15 dicembre 2021

Il difficile momento di Johnson, tra scandali e variante Omicron

 

Per sottolineare il momento difficile di Boris Johnson basterebbero le prime pagine dei giornali del 10 dicembre 2021. Il giorno prima, infatti, la moglie del primo ministro, Carrie Symonds, dava alla luce il suo secondo figlio. Una nascita al numero 10 di Downing Street viene sempre celebrata con grande risalto, un’attenzione del tutto negata al nuovo arrivato a causa degli scandali che hanno travolto Boris Johnson la scorsa settimana.

Una serie di indagini giornalistiche hanno infatti rivelato una quantità non ancora precisata di violazioni delle normative anti-Covid imposte dal governo proprio nel cuore di Downing Street, dove nel dicembre 2020, mentre il Paese veniva posto in lockdown e ai cittadini venivano vietate cene e feste di Natale, si sono tenute – è emerso – diverse feste natalizie.

Lo scoop più grosso è stato ottenuto dalla rete televisiva ITV, che ha pubblicato il video di una conferenza stampa di prova in cui Allegra Stratton, la portavoce di Johnson, intervistata da membri del suo staff scherzava su una festa tenutasi a Downing Street in violazione delle regole che proibivano in maniera assoluta incontri tra persone non conviventi. La festa in oggetto pare coinvolgesse almeno cinquanta persone, molte delle quali giornalisti, anche se non è ancora chiaro se tra i partecipanti ci fosse lo stesso inquilino di Downing Street. Quello che è certo è che il video ha scosso alle fondamenta la politica e l’opinione pubblica britanniche, al punto da costringere Boris Johnson a scusarsi in Parlamento per le parole della sua portavoce e la Stratton a dimettersi dal suo importante ruolo.

Gli scandali sulle feste natalizie sono gli ultimi di una lunga serie che sta martoriando la premiership di Johnson, che qualche settimana fa ha tentato invano di difendere un proprio alleato, Owen Paterson, sospeso dal Parlamento per aver ricoperto impropriamente l’incarico di lobbista per due grandi corporation, salvo poi dover cedere di fronte ad una House of Commons e una opinione pubblica in rivolta.

La forte messa in discussione dell’autorevolezza del primo ministro, condannato dalla commissione elettorale per violazione delle regole di finanziamento pubblico ai partiti per le donazioni ottenute per restaurare il suo appartamento a Downing Street, non potrebbe arrivare in un momento peggiore. La variante Omicron nel Regno Unito sta facendo infatti schizzare in alto i nuovi casi, al punto da indurre gli esperti ed il governo ad avviare il cosiddetto “piano b”.

Da lunedì scorso sono tornate obbligatorie le mascherine in tutti i luoghi pubblici (provvedimento sospeso da molti mesi nel Regno Unito) e tutti i lavoratori sono invitati ad operare da casa se il proprio lavoro lo permette. Da mercoledì 15 dicembre è stato introdotto l’equivalente del Green Pass per discoteche, eventi al chiuso con più di cinquemila persone ed eventi all’aperto con molto pubblico. Quest’ultimo provvedimento ha scatenato le ire di moltissimi backbenchers conservatori, ferocemente contrari all’attestato di vaccinazione, al punto che la proposta di legge è passata solo grazie al voto favorevole del Partito laburista di Keir Starmer, che ha annunciato di sostenere il provvedimento per dovere patriottico.

Non c’è da stupirsi dunque se più di un commentatore ha storto il naso di fronte alla decisione di Johnson di rivolgersi con un solenne messaggio alla nazione, domenica 12 dicembre, in cui il primo ministro annunciava che, a causa del rischio che la variante Omicron travolga l’NHS (National Health Service), è necessario accelerare il piano di distribuzione della terza dose del vaccino, portando l’obiettivo di vaccinare tutti i cittadini sopra i 18 anni entro il 31 dicembre 2021 invece che entro il 31 gennaio dell’anno prossimo. Un piano che prevede la distribuzione di circa un milione di dosi al giorno a partire dal 13 dicembre, un obiettivo quantomeno ambizioso.

Intanto nei sondaggi i Tories sono in caduta libera, con un trend che vede tutti i principali istituti demoscopici attestarli sotto il 35%, con il Labour che si sta stabilizzando attorno al 40% e, soprattutto, con la sfiducia nei confronti di Johnson che sta raggiungendo livelli record per un primo ministro in carica. Questo è il dato che sicuramente più deve preoccupare l’inquilino di Downing Street: il gruppo parlamentare Tories, storicamente, è disposto ad ingoiare molti rospi ma se c’è una cosa verso cui si è sempre dimostrato spietato è un leader che non sembri in grado di vincere le successive elezioni. E i pretendenti alla carica di Johnson non mancano, a partire dal suo cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak e dal suo eterno amico/nemico Michael Gove.

 

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