29 giugno 2022

Il G7 in Germania

Chi si aspettava una conferenza morbida, quasi a ricordare quella del 1938 a Monaco dove l’Europa non seppe arginare le ambizioni di Hitler, è rimasto sicuramente deluso. Il G7 svoltosi in Baviera, a Schloss Elmau, dal 26 al 28 giugno, ha mostrato un fronte unito e determinato contro la Russia di Putin e contro l’aggressione in Ucraina. I leader del G7 hanno condannato l’attacco missilistico contro un centro commerciale a Kremenčuk, in Ucraina, definendolo «abominevole»: «Ci uniamo al cordoglio per le vittime innocenti», hanno scritto in una dichiarazione condivisa.

Il protagonista è stato il presidente ucraino Zelenskij che, in collegamento, ha ricordato che dall’inizio del conflitto sono stati lanciati contro il suo Paese 3800 missili russi. «L’Ucraina accumula 5 miliardi di deficit al mese» ‒ ha ricordato inoltre Mario Draghi ‒ «bisogna proteggere le popolazioni e l’economia non riprende se non c’è protezione».

Si sono incontrati i leader dei sette Stati più industrializzati del pianeta: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. «Siamo uniti con l’Ucraina – ha continuato Draghi – perché se Kiev perde, tutte le democrazie perdono. Se dovesse succedere sarà più difficile sostenere che la democrazia è un modello di governo efficace». Si sente il peso di Draghi anche nella dichiarazione congiunta del G7, che si dichiara «pronto a sostenere l’Ucraina per tutto il tempo necessario», una formula che ricorda la famosa affermazione:  «Nei limiti del nostro mandato, la BCE è pronta a fare qualsiasi cosa ‒ whatever it takes ‒ per salvare l’euro». È stato ancora Zelenskij a invitare i leader del G7 a fare tutto il possibile per porre fine alla guerra nel suo Paese entro la fine dell’anno e a intensificare le sanzioni contro Mosca, sostenendo che non è questo il momento di negoziare. E infatti il G7 ha riaffermato l’impegno sul fronte delle sanzioni, essenziali – ha sottolineato Draghi – per portare la Russia al tavolo dei negoziati.

Il bastone e la carota. Il presidente statunitense Biden ha ricordato ai suoi partner che si deve essere pronti a cogliere gli spazi negoziali se dovessero presentarsi, ma nello stesso tempo, in una dichiarazione congiunta con il premier spagnolo Pedro Sánchez, ha sostenuto che la NATO è la principale arma che abbiamo contro la Russia. Anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz, a margine di una bilaterale con il canadese Justin Trudeau, ha detto: «Abbiamo parlato del sostegno all’Ucraina e del fatto che, con misure toste, faremo tutto il possibile per appoggiarla. Ma abbiamo anche sottolineato il fatto che eviteremo un conflitto fra NATO e Russia». Il cancelliere ha poi aggiunto che le relazioni con la Russia non potranno comunque tornare a essere come prima della guerra in Ucraina.

Polemica a distanza tra Draghi e Putin. Interrogato dai giornalisti sulla possibile presenza del presidente della Russia al prossimo vertice G20, in programma a novembre a Bali, il premier italiano è stato netto: ha ricordato che il presidente dell’Indonesia Widodo lo ha escluso, ed stato a sua volta categorico, affermando che Putin non verrà e ventilando l’ipotesi che possa fare un intervento da remoto. Immediata la risposta di Mosca, per bocca di un funzionario del Cremlino, Yury Ushakov: «Non spetta a Draghi deciderlo. Ha probabilmente dimenticato che non è più il presidente (del G20)». La sua dichiarazione è stata citata dall’agenzia di stampa Tass, la voce del Cremlino.

 

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Immagine: Mario Draghi (18 giugno 2019). Crediti: European Central Bank [Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)], attraverso www.flickr.com