25 luglio 2013

Il lento morire dell’energia eolica in Spagna

L'industria eolica spagnola è in crisi. Lo scorso settembre il governo di centro destra del primo ministro Mariano Rajoy ha imposto un forte regime di austerity per tamponare un deficit di 26 miliardi di euro nell'intero settore energetico. In aggiunta venerdì 12 luglio il governo ha approvato la nuova riforma del settore energetico tagliando l'aiuto annuale dello stato alle energie rinnovabili di un altro miliardo di euro. Le compagnie del settore si trovano a vedere cambiare completamente il loro mercato vendendo oggi il 90% delle turbine eoliche all'estero e il restante in Spagna; fino a dieci anni fa dice Jose Antonio Cortajanera amministratore generale della Gamesa, gruppo industriale spagnolo nelle energie rinnovabili, era il contrario.

La Spagna, secondo il Consiglio Mondiale per l'Energia Eolica (GWEC), è al quarto posto nel mondo per le istallazioni eoliche sul suo territorio ma dopo l'inizio della crisi è scivolata al settimo in quanto a nuovi progetti. Per la Spagna l'energia eolica è stata una vera e propia rivoluzione energetica, in 20 anni è passata dal produrre zero kilowatt a produrre più del 20% del suo fabbisogno energetico, ha detto Heikki Willstedt Mesa, direttore delle politiche energetiche presso l'Associazione dell’Energia Eolica Spagnola (AEE), alla AFP.

Dopo i tagli negli aiuti di stato del 35% nel 2009, la rimozione dei sussidi per la creazione di nuove turbine nel 2013, e con la notizia della nuova riforma annunciata venerdì 12 il settore può considerarsi in piena crisi. In febbraio la Alstom, compagnia francese leader nel mondo per energia e trasporti, ha chiuso due fabbriche in Spagna, licenziando 373 operai. La compagnia francese ha fatto sapere che la decisione di chiudere i due impianti è stata presa a causa della crisi nel settore spagnolo ma anche della mancanza di una struttura normativa adeguata che permettesse di continuare a investire.

La spagnola Gamesa, che nell'industria eolica è tra i primi gruppi al mondo, negli ultimi mesi si è avvalsa delle stesse ragioni della Alstom dopo aver preso la decisione di licenziare 606 dei suoi 4800 dipendenti in Spagna e di chiudere due fabbriche di pale eoliche.

In generale nel 2013 l’intero settore vedrà ridursi le sue entrate di 600 milioni di euro, che rappresentano all’incirca il 15% dell’intero giro di affari. Il 40% dei posti di lavoro che il settore aveva creato in 20 anni di vita sono già stati perduti, un trend che è destinato a continuare se il governo non deciderà di tornare sui suoi passi e di cercare di invertire questa tendenza.

Ma ciò che è più importante è che le misure appena adottate non solo sono illegali perché violano la legge spagnola sull’energia elettrica e il decreto sugli incentivi all’energia eolica, ma vanno anche a scontrarsi con le linee guida che la Commissione europea sta sviluppando per sostenere il settore a livello europeo. Heikki Willstedt Mesa ha detto che, viste le violazioni del governo, le industrie del settore porteranno il governo di fronte ad un tribunale se non dovesse cambiare la riforma approvata venerdì 12.

Approvando queste ultime misure la Spagna torna indietro sui suoi passi proprio mentre gli altri paesi membri dell’Ue recepiscono le linee guida che essa aveva contributo a creare in questi ultimi vent’anni da primatista a livello europeo. Il grande sforzo dell’industria per fare divenire l’energia eolica sempre più una tecnologia mainstream da poter poi vendere ed esportare è a un punto morto.

 

Pubblicato in collaborazione con Meridiani Relazioni Internazionali


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