12 ottobre 2020

Gli Stati Uniti preparano il rilancio della loro flotta

 

Gli Stati Uniti stanno programmando da tempo un potenziamento della Marina militare che prevede ingenti investimenti fino al 2045. Il segretario alla Difesa Mark Esper martedì 6 ottobre ha illustrato anche da un punto di vista quantitativo questo piano, denominato Battle Force 2045, che prevede la costruzione di sottomarini d’attacco, portaerei nucleari, portaerei leggere, navi da guerra piccole, imbarcazioni anfibie e innovative navi da guerra robotiche, cioè prive dell’equipaggio, per un totale di circa 500 unità, tra cui un numero variabile tra 70 e 80 per i sottomarini e tra 8 e 11 per le portaerei nucleari. Un programma ambizioso sotto un profilo economico e organizzativo, che punta sullo sviluppo delle tecnologie ma anche sull’incremento quantitativo.

 

Attualmente la flotta USA conta su 300 unità ed è stata ridimensionata dai tagli alle spese militari decisi da Barack Obama all’inizio del suo secondo mandato. Inoltre il prestigio dell’arma è stato in qualche modo scalfito dagli incidenti, causati da errori umani, piuttosto numerosi ed eclatanti negli ultimi anni; l’ultimo è stato il terribile incendio che ha quasi distrutto la nave USS Bonhomme Richard, il 12 luglio del 2020, a San Diego. Si è posto dunque un problema relativo alla durata e alla qualità dell’addestramento. Gli investimenti prospettati da Mark Esper rappresentano un’inversione di rotta. Adesso si punta sull’incremento delle spese militari, motivato dalla sfida egemonica globale con la Cina, ma con un occhio anche allo sviluppo delle imprese del settore.

 

La rincorsa cinese nell’ambito della marina militare è iniziata circa venti anni fa, quando il divario a favore degli Stati Uniti era enorme; la crescita però è stata molto rapida, grazie a investimenti massicci. Secondo alcuni esperti si sarebbe potuto arrivare a un sorpasso nel 2030, se gli Stati Uniti non avessero deciso di ampliare il loro budget. Da un punto di vista strettamente quantitativo, la Cina è già in vantaggio, con 360 mezzi navali contro 300; considerando però l’aspetto qualitativo e tecnologico il bilancio è diverso e pende ancora chiaramente a favore della US Navy. La questione è uno degli scenari fondamentali della competizione fra le due superpotenze. La Cina, che dipende fortemente dalle importazioni e dalle esportazioni vuole assicurarsi il controllo di alcune fondamentali rotte; gli Stati Uniti contrastano le iniziative di Pechino nel Mar Cinese Meridionale e vogliono mantenere un ruolo prioritario nel Pacifico occidentale, anche con lo sviluppo di una rete di alleanze.

 

Il 6 ottobre si sono riuniti a Tokyo i rappresentanti del cosiddetto gruppo Quad (Quadrilateral Security Dialogue) composto da USA, Giappone, Australia e India. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo nell’incontro con Marise Payne, ministra degli Esteri australiana, Toshimitsu Motegi, ministro degli Esteri giapponese e Subrahmanyam Jaishankar, ministro degli Esteri indiano, ha ribadito che il Quad deve «contrastare la sfida rappresentata per tutti noi dal Partito comunista cinese». Il contenimento della Cina è apertamente al centro della politica estera americana e l’innalzamento della sfida militare ha anche lo scopo di sfibrare economicamente l’avversario, sul modello della vittoriosa guerra fredda contro l’Unione Sovietica.

 

La riunione del Quad non ha prodotto decisioni rilevanti ma è un indicatore delle priorità degli Stati Uniti (Pompeo dopo il ricovero di Trump aveva annullato tutti gli altri impegni) e delle loro possibili convergenze. La Cina osserva con preoccupazione questi sviluppi, che sono peraltro accompagnati da episodi minori come le esercitazioni antisommergibile attuate dal Giappone nel Mar Cinese Meridionale il 9 ottobre e le incursioni nell’area del cacciatorpediniere statunitense John McCain. Appare evidente che in queste acque agitate e per nulla pacifiche si stia sviluppando una competizione non priva di gravi rischi.

 

Immagine: Cacciatorpedinieri USA nel Golfo Arabico. Crediti: Official U.S. Navy Page attraverso flickr.

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