3 dicembre 2020

I complessi scenari del terrorismo di Stato

Il 27 novembre scorso Mohsen Fakhrizadeh, che due anni fa era stato indicato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu come capo del programma nucleare del Paese, è stato assassinato in un centro vicino a Teheran. Il governo di Gerusalemme non ha confermato né negato il suo coinvolgimento in questa uccisione, che è quella del sesto scienziato iraniano ucciso negli ultimi anni. Il 3 gennaio, a Baghdad, gli Stati Uniti avevano assassinato il generale Qasem Soleimani, massimo leader della guardia rivoluzionaria dell’Iran. Il Dipartimento di Stato ha spiegato in quella occasione che l’azione era mirata a «proteggere il personale americano all’estero».

Anche l’Iran, a sua volta, è stato accusato di essere coinvolto in una lunga lista di crimini, il più drammatico dei quali è quello avvenuto nel 1994 a Buenos Aires, presso la sede dell’Asociación Mutual Israelita Argentina (AMIA) che è costato la vita a 85 persone. L’ex governo libico, guidato da Muammar Gheddafi, è stato responsabile dell’attacco del 1991 a un aereo della compagnia Pan Am che ha causato 270 morti. La Russia è stata accusata di aver eliminato oppositori in patria e all’estero, come nel caso dell’ex agente dei servizi di spionaggio, Aleksandr Litvinenko, avvelenato nel Regno Unito nel 2006. Nel 1985, i servizi segreti francesi, sotto il governo guidato da François Mitterrand, furono responsabili di un attentato su una nave di Greenpeace, che si opponeva ai test nucleari nel Pacifico meridionale, causando una vittima, il fotografo portoghese Fernando Pereira. Un gruppo terroristico di esiliati cubani con base a Miami, guidato da un ex agente della CIA e tollerato da Washington, nel 1976 si rese responsabile del posizionamento di una bomba su un aereo di Cubana de Aviación e della conseguente morte di 73 persone.

 

In America Latina, la storia del terrorismo di Stato potrebbe riempire centinaia di libri. I casi di dittature civili-militari in Repubblica Dominicana, Haiti, Nicaragua, Paraguay, Brasile, Uruguay, Argentina, Bolivia e Cile, per citarne alcuni, hanno riscritto parte del diritto internazionale, soprattutto per quanto riguarda i diritti umani. I cileni sanno bene cosa sia il terrorismo di Stato. L’hanno vissuto e ne hanno sofferto durante i 17 anni della dittatura guidata da Augusto Pinochet. Tutto il potere, utilizzando le forze armate e la cooperazione di molti civili, ha scatenato una persecuzione senza precedenti nella storia del Paese, che non ha risparmiato anziani, donne incinte e bambini e neppure la sovranità di altri Paesi, attaccando e assassinando cileni e stranieri a Buenos Aires, Roma e Washington.

 

Non esiste un’unica definizione di terrorismo di Stato, ma con questa espressione solitamente si intende l’uso illegittimo della forza da parte di un governo per terrorizzare coloro che considera nemici, siano essi cittadini della propria nazione o di un Paese straniero.  All’omicidio possiamo aggiungere, tra le altre forme di violazione dei diritti umani, la sparizione forzata, il rapimento, la tortura, la persecuzione e le esecuzioni extragiudiziali. Queste si svolgono in regimi dittatoriali o in Stati democratici, dove i gruppi armati operano attraverso reti clandestine, con risorse pubbliche e con la complicità dei governanti.

Non ci è voluto un solo minuto al governo di Hassan Rohani e alla Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, per ritenere il governo israeliano responsabile dell’attacco, che arriva pochi giorni dopo che l’aviazione aveva bombardato le strutture iraniane in Siria, mietendo almeno 10 vittime. E per dichiarare che l’assassinio dello scienziato non resterà senza risposta, né fermerà il loro programma nucleare.

 

L’attacco è avvenuto pochi giorni dopo il viaggio del segretario di Stato americano uscente, Mike Pompeo, che ha visitato Israele, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (EAU), Paese che ha recentemente stabilito relazioni diplomatiche con Israele nel quadro dell’azione diplomatica messa in campo dall’amministrazione Trump a beneficio del governo di Gerusalemme. È stata inoltre completata la vendita di 23 miliardi di dollari in armi, compresi 50 caccia F-35, agli EAU.

Altro importante evento avvenuto nella regione è stato l’incontro “segreto”, al quale ha partecipato anche Pompeo, tra il primo ministro Netanyahu e il principe ereditario del Regno dell’Arabia Saudita Mohammad bin Salman. I tre Paesi hanno come nemico giurato l’Iran e cercano di evitare il ritorno all’accordo sul nucleare dal quale gli Stati Uniti si sono ritirati non appena il presidente Trump è entrato in carica. L’Iran, invece, nega il diritto all’esistenza dello Stato di Israele, nonostante entrambi i Paesi abbiano mantenuto uno stretto rapporto di cooperazione tecnica e militare fino al rovesciamento dello scià Reza Pahlavi nel 1979, anno in cui Teheran annullò tutti gli accordi.

Israele, come gli Stati Uniti, ha espresso la sua ferma opposizione allo sviluppo di un programma nucleare da parte dell’Iran. Come Washington, che mantiene la stessa posizione verso la Corea del Nord, ma con meno veemenza. Quando il Pakistan e l’India preparavano le loro bombe atomiche ci sono state dure condanne, ma una volta che le hanno avute, le sanzioni sono state rapidamente dimenticate e oggi fanno parte dell’esclusivo club dei Paesi in possesso di tecnologie nucleari. In un futuro forse non così lontano, lo stesso potrebbe accadere con l’Iran o la Corea del Nord. Nessuno è disposto ad iniziare una guerra con qualcuno in possesso di armi nucleari.

 

Il terrorismo è un crimine ingiustificabile che colpisce la maggior parte delle volte persone innocenti. Il terrorismo di Stato ha le stesse caratteristiche, e per questo andrebbe condannato. Ma questo non accade. Gli organismi internazionali, a partire dalle Nazioni Unite, rimangono in silenzio. Perché questo accade? La risposta è piuttosto semplice. Tutto ciò ha a che fare con il calcolo degli interessi, degli equilibri strategici e dei giochi di potere delle grandi potenze in particolare. I piccoli Paesi possono solo guardare, senza spazio per far sentire la loro voce. Grave è l’accettazione implicita di questa pratica che prevede rappresaglie e dove, ancora una volta, sono spesso gli innocenti a pagare il prezzo più alto.

 

Immagine: Segni e simboli di lutto per il generale Qasem Soleimani dopo il suo assassinio, Teheran, Iran (3 gennaio 2020). Crediti:  Maysam Bizaer / Shutterstock.com
 

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