16 settembre 2021

Il discorso sullo Stato dell’Unione: rivincita del pragmatismo e tanti silenzi

 

È stato un discorso che ha punto al cuore, mettendo le emozioni in primo piano e cercando di unire cittadini e governanti attorno a un’ideale di Europa «imperfetta» ma «allo stesso tempo straordinaria nella sua unicità e unica nella sua straordinarietà». La presenza a sorpresa in aula a Strasburgo della campionessa paralimpica Bebe Vio, su invito personale di Ursula von der Leyen, ha poi suggellato un discorso sullo Stato dell’Unione in cui i giovani sono stati fra i principali protagonisti.

Ma come spesso accade, analisi e interpretazioni devono tenere conto di ciò che è stato detto così come di ciò che non è stato nemmeno nominato durante l’ora in cui la presidente della Commissione europea ha pronunciato il suo discorso sullo Stato dell’Unione. Il fatto che von der Leyen non abbia incluso il Regno Unito nella lista degli «alleati più stretti», non abbia nominato esplicitamente Polonia e Ungheria sull’importanza del rispetto dello Stato di diritto e della non discriminazione in Europa, né abbia fatto alcun esplicito riferimento all’attuale semestre di presidenza slovena dell’Unione, preferendo invece guardare alla prossima presidenza francese, sono argomenti che daranno molto materiale su cui riflettere nelle prossime settimane.

 

I risultati ottenuti finora

Quello di ieri è stato il secondo discorso sullo Stato dell’Unione (SOTEU, come viene abbreviato a Bruxelles) pronunciato da Ursula von der Leyen nell’emiciclo di Strasburgo del Parlamento europeo. L’ex ministra della Difesa tedesca è il terzo presidente della Commissione (dopo José Manuel Barroso e Jean-Claude Juncker) a portare avanti il rito preso a prestito dalla tradizione americana, che da un decennio rappresenta uno degli eventi più attesi dell’anno per gli appassionati di politiche europee. Secondo i dati diffusi dalla stessa Commissione, l’edizione 2020 era stata seguita da 17,4 milioni di persone.

La settimana scorsa la Commissione UE ha pubblicato un volumetto di 51 pagine che illustra i risultati più importanti ottenuti negli ultimi due anni. Com’è facile immaginare, i primi punti sono la risposta alla crisi pandemica e la creazione di uno strumento di portata storica come Next Generation EU, a cui si aggiungono al terzo posto le transizioni ambientale e digitale del continente. Messo ben in evidenza c’è l’obiettivo raggiunto di avere il 70% della popolazione adulta dell’Unione Europea vaccinata entro la fine di agosto. Un traguardo annunciato con orgoglio due settimane fa, che von der Leyen non ha mancato di evidenziare ancora una volta durante il suo discorso. Fra i punti principali dell’intervento c’è stata proprio la rivendicazione dei risultati ottenuti finora, in modo particolare nella campagna vaccinale. «Siamo stati gli unici a condividere la metà della nostra produzione di vaccini con il resto del mondo», ha detto la presidente, annunciando la donazione di altre 200 milioni di dosi ai Paesi a basso reddito. E poi, parlando del Certificato vaccinale europeo (o Green pass), «mentre il resto del mondo ne discuteva, l’Europa lo realizzava» rivendicando una vittoria politica davanti allo scetticismo e alle critiche degli ultimi mesi.

Von der Leyen ha deciso d’insistere molto sull’immagine di un’Unione che ottiene risultati e non si perde solo in chiacchiere, confrontando più volte la buona volontà e le azioni portate avanti finora rispetto all’inazione o all’esitazione di altre potenze mondiali. Dalla lotta al cambiamento climatico ai vaccini, fino alla proposta per un tasso minimo d’imposta sulle società. Un approccio pragmatico messo in evidenza anche per contrastare indirettamente i malumori espressi dai parlamentari, che si sono sentiti tagliati fuori quando la Commissione ha dovuto gestire l’emergenza pandemica.

