13 marzo 2015

Falkland o Malvinas?

‘Islas Malvinas. Un amor soberano’. Un ‘amore sovrano’ impresso su una nuova serie di banconote da 50 pesos, a perenne memoria del fatto che per Buenos Aires, las Malvinas erano, sono e per sempre saranno argentinas. Sul fronte del biglietto, la mappa delle isole contese – non solo le Falkland/Malvinas, ma anche la Georgia del Sud e le Sandwich australi – sul retro, a cavallo mentre sventola una bandiera argentina, Antonio ‘el Gaucho’ Rivero, che guidò una rivolta contro gli occupanti inglesi nel 1833. Lo scorso febbraio, la Banca centrale argentina ha informato dell’imminente immissione in corso delle banconote, già a partire dal mese di marzo; dunque, circa 11 mesi dopo la presentazione della nuova serie da parte della presidente Cristina Fernández de Kirchner. Era il 2 aprile del 2014, Giornata dei veterani e dei caduti nella guerra delle Malvinas, 32 anni esatti dall’inizio del conflitto che vide contrapposti il Regno Unito e la repubblica sudamericana per il controllo delle isole. 2 aprile 1982: lo sbarco alle Malvinas per gli argentini, l’invasione delle Falkland per gli inglesi. La guerra durò poco più di due mesi, fino alla resa di Buenos Aires nel mese di giugno, portando con sé un bagaglio di circa 1000 morti – per la maggior parte argentini – e segnando la fine del potere di Leopoldo Galtieri. Diversi studiosi dei conflitti hanno fatto riferimento alla teoria della diversionary war per spiegare l’iniziativa argentina nelle Falkland/Malvinas nel 1982: semplificando un concetto tanto complesso quanto dibattuto, la ‘guerra come diversivo’ verso un nemico esterno può contribuire a ristabilire la coesione interna minata da situazioni conflittuali a livello domestico; dunque in tale prospettiva, l’operazione contro il rivale britannico nelle isole contese sarebbe servita a comprimere il crescente malcontento nei confronti di un regime fortemente repressivo e incapace di risollevare l’economia del paese. Alla conclusione del conflitto tuttavia, Galtieri risultò il migliore alleato involontario di Margaret Thatcher, fino ad allora premier tutt’altro che popolare ma poi, sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria bellica, trionfalmente confermata nelle elezioni dell’anno successivo. La contrapposizione britannico/argentina sulla questione delle Falkland/Malvinas affonda tuttavia le sue radici in un passato ben più lontano del 1982; risalente all’epoca del colonialismo e, ancor più indietro nel tempo, ai secoli delle grandi scoperte geografiche. Fu una ricostruzione storica estremamente dettagliata quella che l’ambasciatore José María Ruda presentò poco più di 50 anni fa – il 9 settembre 1964 – dinanzi alla Sottocommissione III del Comitato speciale per la decolonizzazione delle Nazioni Unite, esponendo in quello che sarebbe diventato il celebre ‘Allegato Ruda’ le ragioni per cui Buenos Aires rivendicava la propria sovranità sull’arcipelago e sulle isole circostanti. In quell’intervento – spiegava l’ambasciatore – sarebbero stati riaffermati i diritti ‘irrinunciabili e imprescrittibili’ dell’Argentina sulle Malvinas, territorio ‘occupato illegalmente dalla Gran Bretagna nel 1833 in virtù di un atto di forza’. Non c’è passaggio della storia delle isole che Ruda non indaghi nella sua dichiarazione. La scoperta dell’arcipelago? Da attribuire a navigatori spagnoli della prima metà del XVI secolo, come testimonierebbero le mappe realizzate dai cartografi di Carlo V, e non a John Davis che l’avrebbe avvistato ‘solo’ nel 1592, senza che peraltro – secondo Ruda – ci sia traccia di tale luogo geografico nella cartografia inglese dell’epoca. Quanto all’occupazione poi, non ci sarebbero dubbi per il delegato argentino che sia da attribuire ai francesi, che tuttavia dopo aver fondato Port Louis nel 1764 riconobbero i diritti spagnoli sulle isole e le cedettero a seguito di un negoziato alla Spagna, nel 1766. Dunque, a nulla varrebbe la semplice visita sulle isole da parte di John Strong nel 1690, perché l’occupazione deve considerarsi effettiva. Gli inglesi stabilirono poi sull’arcipelago, nel 1766, la base di Port Egmont, ritirandosi tuttavia nel 1774. Secondo Ruda pertanto, la Spagna avrebbe esercitato i diritti di sovranità sui territori contesi sino al 1810, anno in cui quei diritti sarebbero stati ereditati dall’Argentina impegnata nella lotta per l’indipendenza. Buenos Aires sarebbe poi stata privata delle isole dall’occupazione britannica del 1833. Dunque, nell’opinione di Ruda e dell’Argentina, un atto di colonialismo, al quale tuttavia non si poteva porre riparo applicando in modo tradizionale il principio di