9 giugno 2021

Il Giappone di Suga alla ricerca del suo posto nella regione

 

Tempo di bilanci preliminari per il governo di Yoshihide Suga, primo ministro giapponese dal settembre 2020. Una nomina arrivata in un momento estremamente delicato per il Paese, e che ha portato in dote una serie di complessità che non sono sempre state affrontate nella maniera ideale.

Da un punto di vista interno, i temi che hanno caratterizzato l’agenda di Suga sono stati indubbiamente due: la gestione della pandemia e l’incombere dei Giochi olimpici. Nel primo caso, il governo Suga è stato capace di gestire la situazione e controllare, non senza qualche affanno, il picco di contagi toccato all’inizio di maggio, quando il numero giornaliero dei casi è tornato sopra i 7.000, e lo shock causato dalle 227 morti registrate il 19 maggio, record dall’inizio della pandemia. A questa situazione, però, va a sommarsi la deficitaria organizzazione della campagna vaccinale, che procede decisamente a rilento e per la quale non si vede all’orizzonte nessuna accelerazione. Di conseguenza, la prospettiva di essere effettivamente in grado di ospitare le Olimpiadi è sempre più messa in discussione.

I dati di un recente sondaggio dicono che circa il 60% della popolazione è contraria, chiedendo a gran voce al governo di fare un passo indietro e mettere la salute e la sicurezza dei cittadini al primo posto. Anche i rappresentanti di due importanti aziende giapponesi, nonché sponsor, si sono schierati contro l’organizzazione dei Giochi. Masayoshi Son, direttore degli investimenti tecnologici di SoftBank, ha dichiarato che le chiusure e le misure restrittive conseguenti a una nuova ondata di contagi potrebbero causare più danni economici rispetto alla cancellazione delle Olimpiadi. Della stessa opinione Hiroshi Mikitani, dirigente del colosso dell’e-commerce Rakuten, che ha definito la prosecuzione dei preparativi olimpici come una «missione suicida».

Le sfide non mancano di certo anche per quanto riguarda la politica estera, frangente in cui Suga è stato spesso visto in difficoltà e meno incisivo rispetto all’arena interna. La visita ufficiale a Washington di metà aprile era ritenuta necessaria anche in questo senso, oltre ad essere molto importante per gli Stati Uniti. Questo era infatti il primo meeting ospitato alla Casa Bianca dalla presidenza Biden, particolare inteso a dare ancora più risalto all’importanza della storica alleanza con il Giappone, finita in secondo piano durante il quadriennio di Trump.

Il focus principale dell’incontro riguardava la necessità di fare fronte comune contro la Cina, in modo da poter contrastare efficientemente qualsiasi possibile mira egemonica di Pechino sulla regione dell’Asia Pacifico. I due partner hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, la US-Japan Global Partnership for a New Era, nella quale viene ribadito il pieno supporto delle parti verso lo storico trattato di sicurezza bilaterale, oltre a chiarire alcuni obiettivi e preoccupazioni comuni come «le operazioni cinesi che sono in aperto contrasto con l’ordine internazionale e le sue regole». Biden e Suga hanno anche sottolineato l’importanza di preservare la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan, incoraggiando e auspicando una risoluzione pacifica per qualsiasi tipo di disputa. Un particolare della dichiarazione che è velocemente saltato all’occhio, soprattutto ai dirigenti del Partito comunista cinese (PCC), è la menzione diretta di Taiwan in una dichiarazione ufficiale, cosa che non accadeva addirittura dal 1969. La risposta di Pechino non si è fatta attendere, e il governo cinese ha subito espresso la propria insoddisfazione per le parole scelte e il tono della dichiarazione congiunta.

Il Giappone ha deciso di ribadire fortemente la propria vicinanza agli Stati Uniti, ma che conseguenze potrebbero esserci nel delicato rapporto con la Cina? Alcuni osservatori hanno criticato Suga per essersi eccessivamente allineato alla posizione americana, suggerendo un linguaggio più ambiguo soprattutto per quanto riguarda Taiwan. Yukio Takeuchi, ex viceministro degli Esteri, ha addirittura alluso a un punto di non ritorno, dichiarando che il Giappone aveva attraversato il Rubicone e che doveva prepararsi per la ritorsione cinese. Incalzato da stampa e opposizione parlamentare, Suga ha affrontato la questione in Parlamento, specificando che il famigerato riferimento su Taiwan non presuppone nessun tipo di coinvolgimento militare giapponese. Ma è altresì solare che Tokyo e Taipei non siano mai stati così vicini, come dimostra la cooperazione sui vaccini. Taiwan è molto indietro nella sua campagna vaccinale e sta avendo difficoltà negli approvvigionamenti, cosa che ha costretto il governo di Tsai Ing-wen a chiedere aiuto alla comunità internazionale. Il Giappone, che non può di certo vantare una perfetta organizzazione ma che non ha avuto nessun problema ad ordinare le dosi di vaccino, ha aperto la possibilità di condividere le sue 400 milioni di dosi del siero AstraZeneca. Per Masahisa Sato, presidente del comitato per le relazioni con Taiwan, la richiesta dovrebbe essere una formalità, ricordando come Taiwan abbia inviato 2 milioni di mascherine quando il Giappone ne aveva bisogno.

Ma la Cina rimane un interlocutore imprescindibile per il Giappone, e il governo Suga dovrà bilanciare al millimetro le sue successive mosse nella regione. Sebbene Tokyo abbia introdotto un pacchetto di misure atte a sollevare Huawei e ZTE dalla fornitura di hardware e software alle agenzie ed enti governativi, per poi stringere una collaborazione tecnologica con gli Stati Uniti (dal valore di 4,5 miliardi di dollari) per garantire un 5G “aperto e sicuro” e portare avanti la ricerca e lo sviluppo della tecnologia 6G, la sua interdipendenza economica con Pechino è sempre più marcata: nell’anno fiscale appena concluso, il 22,9% delle esportazioni giapponesi sono andate verso la Cina, superando per la prima volta la soglia dei venti punti percentuali.

Yoshihide Suga dovrà essere particolarmente abile nel destreggiarsi in queste delicate questioni, anche perché è in gioco il futuro della sua carriera politica: a settembre sarà in corsa per essere confermato come presidente del Partito liberal-democratico, per poi puntare alla rielezione alle elezioni generali previste per il mese successivo.

 

Immagine: Il primo ministro giapponese Yoshihide Suga pronuncia le sue osservazioni in un incontro con il segretario di Stato Antony J. Blinken, il segretario della Difesa Lloyd J. Austin III, il ministro degli Affari esteri giapponese Toshimitsu Motegi e il ministro della Difesa Nobuo Kishi, Tokyo, Giappone (16 marzo 2021). Crediti: DoD photo by Lisa Ferdinando [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso flickr.com

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