21 ottobre 2021

Il gas russo riscalda lo scontro geopolitico

La Russia, secondo una denuncia del Washington Post, distorce i dati sull’inquinamento prodotti dall’estrazione e dalla diffusione del gas naturale, ad esempio ridimensionando i dati sulle perdite di metano dalla rete dei gasdotti, ormai inadeguata; un fenomeno che secondo gli autori della ricerca, è in costante crescita e che rappresenta una notevole fonte di inquinamento. Attraverso i satelliti, gli Stati Uniti e l’Europa sono attualmente in grado di indagare autonomamente e di verificare sia l’entità delle perdite sia l’impatto ambientale. L’articolo del Washington Post, pubblicato martedì 19 ottobre, si inserisce in un momento delicato, in cui la questione delle fonti energetiche assume grande importanza, anche in relazione al rilancio dell’economia che accompagna la fuoriuscita dalla pandemia. Da un lato, la Russia viene accusata di non rispettare i criteri di tutela ambientale e rimandare decisioni drastiche sul taglio delle emissioni per non danneggiare la sua fragile economia; la Russia si propone di raggiungere la neutralità carbonica, cioè le cosiddette emissioni zero, soltanto nel 2060, con dieci anni di ritardo rispetto all’Unione Europea. Al tempo stesso, Mosca è stata accusata di utilizzo politico del mercato dell’energia, sia cercando di indebolire economicamente l’Ucraina, a causa dei contenziosi in corso, sia non fornendo all’Europa la quantità di gas che viene richiesta.

In generale, molti osservatori ritengono che, cercando percorsi per i gasdotti alternativi a quelli che passano per l’Ucraina, come quelli previsti dal recente accordo con l’Ungheria ma soprattutto con l’attivazione del Nord Stream 2, la Russia non persegua soltanto obiettivi economici, ma anche l’indebolimento complessivo della posizione di Kiev. Le forniture verso l’Europa non sono diminuite, come in effetti ha precisato Putin, ma stanno aumentando, non però nella quantità e nelle modalità richieste dall’Europa; la domanda è molto forte, per la congiuntura economica legata alla ripresa, e il prezzo del gas è molto cresciuto negli ultimi mesi. D’altro canto, l’Europa subisce la pressione degli Stati Uniti, che vogliono salvaguardare l’indipendenza energetica dell’Europa dalla Russia e al tempo stesso vendere il loro gas. Non bisogna dimenticare che sono gli Stati Uniti il maggior produttore mondiale e la battaglia ideale contro Mosca trova solidi agganci con più prosaici interessi.

Per effetto di queste pressioni ma anche di un’effettiva preoccupazione verso la dipendenza da Mosca, l’Unione Europea sta rallentando l’approvazione del Nord Stream 2, ha ridotto gli accordi a lungo termine con Gazprom e sta ricorrendo più spesso ad acquisti sui mercati spot, con partite di gas che vengono pagate in giornata. Una scelta che ha contribuito a far lievitare i prezzi; naturalmente Putin ha criticato queste scelte dell’Europa, ha invitato a tornare ad accordi a lungo termine e soprattutto ad attivare il Nord Stream 2. L’Europa accusa la Russia di uso politico delle fonti energetiche ma molti considerano la scelta delle forniture russe la più conveniente economicamente e sono più preoccupati per l’inverno che incombe e per i propri consumi interni che per altre, più a lungo termine, considerazioni. Gli Stati Uniti giocano la loro partita che è politica ma anche economica; le accuse alla Russia entrano in questa strategia, mettendo il gioco comprensibili preoccupazioni per l’ambiente che non sono certo al centro dell’agenda del governo russo. Non bisogna però dimenticare che il gas proposto all’Europa dagli Stati Uniti è estratto da scisti bituminosi con una tecnica di fratturazione che provoca danni ambientali importanti, come denunciato da tempo dagli ecologisti; inoltre, il processo che lo conduce in Europa lo rende più caro di quello russo. Le scelte che si trova di fronte l’Unione Europea sono complesse, hanno una ricaduta sulla vita quotidiana dei cittadini e rivestono una grande importanza strategica.  

 

Immagine: Il gasdotto Dzuarikau-Tskhinval (30 maggio 2008). Crediti: Cominf.org [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons

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