2 dicembre 2020

Francia, dopo le proteste sarà modificata la legge sulla sicurezza

Dopo le forti proteste dei giorni scorsi, il governo francese ha deciso di riscrivere l’art. 24 della legge sulla sicurezza, che prevede il divieto di riprendere con foto o filmati poliziotti durante il servizio. Non sono stati forniti dettagli su come concretamente sarà modificato l’articolo; l’ex ministro dell’Interno e attualmente capogruppo di En Marche! all’Assemblea nazionale Christophe Castaner ha soltanto precisato che non si tratta né di una sospensione né di un ritiro ma piuttosto di una «riscrittura completa», che sarà condivisa dalla maggioranza di governo. L’art. 24 fa parte della legge sulla ‘sicurezza globale’ e pone limiti alla possibilità della stampa di diffondere immagini degli agenti delle forze dell’ordine in servizio, nel caso in cui possano danneggiare l’«integrità fisica e morale» degli agenti. Per questo reato le pene previste dalla proposta di legge arrivano fino a un anno di carcere e a sanzioni economiche che possono raggiungere i 45.000 euro. Le proteste contro la legge sulla sicurezza globale avevano portato in piazza sabato 28 novembre decine di migliaia di francesi, a Parigi, Bordeaux, Lione, Lille, Marsiglia e in un centinaio circa di altre località. A Parigi, secondo fonti ufficiali, si sono raccolti 46.000 manifestanti che hanno sfilato da Place de la République alla Bastiglia, chiedendo le dimissioni del ministro degli Interni Gérald Darmanin e l’abolizione dell’art. 24; ci sono stati anche momenti di tensione e scontri fra alcune frange radicali e la polizia. Il tema del comportamento delle forze dell’ordine è diventato di attualità in Francia, soprattutto in concomitanza delle manifestazioni del movimento dei Gilets jaunes, che sono degenerate spesso in tensioni e scontri.

Le polemiche sono state riaccese di recente dal pestaggio subito la sera del 21 novembre dal produttore musicale Michel Zecler, all’interno del suo studio, dove l’uomo era rientrato rapidamente per non essere intercettato dalle forze dell’ordine senza mascherina. Gli agenti sono entrati nel posto di lavoro e lo hanno picchiato selvaggiamente e investito di insulti apertamente razzisti. La loro azione, ripresa dalle telecamere interne, ha suscitato una unanime reazione del mondo politico e l’avvio di un’inchiesta penale che ha portato due agenti in carcere; nondimeno, molti osservatori hanno giudicato comunque inopportuno ogni tentativo di condizionare o limitare il diritto di cronaca sugli abusi della polizia, in considerazione di episodi del genere. Di fronte a diffuse reazioni negative, molte crepe si sono aperte nella stessa maggioranza e autorevoli esponenti del partito di Macron suggeriscono una almeno parziale marcia indietro.

L’iter della legge sulla sicurezza è ancora lungo, poiché a gennaio verrà discussa al Senato e poi analizzata anche dal Consiglio costituzionale; il 24 novembre la proposta ha ricevuto un primo voto favorevole all’Assemblea nazionale, dove En Marche! gode, anche per effetto della legge elettorale in vigore in Francia, di una larga maggioranza. In quella occasione, alcuni esponenti di En Marche!, hanno però preso le distanze dal provvedimento promosso dal loro stesso partito; trenta si sono astenuti e dieci hanno votato contro. Adesso per il governo presieduto da Jean Castex e per il presidente Emmanuel Macron non è facile fare marcia indietro, senza perdere la faccia e senza scontentare quella Francia profonda che a fronte delle proteste radicali e dell’insorgenza islamista invoca l’ordine. Ma bisogna fare i conti anche con l’indignazione e la protesta dei cittadini che temono la limitazione delle libertà fondamentali e delle garanzie del cittadino di fronte agli eventuali abusi degli organi dello Stato.

 

Immagine: La manifestazione contro la legge sulla sicurezza globale a Parigi, Francia (28 novembre 2020). Crediti: Mathieu FEVRY / Shutterstock.com

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