27 agosto 2018

Il Caspio e l’Asia Centrale: un nuovo inizio

Il 12 agosto i Paesi del Mar Caspio hanno firmato un accordo che cambia storia e geopolitica dell’Asia Centrale. Riuniti nella città portuale di Aktau, i rappresentanti di Azerbaijan, Iran, Kazakhistan, Russia e Turkmenistan hanno gettato le basi per una nuova, comune politica di gestione del più grande specchio d’acqua interno al mondo. Mare o lago che sia, il Caspio rappresenta il confine tra le nazioni che compongono la parte iranica e turca dell’ecumene islamica e la grande madre Russia, impero eurasiatico per eccellenza. Decenni addietro il dominio del Caspio era condiviso tra sovietici e persiani, nell’ambito di un tacito accordo che riconosceva ad ognuno uguali diritti. Poi, con la dissoluzione dell’URSS, nuovi attori indipendenti reclamarono diritti su questo specchio d’acqua, iniziando una discussione sulla natura dello stesso. Come definire il Caspio? Si tratta di un lago oppure di un mare? Nel primo caso ognuno dei cinque Paesi rivieraschi avrebbe diritto al 20% della sua superficie, nel secondo andrebbero applicate le leggi internazionali che definiscono le acque territoriali di ciascuno Stato.

L’accordo firmato ad Aktau assegna al Mar Caspio uno statuto eccezionale, regolato da accordi particolari tra gli Stati rivieraschi. Prevede infatti che alla superficie marittima vengano applicate le regole con le quali sono gestiti i mari, mentre il fondale sarà trattato come una terra emersa, secondo accordi da stabilire in futuro tra i cinque Paesi coinvolti. Tra le righe s’intravede una sorta di predominanza della Russia a nord e dell’Iran a sud, pur senza che questo venga mai esplicitato chiaramente.

La Russia emerge come sicura vincitrice, rafforzando il suo potere assiale nel cuore dell’Eurasia. Il trattato prevede infatti che solo i Paesi costieri possano mantenere una flotta nel Caspio e che tutte le maggiori decisioni politiche siano mediate tra i cinque protagonisti regionali. USA, Cina e Unione Europea – pur se quest’ultima ancora non ha, e forse mai avrà, una vera politica di proiezione militare nell’area - non potranno così neanche immaginare la presenza di una propria forza navale in quel cruciale bacino marittimo. Definendo “mare” la superificie del Caspio, Putin tutela i diritti suoi e degli Stati ex sovietici, uscendo così vincitore anche sul piano economico.

Con una minore estensione costiera, l’Iran ha tutto da perdere dall’assegnazione dello status di “mare” al Caspio. Infatti, in patria i critici di Rohani si sono affrettati ad evocare lo spettro di Turkmenchay, il trattato con il quale l’impero persiano dei Qajar ha ceduto definitivamente il dominio del Caucaso allo zar di Russia. Trattato sentito ancora oggi da molta parte della popolazione come una vergogna nazionale. A ben vedere, però, Rohani ha ottenuto una vittoria politica, sedendo da protagonista al tavolo dove si è giocata una delle più importanti partite geopolitiche del nuovo millennio. Ha ristabilito il diritto della Repubblica islamica a un ruolo primario non solo nella regione del Golfo Persico, bensì anche in quella altrettanto critica e ricca di idrocarburi del Mar Caspio e più in generale dell’Asia Centrale, e si è riproposto come interlocutore chiave di chiunque voglia trasformare in realtà il sogno di una Nuova Via della Seta. Tutto questo in un momento di estrema difficoltà dovuta alla politica aggressiva dell’amministrazione Trump. Certo, ha dovuto cedere parte dei diritti sulla superficie marittima, ma non – o forse non ancora - quelli ben più preziosi sul fondo del mare e sui suoi preziosi giacimenti di gas e petrolio.

Gli effetti sulla Unione Europea e sull’Italia ancora non sono chiari. Il trattato prevede per gli Stati rivieraschi la possibilità di costruire gasdotti e oleodotti, subordinandoli però alla tutela dell’ecosistema marittimo. Argomento usato dalla Russia e in minor misura dall’Iran per opporsi alla costruzione del gasdotto tra Turkmenistan e Azerbaijan che porterebbe il gas centroasiatico sino in Puglia, ridando al nostro Paese un ruolo centrale nella partita energetica europea. Certo il primo effetto della stretta politica americana contro l’Iran ha portato vantaggio alla Russia di Putin, non certo alle nazioni occidentali che si trovano a convivere con una strategia di strappi e sussulti di cui non si comprende il fine ultimo. Mediterraneo e Medio Oriente sono la nostra backyard, per usare un termine caro ai cugini d’Oltreoceano, se non vi è pace nella regione del MENA non vi può essere pace in Europa. Al contrario, se i Paesi a noi vicini prosperano, cresciamo anche noi: la necessità di una politica estera forte e condivisa dei Paesi dell’Europa si fa sempre più urgente.

 

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