10 marzo 2020

Coronavirus

Estese a tutta Italia le misure stringenti per contenere il contagio

Il presidente del Consiglio Conte ha firmato nella notte il Dpcm 9 marzo 2020 recante nuove misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19 sull’intero territorio nazionale. «Non c’è tempo» ha sottolineato nella conferenza stampa che ha preceduto la firma del provvedimento, «Le nostre abitudini vanno cambiate. Vanno cambiate ora. Dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa per il bene dell’Italia», ha aggiunto. Il provvedimento adottato, che lo stesso Conte ha sintetizzato con l’espressione «Io resto a casa», prevede che tutta l’Italia sia «zona protetta». Saranno quindi da limitare su tutto il territorio nazionale gli spostamenti, a meno che non siano motivati da comprovate ragioni di lavoro, da casi di necessità e di salute. Sono vietati gli assembramenti, anche all’aperto e nei locali aperti al pubblico. 

 

           

       Dichiarazioni alla stampa del Presidente Conte ( Palazzo Chigi , 9 marzo 2020)

 

L’adozione di misure così importanti è avvenuta alla luce del nuovo e grave aumento di contagi e decessi registrato lunedì 9 marzo quando, alle ore 17, si registravano 7.985 casi positivi su un totale di 9.172 dall’inizio dell’epidemia, con un incremento rispetto al giorno precedente di 1.598 casi: un nuovo drammatico record. Il numero dei decessi è salito a 463. La regione più colpita rimane la Lombardia, con 5.469 casi registrati. Seguono, secondo il bollettino diffuso alle ore 18 di dalla Protezione civile, l’Emilia-Romagna con 1.386 casi, il Veneto con 744, il Piemonte con 350 casi, le Marche con 323, 208 in Toscana, 120 in Campania, 102 nel Lazio, 109 in Liguria, 93 in Friuli-Venezia Giulia, 54 in Sicilia, 50 in Puglia, 28 in Umbria, 14 in Molise, 33 nella Provincia autonoma di Trento, 30 in Abruzzo, 9 nella Provincia autonoma di Bolzano, 15 in Valle d’Aosta, 19 in Sardegna, 11 in Calabria, 5 in Basilicata.

L’adozione di misure così drastiche richiama quelle estremamente rigide adottare nei mesi scorsi in Cina, primo focolaio e Paese più colpito dal virus, che però registra ora, proprio in ragione dei provvedimenti adottati, una considerevole riduzione dei contagi. 

Nel dicembre 2019 sono stati rilevati a Wuhan i primi due casi di Coronavirus; da quel momento al 9 marzo, il virus ha contagiato in Cina complessivamente 80.905 persone; i casi confermati nella provincia più colpita, quella dell’Hubei, sono 18.247. Nella stessa regione i decessi collegabili all’epidemia di Coronavirus sono stati in totale 3.008, il numero di gran lunga più alto in tutto il Paese, seguito dai 22 decessi registrati nello Henan, dai 13 dello Heilongjiang, dagli 8 di Pechino e così via. Dal 12 febbraio il numero di nuovi infetti e delle morti a causa del Coronavirus è calato in modo costante, fino ad arrivare ieri a soli 46 nuovi contagi e 24 decessi. I numeri rivelano quindi quanto l’attività di profilassi posta in essere nel Paese sia stata rigorosa ed efficiente. Anche città molto lontane dall’Hubei – la regione conta 58,5 milioni di abitanti, mentre la capitale Wuhan ne ha 11,8 – hanno adottato misure di prevenzione contro il Covid-19.

Le scelte messe in campo hanno coinvolto sin dal primo momento tutti i cittadini, nella consapevolezza della gravità dell’epidemia e della necessità di avere, da parte di tutti, un forte senso di responsabilità che mettesse in atto un meccanismo virtuoso di autoprotezione. Per fare un esempio delle scelte di profilassi adottate, nella città di Hangzhou, distante 720 km da Wuhan, i casi di Coronavirus sono stati 169 e non vi è stato nessun decesso.

I cittadini sono rimasti nelle loro case per 10 giorni e un solo componente della famiglia poteva uscire ogni due giorni per recarsi in un supermercato o in una farmacia o per portare i rifiuti nei punti raccolta del condominio. Agli abitanti delle zone rosse è stato vietato di uscire per due settimane ed era la protezione civile a occuparsi di consegnare il cibo e le medicine e di raccogliere i rifiuti. Durante le uscite tutti dovevano utilizzare le mascherine. Ogni notte le strade, subito dopo la raccolta dei rifiuti, venivano disinfettate. Le forze dell’ordine avevano l’obbligo di indossare le mascherine durante il servizio.

Le imprese hanno promosso in percentuali molto alte il lavoro “agile” da casa, creando in questo modo le condizioni per facilitare l’adozione delle misure cautelative.

Rispetto alla necessità di garantire la continuità nella formazione scolastica e universitaria, il ministero ha organizzato i corsi utilizzando le piattaforme digitali. Oltre a seguire le lezioni, ogni studente universitario era chiamato a rispondere a un questionario che, dopo essere stato compilato, veniva inviato ad una mail attivata dall’università a cui si era iscritti. Questo ha consentito alle autorità competenti nella definizione delle misure di profilassi di raccogliere informazioni utili ad affrontare il Covid-19. Le domande a cui rispondere erano infatti queste: in quale città ti trovi? Stai utilizzando una piattaforma di e-learning? Indica la tua temperatura corporea all’interno di questo range - 35 o meno; 35-36,5; 36,5-37; 37-37,5; 37,5-38; 38-38,5; 38,5-39; 39-40. Hai qualche sintomo come febbre, fatica, tosse o difficoltà respiratorie? Hai avuto contatti con persone provenienti dalle zone rosse indicate dal governo (indicare i luoghi)? Sei sotto osservazione medica?

Sono state queste alcune delle attenzioni che hanno consentito di porre sotto controllo il contagio.

      

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Immagine: Dopo lo scoppio dell’epidemia di Coronavirus quasi nessun turista in città: tavoli e sedie vuoti in un caffè di piazza San Marco a Venezia (22 febbraio 2020). Crediti: Annik Susemihl / Shutterstock.com
 

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