12 gennaio 2022

I progetti del premier Bennett per le colonie israeliane

 

Nel dar vita alla coalizione di governo, il premier Naftali Bennett si era impegnato a mettere da parte la questione dell’espansione degli insediamenti coloniali ebraici nei territori palestinesi, uno dei cavalli di battaglia del primo ministro e del suo partito Yamina, ma così non è stato. Il premier ha più volte cercato di portare avanti progetti in favore dei coloni israeliani e adesso che la fine del suo mandato inizia ad avvicinarsi ha tutto l’interesse a vedere realizzati, o per lo meno avviati, i suoi piani.

 

A sostenere i progetti di Bennett è la ministra dell’Interno, Ayelet Shaked, anche lei membro del partito Yamina e sostenitrice dell’espansione ebraica nei territori palestinesi. A fine novembre, la ministra ha messo a disposizione 160.000 dollari per lo sviluppo dei servizi municipali per le colonie presenti nel cuore di Hebron. La città è stata divisa nel 1994 in due zone, H1 e H2, dopo che un colono ebreo aveva ucciso 30 fedeli musulmani riuniti nella Moschea di Abramo. Da quel momento, la vita della popolazione palestinese della zona H2 è fortemente limitata dalla presenza dell’insediamento ebraico, costantemente protetto dai militari israeliani. Ma il progetto di Shaked va ben oltre la semplice allocazione di alcuni fondi. Il suo vero obiettivo è trasformare la Direzione per i servizi municipali da lei stessa istituita nel 2017 quando era ministra della Giustizia in un vero e proprio Municipio, rendendo così ufficiale l’appartenenza dell’area allo Stato di Israele. In questo modo, inoltre, i coloni potrebbero attingere direttamente ai fondi messi a disposizione dal ministero dell’Interno.

 

Ma l’espansione coloniale a Hebron non si ferma qui. Intorno alla città sorge anche l’insediamento di Kiryat Arba, dove ogni anno vengono costruiti nuove case, uffici, parchi e scuole. Di recente, il Consiglio che gestisce la colonia ha reso noto che saranno realizzate 372 nuove abitazioni. L’annuncio è arrivato pochi giorni dopo la visita del presidente Isaac Herzog e di alcuni deputati alla Moschea di Abramo in occasione della festività dell’Hannukkah. La presenza del capo di Stato israeliano aveva fatto molto discutere e aveva generato nuovi momenti di tensione: le forze dell’ordine, per evitare che le proteste dei palestinesi raggiungessero Herzog, avevano blindato l’area e imposto la chiusura dei negozi.

 

Le mire di Bennett però non si limitano alla sola Hebron. Il premier punta anche a rafforzare la presenza israeliana sulle Alture del Golan, zona militarmente occupata da Israele nel 1967 a seguito della Guerra dei sei giorni a tuttora contesa con la Siria. Le Alture sono un’area particolarmente strategica per la sicurezza dello Stato ebraico e il riconoscimento della sovranità israeliana sull’area da parte degli Stati Uniti ha dato un’ulteriore spinta all’espansione coloniale. Il piano del premier prevede la creazione di due nuove comunità e di infrastrutture oltre allo sviluppo dell’economia locale al fine di far crescere la popolazione del 50% entro il 2025. A questo proposito l’ufficio del primo ministro sta lavorando alla formazione di una commissione speciale che si occupi dell’espansione coloniale sul Golan, i cui progetti dovranno poi essere sottoposti all’approvazione del governo. A giocare a favore di Bennett potrebbe essere la presenza sulle Alture di alcuni kibbutz, comunità che possono contare sul sostegno dei partiti di centro-sinistra presenti all’interno della coalizione. A differenza di altri progetti espansionistici, quello legato al Golan potrebbe quindi ricevere un più ampio margine di consensi.

 

Una simile vittoria sarebbe importante per Bennett, che a 18 mesi dalla fine del suo mandato come premier ha bisogno di riconquistare i consensi persi. Una parte dei suoi elettori non è soddisfatta dalle politiche messe in campo dal leader di Yamina in qualità di capo di governo, e accusa Bennett di non aver mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale, prime fra tutte quella relativa all’espansione coloniale in Cisgiordania. Il premier aveva in realtà cercato di incrementare la presenza ebraica a Gerusalemme Est, dando il suo sostegno alla creazione di 9.000 nuove abitazioni nella colonia di Atarot, un insediamento vicino al vecchio aeroporto palestinese di Qalandia. Le rimostranze espresse dagli Stati Uniti hanno però costretto il governo a fermare i lavori. Ufficialmente, il progetto è stato sospeso in attesa di una valutazione di impatto ambientale che dovrebbe durare almeno un anno.

 

Immagine: Due soldati israeliani sorvegliano un posto di blocco tra le zone H1 e H2, Hebron, Cisgiordania (8 giugno 2016). Crediti: Jasmin Reuter / Shutterstock.com

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