20 novembre 2018

I Verdi tedeschi visti da vicino

Nelle ultime settimane si è parlato molto del partito dei Verdi in Germania. La formazione ecologista è infatti riuscita nel giro di un mese in una doppia affermazione di grande rilevanza. Con il 17,6% in Baviera e il 19,8% in Assia, i Grünen si proiettano come secondo partito nel Paese. Secondo un recente sondaggio Forsa, infatti, se i tedeschi dovessero recarsi alle urne nel prossimo fine settimana, il partito guidato dal ticket Annalena Baerbock e Robert Habeck sarebbe – con il 23% – la seconda formazione più votata dopo la CDU/CSU (28%), andando ad occupare il posto di una SPD (14%) in grave crisi di legittimità e leadership, crisi peraltro condivisa con il partito cristiano-democratico, con cui i socialdemocratici convivono con difficoltà nella Grande coalizione. L’entusiasmo suscitato dai risultati della formazione ecologista, salutati come la prima lungamente attesa prova che qualcosa si muove in Germania e in Europa oltre al fronte populista e sovranista, è palpabile sulla stampa e in non pochi settori della sfera pubblica.  

Viene però da chiedersi se “è tutto smeraldo il verde che luccica”. La geografia federale della Germania vede i Verdi al governo in nove dei sedici Länder della Repubblica federale: in due (Assia e Baden-Württemberg) con la CDU; in due con il partito della sinistra radicale Die Linke e con la SPD (Turingia e Berlino); in due con la SDP (Amburgo e Brema); in uno con la CDU e la SPD (Sassonia Anhalt); in uno con la SPD e i liberali della Freien Demokratischen Partei (FDP; Renania-Palatinato) e infine in uno con la CDU e la FDP (Schleswig-Holstein). I Verdi dunque governano con tutti i partiti attualmente rappresentati nel Bundestag, eccezion fatta per i populisti di destra della Alternative für Deutschlan (AfD), nei confronti dei quali vige il più stretto cordone sanitario. Questa disponibilità alla convivenza interpartitica non dice di per sé molto, dato il numero limitato dei partiti del sistema tedesco e il carattere fino a poco tempo fa limitatamente polarizzato in termini ideologici del sistema politico tedesco. Ad essere più indicativo è proprio il salto di rappresentanza compiuto dai Verdi nelle due ultime elezioni regionali.

Il quasi raddoppio dei voti rispetto alle precedenti elezioni nei due Stati può essere infatti letto come risposta ad una inedita radicalizzazione del confronto politico in Germania. L’asprezza dei toni xenofobi e antipolitici che ha accompagnato la veloce scalata elettorale della AfD si è infatti ben presto trasferita sia in ambito extraparlamentare – i cosiddetti ‘fatti di Chemnitz’ ne sono una prova – sia in ambito parlamentare, con la salita di Angela Merkel e Horst Seehofer sulle barricate ciascuno della propria visione di società multiculturale. In questo contesto, lo slogan “Herz, nicht Hetze” (Cuore, non persecuzione) della campagna elettorale bavarese è stato letto come un contrappeso alla cupezza del dibattito pubblico, invischiato negli ultimi mesi in reciproche difese e accuse sulle tematiche antieuropeiste e anti-immigrazione dei principali attori politici tedeschi. Anche lo slogan utilizzato in Assia, accompagnato dai colori verde e fucsia tipici dell’ultima iconografia dei Grünen, “Tarek statt Groko” (Tarek invece che Grande coalizione) ha marcato la distanza tra i Verdi e i partiti al governo, enfatizzando l’apertura multiculturale rappresentata da Tarek Al-Wazir, tedesco-yemenita, capolista dei Verdi nel Land di Francoforte e ministro regionale uscente di Economia, energia e trasporti. Gli effetti immediati delle elezioni nei due Länder sono stati diversi: in Baviera, i partiti si sono accordati su una coalizione di destra CSU-Freie Wähler; in Assia, il partito ha appena accettato l’invito della CDU ad aprire la contrattazione per la formazione di una coalizione di governo.

Oltre all’entusiasmo, i commenti postelettorali degli appuntamenti politici in Baviera ed in Assia hanno fatto emergere nel campo dei Verdi la parola d’ordine “responsabilità”. In un momento di instabilità politica segnato dalla fine dell’era Merkel, dalla sfiducia dei cittadini nei confronti dei partiti tradizionali e dall’aperta sfida antieuropea e identitaria dei populisti di destra, la consapevolezza di essere collettori di speranze di rigenerazione nel segno dei temi classici del partito – ecologismo, femminismo, pacifismo, multiculturalismo – uniti alle prospettive di raccolta dei temi tradizionalmente socialdemocratici lasciati liberi da una SPD in caduta libera – destano una certa apprensione nel partito. A livello organizzativo, i Verdi devono infatti confrontarsi con un radicamento di diversa natura e consistenza nelle regioni dell’Ovest e in quelle dell’Est. Da questo punto di vista, saranno indicativi i risultati delle prossime consultazioni. Dopo le elezioni europee di maggio 2019, in autunno saranno infatti i Parlamenti regionali di Sassonia, Brandeburgo e Turingia a rinnovare la loro composizione. Si tratta di scenari competitivi niente affatto semplici, non solo per il fatto che i temi ecologisti hanno tradizionalmente avuto meno presa nelle regioni dell’Est, ma anche perché la competizione per la rappresentanza delle tematiche di sinistra si sviluppa in quei Länder anche con il partito della Linke. Non a caso, dei due presidenti del partito, Annalena Baerbock è stata eletta in Brandburgo, regione nella quale ha maturato la sua carriera politica. Insieme a Robert Habeck, Baerbock appartiene all’ala “realista” dei Verdi, corrente da sempre contrapposta a quella della sinistra del partito. L’elezione di due realisti rappresenta una novità nei Verdi, che per convenzione hanno sempre garantito una rappresentanza delle due ali politiche alla presidenza. In occasione del congresso di Lipsia la scorsa settimana, per la selezione delle candidature di punta per le elezioni europee il partito si è orientato su una giovane candidata dell’Est e dell’ala sinistra, Ska Keller, e su Sven Giegold, cofondatore di Attac in Germania.

Il congresso di Lipsia ha però anche portato alla luce difficoltà legate alla gestione delle tematiche con cui i Verdi dovranno confrontarsi nelle prossime campagne elettorali. In un’intervista alla stampa rilasciata durante le giornate congressuali, Winfried Kretschmann, unico governatore dei Verdi in carica nel Baden-Württemberg ha dichiarato, commentando un episodio di violenza nei confronti di una giovane tedesca ad opera di un gruppo di migranti, che non sarebbe sbagliato «spedire certi gruppi di persone nella pampa». L’adozione di questo linguaggio è stata criticata dalla leader del partito, che pure ha rimarcato di condividere la preoccupazione del governatore che l’accoglienza dei richiedenti asilo in strutture non adatte e in luoghi troppo centrali possa rappresentare un problema per la sicurezza.

Nell’accostamento di entusiasmo e responsabilità per il futuro, i Verdi tedeschi “l’ambiente in testa, il mondo come visione, la libertà nel cuore e la giustizia sociale in mente” – Umwelt im Kopf, Welt im Bild, Freiheit im Herzen, Gerecktigkeit im Sinn, come si legge sul sito internet del partito – sembrano dunque nuovamente cogliere nel segno.

 

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