26 luglio 2021

Il presente di eSwatini, l’ultima monarchia assoluta d’Africa

 

È vero, il popolo del piccolo Stato di eSwatini (ex Swaziland) – poco più di un milione e 300.000 abitanti – non ha mai conosciuto la democrazia. Il regno di Mswati III è l’ultima monarchia assoluta d’Africa e sembra resistere al transito di secoli e modernità. Ma raramente era passato attraverso ondate di violenze e, pur nella sua povertà cronica, poteva vantare condizioni di relativa pace al suo interno.

Da qualche mese, invece, lo staterello incapsulato tra Sudafrica e Mozambico come una pallina finita lì per caso, è precipitato nel caos più assoluto. I morti, i feriti e la situazione ormai fuori controllo hanno portato l’Alto commissariato per i diritti umani dell’ONU, lo scorso 6 luglio, a dichiarare «profonda preoccupazione».

L’innesco alle imponenti manifestazioni sfociate in rivolte, lo ha dato l’omicidio del maggio scorso, di un giovane dimostrante studente di giurisprudenza Thabani Nkomonye, per mano della polizia. Ma al di là del singolo episodio, a scatenare le clamorose proteste, che hanno portato per le strade del Paese migliaia di manifestanti da giugno in poi, è stata la situazione di duro regime cui la popolazione è sottoposta da tempo, unitamente a una economia che pone eSwatini all’ultimo posto della regione australe dell’Africa. Il re Mswati III, accusato di opprimere la popolazione con i suoi sistemi dittatoriali e di mostrare la più totale indifferenza alle istanze della popolazione, ha risposto alle manifestazioni bloccando Internet, imponendo il coprifuoco e dispiegando le forze armate. I morti, i feriti sono tanti e la situazione di povertà accanto a un tasso di disoccupazione in costante ascesa, fanno da liquido infiammabile ad alta intensità.

La malnutrizione, ad esempio, ha indici tra i più alti d’Africa e si calcola che due terzi della popolazione sia ‘cronicamente povera’, mentre il 30% dei bambini sotto i 5 anni è affetto da blocco della crescita. Ciò che ha contribuito a scatenare le proteste fino ad incendiarle sembrano essere le spese miliardarie e sconsiderate del re per iniziative che non mettono al centro il sollievo del popolo: di recente sono stati aperti i cantieri per un  Convention Centre da 2 miliardi di dollari e per un mega hotel a 5 stelle nella vallata di Ezulwini ed è stato acquisito un Airbus A340-300 ad uso personale per il monarca. Lo stile sfarzoso, poi, della famiglia reale stride con la situazione socioeconomica del Paese e fa indignare le masse.

Dal punto di vista politico, sebbene negli ultimi giorni la situazione sembri essere tornata alla calma, non si registrano movimenti importanti. Il re, dopo aver definito le rivolte ‘sataniche’ a metà luglio, ha annunciato la nomina di Cleopas Sipho Dlamini quale nuovo primo ministro (il precedente era morto per Covid a dicembre 2020, e in questi 7 mesi aveva preso il suo posto ad interim Themba Masuku). Non cambia nulla, quindi, sul fronte delle istanze democratiche né ci sono segnali di accondiscendenza verso le richieste di gran parte della società civile.

L’unico strumento di parvenza democratica a disposizione della popolazione era, fino a qualche mese fa – da quando, cioè, sono state soppresse le manifestazioni pubbliche – la possibilità di consegnare petizioni ai propri rappresentanti parlamentari (che non vengono eletti per mezzo di un voto ma per presunti ‘meriti’). Dopo una iniziale accondiscendenza ha fatto seguito un annuncio di chiusura totale emanato a fine giugno proprio quando il deputato Mduduzi Simelane – uno dei parlamentari che chiedono l’elezione (e non la nomina da parte del re) del primo ministro, stava presentando la sua petizione. La situazione, da quel momento, è precipitata nel caos più totale, ci sono stati saccheggi, incendi e scontri in ogni parte del Paese che hanno portato alla morte di almeno una cinquantina di persone.

La calma apparente che si vive in questi giorni in eSwatini, non fuga i dubbi di una possibile trasformazione del piccolo Paese in uno Stato militare con legge marziale.

 

Immagine: Re Mswati III (19 aprile 2018). Crediti: Maximum Exposure PR / Shutterstock.com

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