 

Evitati conflitti e attacchi diretti

Schiacciata fra crisi internazionali e tensioni interne, con le elezioni federali tedesche dietro l’angolo e quelle francesi fra qualche mese, conscia della natura traballante della maggioranza parlamentare che l’ha confermata alla guida della Commissione UE, von der Leyen ha cercato di volare alto entrando solo timidamente (o non entrando affatto) in campi politicamente più scivolosi. Poche le azioni concrete e le novità proposte ‒ salvo una serie di piani e strategie europei sui temi più svariati, dal nuovo Bauhaus europeo al percorso per la trasformazione digitale entro il 2030 ‒, privilegiando invece l’intenzione di dare una direzione politica per un futuro che, secondo le sue parole, deve assomigliare il più possibile ai giovani d’oggi.

I brevi passaggi sulla Conferenza sul futuro dell’Europa, che dovrebbe essere una delle iniziative più importanti del mandato di von der Leyen, lasciano invece pensare che nemmeno ai piani alti della Commissione ormai si riponga molta fiducia nell’esito del dibattito paneuropeo fra istituzioni e cittadini, nato con l’intenzione di migliorare il funzionamento della macchina UE.

Ha lasciato dubbiosi alcuni osservatori anche l’accenno piuttosto vago al «Gateway mondiale», la «nuova strategia in materia di connettività», che dovrebbe essere la risposta europea alla Nuova Via della Seta cinese ma che appare ancora in fase embrionale. Forse troppo per potersi confrontare con un progetto ormai avviato e consolidato come quello cinese.

 

La difesa europea e la strategia sulle migrazioni

Sulla spinta del dibattito rilanciato dalla disastrosa ritirata dell’esercito USA dall’Afghanistan, von der Leyen ha consacrato un capitolo del suo discorso alla difesa comune e alla strategia europea sulle migrazioni, senza però suscitare grandi entusiasmi fra i parlamentari. Della ventina di applausi che hanno intervallato le sue parole, nessuno è stato speso dopo il passaggio sulla necessità di una «Unione europea della difesa». Dopo le parti sul rafforzamento della risposta contro attacchi ibridi e informatici, qualche timido battito di mani si è sentito solo quando la presidente ha evidenziato che finora è mancata la «volontà politica» di creare una vera difesa europea (von der Leyen ha anche annunciato la convocazione di un vertice sul tema nei primi mesi del 2022, durante il semestre di presidenza francese). Ancora meno convincente è stato l’accenno alla questione migratoria e all’accoglienza dei rifugiati in fuga dall’Afghanistan e da altre zone infuocate del mondo. «Sulla migrazione, in Europa, ci sono molti pareri, vigorosamente sostenuti, ma io credo che il terreno comune non sia tanto lontano da raggiungere», ha detto von der Leyen.

 

L’omaggio a Bebe Vio e ai giovani

Infine, il capitolo che ha suscitato maggiore emozione nell’aula: l’omaggio alla campionessa di scherma paralimpica Bebe Vio. Dopo il riferimento dello scorso anno alle giovani tenniste Carola e Vittoria che, confinate in casa dalla pandemia, giocavano a tennis sui tetti di Finale Ligure, anche quest’anno lo sport italiano al femminile è stato consegnato ai libri di storia dell’Unione. Von der Leyen ha visto il film documentario sugli atleti con disabilità uscito in queste settimane su una nota piattaforma di streaming «ed era gasatissima. Mi ha fatto chiamare dalla rappresentanza della Commissione in Italia», ha dichiarato simpaticamente Bebe Vio all’uscita dall’aula. «Se sembra impossibile, allora si può fare», ha detto la presidente in italiano mentre definiva Bebe Vio una fonte d’ispirazione, prima di chiudere nuovamente in italiano: «Viva l’Europa!». Von der Leyen ha proposto di fare del 2022 l’anno europeo dei giovani. Cosa comporterà concretamente questa scelta, nel caso in cui venisse confermata, non è ancora chiaro ma potrebbe rappresentare un importante segnale di attenzione verso la prossima generazione che non va data per scontata.

 

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