autodeterminazione dei popoli statuito nella Dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai paesi e ai popoli coloniali: se infatti – come dichiarava l’ambasciatore – gli inglesi avevano espulso gli abitanti delle isole sostituendoli con cittadini britannici, l’attuazione del principio di autodeterminazione avrebbe perpetuato un’ingiustizia trasformando ‘un’occupazione illegittima in sovranità piena’. Il 18 settembre del 1964, la Sottocommissione riconobbe l’esistenza di una disputa tra Regno Unito e Argentina, chiedendo al Comitato speciale di invitare le parti a negoziare una soluzione pacifica in conformità con la Carta delle Nazioni Unite e nell’interesse degli abitanti delle isole. L’invito a procedere ‘senza indugio’ alle trattative fu poi confermato l’anno successivo, nel 1965, con la risoluzione 2065 (XX) dell’Assemblea generale. Il negoziato iniziò nel 1966, e nel 1968 fu predisposto un memorandum – tenuto segreto – in cui il Regno Unito apriva alla cessione della sovranità dei territori contesi una volta che Londra avesse ritenuto soddisfacenti le garanzie offerte da Buenos Aires sulla tutela degli interessi degli isolani. L’accordo non fu mai raggiunto, e a compromettere ulteriormente le speranze di risoluzione della controversia fu il conflitto del 1982. Nel 1983, gli abitanti delle Falkland/Malvinas ottennero la cittadinanza britannica, poi nel 1985 fu varata una Costituzione che riconosceva agli isolani il diritto all’autodeterminazione. Ancora oggi tuttavia, l’Argentina continua a rivendicare la propria sovranità sulle isole, rifacendosi spesso agli argomenti addotti da José María Ruda, e sollecita nelle diverse sedi internazionali la riapertura del negoziato con il Regno Unito, posizione sostenuta da numerosi paesi del Sud del mondo. La partita geopolitica poi, è resa ulteriormente complessa dalla questione relativa allo sfruttamento delle risorse di petrolio e gas nei fondali circostanti le isole, terreno di uno scontro tornato ad infuocarsi nel 2010 quando ai programmi britannici di esplorazione e trivellazione, l’Argentina rispose con un decreto che imponeva la preliminare autorizzazione governativa a tutte le imbarcazioni che, dirette verso i territori contesi, attraversassero acque sotto la giurisdizione di Buenos Aires. Dal canto suo, Londra mantiene ferma la sua posizione: eccezion fatta per i 2 mesi di guerra del 1982, le Falkland/Malvinas, la Georgia del Sud e le Sandwich australi sono state sotto il controllo e l’amministrazione della corona britannica in modo continuativo e pacifico dal 1833; inoltre la prossimità territoriale delle isole all’Argentina non può essere invocata al di sopra del principio di autodeterminazione. Sul sito del governo locale di Port Stanley – Puerto Argentino per Buenos Aires – è inoltre disponibile un pamphlet che mira a confutare i punti salienti del discorso di Ruda del 1964: secondo gli autori del documento, le inesattezze storiche espresse dal delegato argentino sarebbero decine, tuttavia essi si limitano ad indicare le 12 più importanti. Tra queste, si citano l’assenza di qualsiasi riserva espressa di sovranità spagnola nell’accordo del 1771 successivo all’attacco della Spagna a Port Egmont, la nomina mai avvenuta di un governatore argentino delle isole nel 1823, il fatto che gli abitanti delle isole non si sarebbero opposti all’arrivo degli inglesi né sarebbero stati espulsi, il Trattato Arana-Southern del 1850 con cui veniva ristabilita l’amicizia tra Argentina e Gran Bretagna, ragion per cui – nell’opinione degli autori del pamphlet – la disputa territoriale sulle isole doveva ritenersi risolta a favore di chi in quel momento le occupava. Con un referendum tenutosi nel marzo 2013, gli abitanti delle Falkland hanno votato per restare Territorio britannico d’oltremare: dei 1517 votanti, solo in 3 si sono espressi contro l’opzione. L’Argentina ha ricusato gli esiti, sostenendo che la disputa può essere risolta solo da Londra e Buenos Aires. Più romanticamente, nel racconto autobiografico ‘L’autunno del ‘53’, lo scrittore argentino Osvaldo Soriano affidava la soluzione della questione a una partita di calcio tra bambini: gli inglesi delle Falkland si erano impegnati, qualora avessero perso, ‘ad accettare che le isole si sarebbero chiamate Malvinas per sempre e su tutte le carte del mondo’. I piccoli calciatori argentini diretti verso l’arcipelago si persero tuttavia nel deserto, e la partita non si disputò. E, conclude Soriano, ‘se non ci fossimo persi nel deserto in quell’autunno memorabile, forse non sarebbe successo quello che successe nell’ ‘82”.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0