28 febbraio 2018

I contrasti tra USA e Cina nel Mar Cinese Meridionale

Nel suo piano di sviluppo delle comunicazioni commerciali e in un disegno di egemonia nell’area, la Cina sta sfruttando le sette isole che si trovano al largo delle Filippine e che sono contese tra le due nazioni. Attraverso la realizzazione di piste di atterraggio, hangar, fari, torri di comunicazione e altre infrastrutture, la Cina sta trasformando le isole Fiery Cross, Subi, Mischief, Burgos, Calderon, McKennan e Johnson South in punti di appoggio e basi militari sia navali che aeree, suscitando irritazione non soltanto nelle Filippine ma anche nei Paesi vicini e nei loro alleati.

Nonostante la contesa si sia innestata tra Manila e Pechino sono soprattutto gli Stati Uniti a sentire incrinato il loro ruolo di superpotenza. La Cina non riconosce la sentenza della Corte permanente di arbitrato dell’Aia che nel luglio del 2016 ha dato ragione alle Filippine e sembra attuare una politica del fatto compiuto, utilizzando le installazioni stesse come fonte di diritto. La posta in gioco non è solo simbolica e relativa alla sicurezza: le acque territoriali contese sono preziose per la pesca, per le materie prime e soprattutto per le rotte commerciali. L’area è stata per anni sotto il controllo della flotta americana, una situazione che una Cina che ambisce a un ruolo di superpotenza non solo regionale tende inevitabilmente a voler trasformare.

La reazione degli Stati Uniti si è espressa soprattutto attraverso manovre navali ed esercitazioni: ci sono state tensioni per sconfinamenti e allarmi. C’è il rischio di un inasprirsi delle tensioni e le Filippine temono fortemente di essere coinvolte. Gli osservatori ritengono però che l’area che presenta maggiori pericoli sia il Mar Cinese Orientale, dove la posizione della Cina appare meno consolidata e la tensione con il Giappone ha raggiunto nel recente passato livelli allarmanti. Nel Mar Cinese Meridionale si è raggiunto una sorta di conflittuale status quo, per cui le infrastrutture cinesi che sono state già costruite rimarranno e consentiranno una nuova agibilità di Pechino nell’area senza però che questo significhi un ostacolo per le attività americane. Un compromesso per evitare una deriva conflittuale che nessuna delle parti in causa auspica.


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