11 gennaio 2021

Il 2021 dell’UE

Dopo un 2020 che ha messo a dura prova l’economia e la salute sia fisica che mentale dei cittadini, il 2021 comincia con la speranza di una vittoria sulla pandemia accompagnata dal timore che la battaglia possa durare ancora a lungo. Per l’Unione Europea (UE) tutto questo significa organizzare la più vasta campagna di vaccinazione mai condotta su scala continentale. E far ripartire l’economia attraverso lo strumento Next Generation EU, noto anche come Recovery Fund, che deve incanalare al più presto risorse fresche verso famiglie e imprese.

Ma le sfide cruciali che dovrà affrontare l’UE non finiscono qui: vanno dal cambio di passo nella lotta al cambiamento climatico fino alle nuove normative per regolare le piattaforme on-line, passando per la gestione dei flussi migratori e dei rapporti internazionali. Il vicino Regno Unito, gli Stati Uniti, guidati dal nuovo presidente Joe Biden, e la Cina, con cui è appena stato concluso un accordo storico sugli investimenti, saranno i principali fronti caldi per la politica estera europea nel 2021. 

 

La presidenza portoghese dell’UE

Il 1° gennaio la Germania ha consegnato il testimone della presidenza di turno dell’UE al Portogallo, che coordinerà i lavori dei 27 Stati membri fino al 1° luglio, quando cederà il passo alla Slovenia. Se il semestre a guida tedesca è stato caratterizzato da una capacità quasi senza precedenti di concludere accordi storici, come quelli sul bilancio europeo 2021-27 e il piano per la ripresa, a Lisbona toccherà l’altrettanto difficile compito di tradurre questi accordi in realtà.

Oltre alla sfida economica e sanitaria, l’UE dovrà però portare avanti anche le sue tradizionali battaglie sui temi della digitalizzazione, del cambiamento climatico (la Commissione presenterà quest’anno il quadro giuridico per raggiungere le “zero emissioni” nel 2050), la transizione energetica e l’ennesimo tentativo di trovare un accordo sulla riforma del sistema di asilo, che appare tanto necessario quanto lontano dall’essere raggiunto.

La presidenza portoghese intende poi puntare molto sulle politiche sociali, a cui verrà dedicato un summit nel maggio 2021.

 

La sfida sanitaria

Nonostante la prima reazione in ordine sparso davanti alla pandemia, la battaglia sul bilancio e lo scontro con Polonia e Ungheria sullo Stato di diritto, il 2020 ha fatto emergere un’Unione Europea solidale e compatta come mai lo era stata negli ultimi anni. E forse nella sua intera storia.

Tuttavia, la timida diminuzione delle onde causate dalla tempesta Covid-19 sta facendo apparire nuove crepe lungo lo scafo della nave europea. A causarle non sono stati i “soliti noti” dell’Est Europa, ma “l’insospettabile” Germania, che ha ammesso di aver raggiunto a settembre un accordo per la fornitura di 30 milioni di dosi extra del vaccino anti-Covid-19 prodotto da Pfizer e BioNTech. L’intesa sembra a tutti gli effetti una violazione della normativa sulla strategia vaccinale europea, come ribadito venerdì 8 gennaio anche dalla presidente Ursula von der Leyen, molto vicina a Merkel e visibilmente in imbarazzo poiché il quadro normativo vincolante tra Commissione e 27 Stati membri stabilisce che i Paesi non possano negoziare contratti paralleli per l’acquisto dei vaccini.

La mossa di Berlino sta avendo un impatto negativo sull’opinione pubblica, già indispettita dal fatto che proprio la Germania – insieme a Ungheria e Slovacchia – avesse cominciato a somministrare le prime dosi in anticipo rispetto ai “Vaccination days” europei del 27-28 e 29 dicembre. La vicenda è ulteriormente complicata dal fatto che l’accordo fra Pfizer-BioNTech e Berlino sarebbe stato raggiunto durante il semestre di presidenza tedesca, cioè quando Merkel predicava a Bruxelles l’unità dei 27 nella gestione della campagna vaccinale.

Il passo falso potrebbe essere presto superato in caso di acclarato successo nella distribuzione delle dosi in Europa. Un fallimento sui tempi e sulla distribuzione, invece, creerebbe danni politici ingenti facendo dimenticare i successi della Commissione nel compattare faticosamente la risposta dei Paesi davanti alla pandemia.

 

La ripresa economica

In parallelo alla campagna vaccinale, la presidenza portoghese avrà il compito insidioso di portare a termine l’attuazione dell’accordo su Next Generation EU. Nel dicembre 2020 il Parlamento europeo ha approvato il nuovo strumento temporaneo per spingere la ripresa economica. Ora servirà un ulteriore passaggio attraverso tutti i Parlamenti nazionali per rendere disponibili le risorse. La tempistica con cui i 27 Stati membri gestiranno questa fase sarà cruciale per elargire al più presto i 750 miliardi del piano per la ripresa. 

 

Brexit

Raggiunta in extremis negli ultimi giorni del 2020 ed entrata in vigore in maniera provvisoria il 1° gennaio 2021, l’intesa sulle relazioni future fra Unione Europea e Regno Unito deve ancora essere approvata dal Parlamento europeo. Il passaggio in aula non dovrebbe nascondere particolari insidie. A provocare qualche complicazione, invece, potrebbero essere i Parlamenti nazionali e regionali che, a seconda della divisione delle competenze nei vari Stati membri, saranno chiamati a ratificare l’intesa. Durante la sessione plenaria di dicembre del Comitato europeo delle Regioni, svoltasi prima che venisse raggiunto l’accordo fra Bruxelles e Londra, il ministro-presidente della Regione belga della Vallonia ha già minacciato di mettere il veto nel caso in cui l’intesa non rispetti le linee rosse del governo federale.

Oltre agli ulteriori passaggi politici, la nuova relazione fra Unione Europea e Regno Unito, da cui sono rimasti fuori settori cruciali come i servizi, dovrà soprattutto superare la prova dei

fatti. Per ora la maggiore vittoria politica per l’UE è quella di aver scongiurato il temuto effetto imitazione: complice anche la pandemia, nessun Paese o forza politica sembra più minacciare di voler seguire le orme del popolo britannico.

 

I rapporti internazionali

Oltre a sancire l’avvio delle vaccinazioni contro il Covid-19, il 2021 indica anche la fine della presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti. L’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca sarà per l’Unione Europea una sfida complessa. Un piccolo scontro diplomatico è andato in scena ancora prima dell’inizio del mandato di Biden. Antipasto di quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi, il presidente eletto ha chiesto all’Unione di bloccare i negoziati per un’intesa commerciale con la Cina. Nonostante i dubbi di alcune capitali, l’UE ha tirato dritto e il 30 dicembre ha concluso con Pechino un accordo storico sugli investimenti. Considerando che l’intesa è arrivata meno di due mesi dopo un altro accordo di portata storica fra la Cina e 14 Paesi del Sud-Est asiatico, è facile immaginare come le relazioni commerciali con l’Oriente saranno fra i temi caldi del 2021. 

Altro fronte su cui l’Europa punta di lavorare nel prossimo anno è l’India, con cui la presidenza portoghese ha già annunciato di voler organizzare un summit congiunto.

 

Immagine: Bandiere dell’Unione Europea nell’edificio del Consiglio, Bruxelles, Belgio. Crediti: Orso / Shutterstock.com

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