30 novembre 2021

Forum a Dakar sulla cooperazione fra Cina e Africa

L’ottava edizione del Forum sulla cooperazione Cina-Africa (FOCAC, Forum On China-Africa Cooperation), si svolge a Dakar, capitale del Senegal, da domenica 28 fino a martedì 30 novembre; il tema di questa edizione è «Approfondire la partnership Cina-Africa e promuovere lo sviluppo sostenibile per costruire una comunità Cina-Africa dal futuro condiviso in una nuova era». Tra i partecipanti al Forum, il presidente della Repubblica Democratica del Congo Félix Tshisekedi, l’egiziano Abd al-Fattah al-Sisi e il sudafricano Cyril Ramaphosa. Xi Jinping ha pronunciato invece un discorso in videoconferenza, mentre il ministro degli Esteri Wang Yi e il ministro del Commercio Wang Wentao sono andati a Dakar. Anche se gli aspetti economici hanno mantenuto la loro priorità come nelle edizioni precedenti, seguendo la linea di Pechino fortemente orientata alla non ingerenza negli affari interni dei singoli Paesi, il tema della sicurezza è stato messo in evidenza fin dall’inizio dei lavori.

La ministra degli Esteri del Senegal Aïssata Tall Sall ha sottolineato l’importanza del rapporto con la Cina, ma anche la necessità di tenere sotto controllo la dimensione dei debiti che i Paesi africani contraggono con Pechino; nel suo intervento di apertura ha invitato inoltre la Cina ad essere una «voce forte» nella lotta al terrorismo nel Sahel. Una richiesta che ha avuto un’ampia eco nella comunità internazionale; nell’area desertica del Sahel che comprende territori del Niger, del Burkina Faso e del Mali sono presenti, ormai da quasi un decennio, insorgenze di fondamentalismo armato e di separatismo. Le violenze generate da questi conflitti hanno provocato 4.000 vittime nel 2020 destando allarme anche negli altri Stati della regione, come il Senegal, che temono una ulteriore diffusione delle violenze nell’area, che potrebbero collegarsi con le tensioni interne. Il Senegal è stato peraltro attraversato nel marzo 2021 da un vasto movimento giovanile di protesta, che chiedeva maggiore democrazia e più attenzione alla sorte dei giovani disoccupati.

Nonostante una richiesta così esplicita, difficilmente la Cina accetterà in questo momento un ruolo militare diretto nell’area; questo invito rimane però un indicatore importante delle potenzialità della presenza cinese nel continente africano, anche se Pechino ha concentrato la sua attenzione su altri temi. Nel suo intervento in videoconferenza, Xi Jinping ha infatti annunciato un forte supporto alla campagna di vaccinazione nel continente africano; sarà inviato personale specializzato e soprattutto verranno messe a disposizione un miliardo di dosi di vaccino, 600 milioni delle quali saranno donate, mentre le restanti 400 milioni saranno coprodotte in partnership. La Cina contribuirà anche allo sviluppo dell’agricoltura, con percorsi di formazione, l’invio di 500 agronomi e alcuni progetti speciali; infine, Pechino istituirà una linea di credito da 10 miliardi di dollari e solleciterà gli investimenti delle imprese nazionali per altri 10 miliardi. Le cifre sono importanti anche se rappresentano un relativo ridimensionamento rispetto agli investimenti annunciati nei vertici del 2015 a Johannesburg e nel 2018 a Pechino, che raggiungevano i 60 miliardi di dollari. In mezzo ci sono stati una pandemia e una recessione economica globale e nelle condizioni date anche questo Forum rafforzerà il legame fra Pechino e il continente africano, cosa che preoccupa non poco gli Stati Uniti.

I toni della recente visita del segretario di Stato Antony Blinken, che dal 17 al 19 novembre ha effettuato il suo primo tour in Africa con una serie di visite in Kenya, Nigeria e Senegal, rendono in modo plastico la differenza di approccio; nei suoi discorsi l’accento è caduto soprattutto sui pericoli dell’autoritarismo (con riferimento ai recenti colpi di Stato in Mali, Guinea, Ciad e Sudan), alla mancanza di trasparenza, alla corruzione, al mancato rispetto dei diritti umani. Una denuncia e un invito al cambiamento che forse per ottenere risultati hanno bisogno di tempi medi; l’approccio pragmatico di Pechino che evita di entrare in alcune questioni, e punta a sviluppare il commercio e la cooperazione economica, sembra molto efficace sul breve periodo, anche se ha destato preoccupazioni e reazioni anche a livello locale. In ogni caso, è probabile che la Cina, molto interessata al legame con l’Africa per motivi economici, sia in questo momento sul piano militare più propensa a non impegnarsi in territori come il Sahel anche per rimanere concentrata sull’Indo-Pacifico, dove le aree di crisi sono numerose e la pressione degli Stati Uniti si fa sentire fortemente. Nondimeno, negli equilibri globali, l’influenza della Cina sul continente africano resta in stabile crescita.

 

Immagine: Aïssata Tall Sall (12 gennaio 2011). Crediti: Lagabara07 [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons