13 ottobre 2021

Il G20 sull’Afghanistan, tra catastrofe umanitaria e un difficile approccio multilaterale

 

Ha avuto inizio ieri alle 13 il collegamento video per il G20 straordinario sull’Afghanistan guidato e fortemente voluto dal premier italiano Mario Draghi che ha incentrato il dibattito sull’emergenza umanitaria, su come impedire il collasso economico del Paese cercando di salvare ciò che resta del sistema bancario, sulla recrudescenza del terrorismo, sui diritti delle donne e sulla libertà di movimento, facendo in modo che l’aeroporto di Kabul resti aperto.

Se da un lato va evidenziata la presenza “dall’altra parte dello schermo” anche dei massimi vertici di ONU, Banca mondiale, FMI e Unione Europea (UE), pronti a mettere sul campo aiuti per la popolazione afghana per un ammontare di circa un miliardo di dollari  ‒ grazie anche al mandato generale conferito alle Nazioni Unite per la loro gestione ‒ dall’altro è stata altrettanto evidente l’assenza di due dei protagonisti fondamentali del futuro dell’Afghanistan, il premier russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping. Il leader del Cremlino ha delegato Zamir Kabulov, rappresentante speciale per l’Afghanistan, mentre il ministro degli Esteri Wang Yi ha fatto le veci della Cina.

L’assenza dei due leader, seppure rappresentati da loro delegati, denota la postura che Russia e Cina potrebbero intraprendere nella crisi afghana: relegare la questione ai soli interessi economici, senza alcuna interferenza sui temi dei diritti umani che invece sono stati parte fondamentale del G20 di ieri. Non è un caso che Mosca, secondo l’agenzia di stampa russa Tass, abbia deciso di invitare anche i Talebani a un summit sull’Afghanistan che si terrà il 20 ottobre nella capitale russa e che vedrà la partecipazione di Cina, Pakistan, Iran e India. Questo denota, per lo meno per ora, che le relazioni con Kabul potrebbero procedere su un doppio binario. Da un lato un approccio pragmatico (quello di Russia, Cina e altre potenze) orientato ai possibili vantaggi geopolitici ed economici di medio-lungo termine, bypassando il tema del rispetto dei diritti umani, dall’altro quello voluto da Draghi e da altri leader occidentali che, invece, mette il tema della “catastrofe umanitaria” in corso nel Paese in cima alla lista delle priorità.

Oltre a ciò, va evidenziato che mentre da Roma il premier italiano intavolava colloqui sull’emergenza afghana all’interno del format del G20, a Doha iniziavano i colloqui tra i Talebani e una delegazione dell’UE, con la partecipazione di una rappresentanza degli Stati Uniti, che avevano già incontrato alcuni esponenti dei Talebani lo scorso fine settimana, sempre nella capitale del Qatar. Le agende e gli approcci, insomma, sembrano sovrapporsi nonostante l’evidenza che un Afghanistan stabile sia la precondizione per la realizzazione di qualunque disegno anche per Russia e Cina, sia esso quello di rafforzare l’influenza sull’Asia centro-orientale, sia quello accedere alle preziose risorse minerarie del Paese. Per questo sarebbe necessaria una reale collaborazione di tutti gli attori internazionali per evitare il collasso dell’economia del Paese e il rafforzamento delle organizzazioni jihadiste.

È evidente che in questo clima ancora incerto in termini di possibili alleanze e collaborazioni tra Stati, non è stato possibile produrre alcun comunicato congiunto ma soltanto una sorta di “relazione” della presidenza italiana che ha sintetizzato, in una breve conferenza stampa, alcuni dei punti discussi. Davanti a una crisi di così grandi dimensioni potrebbe sembrare poca cosa, ma per l’Italia è comunque un buon risultato. Con un paziente lavoro di “tessitura diplomatica” Mario Draghi è riuscito a mettere i leader del G20 intorno a un tavolo virtuale su un tema spinoso e su cui vi sono pareri e interessi divergenti tra i principali attori internazionali. Nonostante ciò, a giudicare dai fatti, la piattaforma del G20 sembra ancora marginale nelle priorità di alcuni player che preferiscono discutere di temi internazionali non più sui tavoli del multilateralismo ‒ nonostante Draghi abbia più volte ribadito il successo dell’approccio multilaterale ‒ ma su vie bilaterali, magari con la mediazione degli attori maggiormente coinvolti come, in questo caso, il Qatar o il Pakistan. Sarà questo uno dei problemi che potrebbe rendere ancora più grave la già terribile crisi afghana.

 

Immagine: Una bambina rifugiata dopo la presa del Paese da parte dei Talebani, Kabul, Afghanistan (1 agosto 2021). Crediti: Trent Inness / Shutterstock.com

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0