, già prima dell’inizio si trova costretto al rispetto di ragioni di sicurezza e di opportunità politica destinate ad incidere pesantemente sulla compilazione dei gironi e, di conseguenza, sullo sviluppo del torneo.

La stessa geografia dell’Europeo – si giocherà ad Amsterdam, Baku, Bilbao, Bucarest, Budapest, Copenaghen, Dublino, Glasgow, Monaco, Roma, San Pietroburgo e Londra, quest’ultima teatro anche di semifinali e finale – ha richiesto alla UEFA diversi equilibrismi, dovuti alla scelta di garantire alle nazioni ospitanti che si sono qualificate (o possono qualificarsi attraverso gli spareggi) l’assegnazione automatica ai gironi in cui sono previste partite nelle rispettive città. In questo modo, prima ancora del sorteggio, ognuno dei sei raggruppamenti è stato abbinato a due sedi e, incrociando questo aspetto con identità delle nazionali già qualificate, si è prodotta una situazione tale per cui due gironi su sei già oggi possono contare su due squadre già certe di affrontarsi. L’Italia giocherà nel girone A (tra Roma e Baku, con gli azzurri in campo sempre nella Capitale), Russia e Danimarca nel B (Copenaghen e San Pietroburgo), i Paesi Bassi nel C (Amsterdam e Bucarest), l’Inghilterra nel D (Londra e Glasgow), nel gruppo E la Spagna (Bilbao e Dublino), la Germania nel girone F. 

Allo stato dell’arte, al completamento del novero delle ventiquattro partecipanti mancano quattro nazionali, che raggiungeranno la qualificazione attraverso gli spareggi che si disputeranno a marzo. Saranno una fra Bulgaria, Ungheria, Islanda e Romania, una fra Bosnia-Erzegovina, Irlanda del Nord, Slovacchia e Repubblica d’Irlanda, una fra Norvegia, Serbia, Scozia e Israele e una fra Georgia, Bielorussia, Macedonia del Nord e Kosovo. Tuttavia, per le ragioni di cui sopra, se dovessero qualificarsi Romania, Scozia, Irlanda e Ungheria avrebbero già un posto in un girone definito (rispettivamente C, D, E, F), senza contare che il già qualificato Belgio, per questioni di ranking e dunque di fasce, è già inserito nel gruppo B che così consta già di tre iscritte su quattro.

Sin qui gli aspetti territoriali, ma ancora più interessanti, in questa cervellotica formula, sono appunto quelli geopolitici, i quali si inseriscono in un contesto di fibrillazioni continentali non banali. Perché fra le qualificate non ospitanti c’è ad esempio l’Ucraina, ed ecco in questo caso attivarsi uno dei sei vincoli stabiliti dall’Emergency Panel della UEFA, secondo le cui prescrizioni Ucraina e Russia non potranno affrontarsi nella fase a gironi. Restrizione applicata già dal 2014 (ovviamente anche nelle coppe europee) che per Euro 2020 si estende anche alla sede di San Pietroburgo, dove l’Ucraina non potrà giocare, ed ecco allora che la Nazionale di Shevchenko potrà essere inserita solo nel gruppo dei Paesi Bassi.

Inoltre, già alla lettura delle contendenti agli spareggi, è intuitivo rilevare come alcune potenziali imprese sportive potrebbero determinare ulteriori imbarazzi in seno alla UEFA e, nello specifico, l’eventuale qualificazione del Kosovo – sarebbe la prima, dopo il riconoscimento – provocherebbe nuovi vincoli. Fra le sfide proibite, infatti, ci sarebbero quelle fra la Nazionale di Priština e Russia, Bosnia-Erzegovina e Serbia, queste ultime due agli spareggi proprio come il Kosovo. Del resto, c’è da considerare che ben quattro delle nazioni ospitanti non riconoscono l’indipendenza di Priština (Azerbaigian, Romania, Russia e Spagna), ed è anche per questo che la Nazionale potrebbe essere assegnata solo al gruppo D o al gruppo F. Posto che le restrizioni si applicano solamente alla prima fase, quando si arriverà alle sfide di eliminazione diretta ogni incrocio sarà possibile, per quanto – e forse è l’auspicio della stessa UEFA – tecnicamente e sportivamente improbabile.

Il tutto senza contare che, già nelle qualificazioni, si erano attivate le esclusioni delle sfide tra Spagna e Gibilterra e tra Armenia e Azerbaigian, anch’esse impedite dalle restrizioni dell’Emergency Panel.

La critica alla UEFA, al di là della pressoché totale assenza di fascino di un sorteggio monco, è quella di una sostanziale distorsione del torneo e delle sue logiche sportive, ed è un peccato per quello che si preannuncia essere un Europeo vero e proprio, capace di mobilitare da ovest a est e da nord a sud l’intero continente. Tuttavia, ciò che si evidenzia, ancora una volta, è un nodo impossibile da sciogliere, il paradosso secondo cui proprio chi – le istituzioni sportive, appunto come l’UEFA – invita a tenere la politica lontana dallo sport, si renda conto di quanto sia fondamentale mettere in campo la geopolitica, con tutto il suo peso, per garantire sicurezza ed eliminare già in potenza diversi aspetti critici.

 

Immagine: La sfera Adidas Conext 19 sull’erba durante la sessione di allenamento della Nazionale di calcio ucraina allo stadio NSC Olimpiyskyi, per le qualificazioni UEFA Euro 2020, Kiev, Ucraina (18 marzo 2019). Crediti: katatonia82 / Shutterstock.com

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