31 agosto 2020

Giappone, le dimissioni di Shinzo Abe e la corsa per la successione

Le dimissioni del premier Shinzo Abe per motivi di salute annunciate venerdì 28 agosto si collocano in un momento difficile per il Giappone, segnato dalla difficile congiuntura economica globale, dal tentativo di ostacolare l’egemonia cinese in Asia assumendo un ruolo geopolitico più definito, dall’incertezza rispetto all’effettivo svolgimento delle Olimpiadi nel 2021. Il premier soffre da tempo di una colite ulcerosa che lo aveva spinto alle dimissioni già nel 2007 e negli ultimi giorni di agosto è stato ricoverato due volte. «Il mio attuale stato di salute, a seguito dei recenti controlli, non mi consente di concentrarmi sulle questioni più importanti» ha dichiarato Abe comunicando che comunque sarebbe rimasto al suo posto per il tempo necessario a individuare e insediare il suo successore. Una scelta non facile, perché ci sono parecchi candidati e sarebbe opportuno decidere in fretta.

Shinzo Abe è stato il premier in carica più a lungo nella storia del Giappone moderno e ha avuto un ruolo importante nel rilancio dell’economia, ottenuto, sia pur parzialmente, con politiche monetarie espansive e incentivi ai consumi e alla crescita, che hanno favorito una buona tenuta dell’occupazione; la sua lunga stagione è stata inoltre caratterizzata da un forte rilancio del nazionalismo e da un maggiore attivismo in campo internazionale. Nodi irrisolti delle riforme economiche restano l’elevato debito pubblico e una crescita moderata del PIL; da un punto di vista politico, Shinzo Abe non è riuscito a realizzare il suo proposito di cambiare la Costituzione che proibisce la creazione di un vero e proprio esercito. Inoltre, se i rapporti con gli Stati Uniti sono molto buoni e i legami con l’India si sono rafforzati, i contenziosi storici con Russia e Corea del Sud non sono stati risolti, mentre la tensione con la Cina continua a caratterizzare la collocazione complessiva del Giappone. Difficilmente ci saranno, con il suo successore, bruschi cambi di rotta, in primo luogo perché l’egemonia del Partito liberaldemocratico non è in discussione ma anche perché la linea seguita in questi anni ha dimostrato di avere, nonostante critiche e cadute, una larga base di consenso. Non è facile invece la scelta di un nome: sono in corsa in molti, tra cui Taro Kono l’attuale ministro della Difesa, Fumio Kishida, ex ministro degli Esteri e attualmente impegnato nel Partito liberaldemocratico, Yoshihide Suga segretario generale del governo, considerato il braccio destro di Abe, e il ministro delle Finanze Taro Aso, che è stato già primo ministro nel 2008 e 2009 ma è ormai sulla soglia degli ottanta anni. Non si escludono però sorprese, in una contesa così affollata e complessa; per quanto riguarda Shinzo Abe, alcuni ritengono che il suo ritiro sarà parziale e che possa svolgere un ruolo importante, ad esempio nella realizzazione delle Olimpiadi di Tokyo, se le condizioni sanitarie globali le renderanno possibili nel 2021.

 

Immagine: Shinzo Abe (6 aprile 2016). Crediti: Drop of Light / Shutterstock.com

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