31 maggio 2022

Il ruolo della Polonia nella guerra in Ucraina

Il conflitto in Ucraina ha modificato la percezione internazionale della Polonia. L’enorme afflusso di profughi dal Paese vicino, ormai oltre 3,5 milioni, ha reso Varsavia la protagonista dell’accoglienza di fronte alla crisi umanitaria. Su oltre 6,6 milioni di ucraini che hanno lasciato il loro Paese a causa della guerra, più della metà hanno al momento trovato ospitalità in Polonia. Questa dinamica ha contribuito a rovesciare la precedente immagine di Varsavia, considerata come “egoista” e indifferente all’emergenza migratoria che coinvolge da anni gli Stati meridionali dell’Unione Europea (UE). Per quanto una buona parte delle iniziative di solidarietà verso i profughi ucraini siano da attribuire direttamente ai cittadini polacchi, sia per azione dei singoli che a livello di organizzazioni non governative, le autorità polacche hanno saputo coordinare gli sforzi di accoglienza. In questo modo, la Polonia è riuscita a guadagnare visibilità e “credito” nei confronti di Bruxelles, mettendo temporaneamente da parte i contrasti derivanti dalle riforme giudiziarie intraprese negli ultimi anni dall’esecutivo guidato dal partito Diritto e giustizia (PiS, Prawo i Sprawiedliwość). Il cambiamento in corso riguarda anche la posizione della Polonia nell’UE: il Paese è passato da “elemento problematico” a voce autorevole nell’elaborazione della risposta comunitaria alla crisi in Ucraina. Varsavia è in prima linea nel chiedere la maggiore severità possibile sulle sanzioni alla Russia, portando al contempo avanti una battaglia per la sospensione di tutti gli acquisti di idrocarburi che vadano ad arricchire Mosca e ad alimentarne la macchina bellica. In questa prospettiva, la Polonia può vantare insieme agli Stati del Baltico una coerenza cristallina: l’opposizione al Cremlino e agli accordi di qualsiasi tipo con le aziende russe è sempre stata al centro della politica estera di Varsavia, rifuggendo il pragmatismo messo in atto da altri Paesi, prima tra tutti la Germania. Emblematico il caso del gasdotto Nord Stream 2. L’infrastruttura, fortemente voluta sia da Berlino che da Mosca, era stata contestata fin dal principio dalla Polonia e dalle cancellerie di Lituania, Lettonia e Estonia, oltre che dall’Ucraina. Se il governo e le imprese tedesche sottolineavano la necessità e i vantaggi derivanti dall’incremento delle forniture di gas verso l’Europa, il fronte contrario denunciava la natura “politica” del gasdotto, come strumento di pressione che la Russia avrebbe potuto sfruttare nei rapporti con i Paesi UE.

 

L’invasione dell’Ucraina ha reso la Polonia la “Cassandra” della sicurezza europea. Il governo di Varsavia in questi mesi ha ricordato ai partner dell’Unione e agli alleati tutte le volte in cui ha lanciato l’allarme sul pericolo proveniente da est, sull’importanza di rafforzare il fianco orientale della NATO e di ridurre la dipendenza energetica da Mosca. L’allarmismo polacco aveva delle evidenti ragioni d’essere, considerando quanto avvenuto il 24 febbraio e le evoluzioni diplomatiche successive. Seguendo questa linea, la Polonia ha sostenuto con vigore l’invio di armi all’Ucraina, facendosi portavoce della necessità di fornire a Kiev sistemi moderni ed efficaci, garantendo inoltre la possibilità di far passare le spedizioni di strumenti militari tramite il proprio territorio. A questo si aggiunge il ruolo che il governo di Varsavia ha avuto come promotore, insieme alla Svezia, della Conferenza internazionale dei donatori per l’Ucraina, con un evento tenutosi proprio nella capitale polacca a inizio maggio che ha raccolto fondi per 6 miliardi di euro. Ancora più recente è stata la visita a Kiev del presidente della Polonia, Andrzej Duda, il primo leader internazionale a tenere un discorso al Parlamento ucraino, la Verkhovna Rada, dall’inizio della guerra. Nel suo intervento, Duda ha sottolineato come spetti all’Ucraina «decidere il proprio futuro»: una frase che evidenzia in maniera chiara la posizione di Varsavia sulla guerra ancora in corso e le modalità in cui dovrebbe concludersi.

 

La Polonia, ancora una volta insieme ai Paesi baltici e al Regno Unito, è considerata fautrice della “linea dura”, intendendo proseguire il sostegno all’Ucraina fino a quando essa non si troverà in una posizione tale da permetterle di respingere definitivamente l’offensiva russa e liberare i territori occupati finora da Mosca. In questo quadro, la Russia dovrebbe venire esclusa dalla comunità internazionale fino a quando al Cremlino siederà Vladimir Putin. Tale visione si scontra con quella a supporto di una qualche forma di dialogo, portata avanti, pur se in maniera diversa e non concertata, da Francia, Germania e Italia: l’obiettivo primario in questa fase è il raggiungimento di un cessate il fuoco, mentre per il futuro sarà importante “non umiliare” la Russia. Si tratta di due prospettive non necessariamente agli antipodi ma comunque ben distanti, da cui emerge la differente considerazione del ruolo dell’Ucraina nel conflitto. La Polonia sta provando a rinsaldare sempre più il legame con il vicino meridionale, lavorando a un partenariato che, una volta messa alle spalle la guerra, possa consentire a Kiev di avere uno sponsor esclusivo nel dialogo con le autorità europee. Se l’adesione dell’Ucraina all’UE sembra ancora molto distante nel tempo, una qualche forma di legame “ibrido” con Bruxelles e i Paesi dell’Europa occidentale potrebbe essere più facilmente perseguibile. In questo contesto, Varsavia potrà far valere la propria rinnovata centralità in seno all’Unione per perorare la causa ucraina. Fondamentale però sarà anche l’evoluzione dei rapporti tra la Polonia e la Commissione europea. La disputa sullo Stato di diritto è tutt’altro che conclusa, nonostante dall’esecutivo comunitario sia arrivata di recente un’apertura in tal senso, ossia lo sblocco dei fondi del Next Generation EU, pari a circa 36 miliardi di euro, a fronte dell’impegno del governo polacco nel rivedere la contestata riforma della magistratura.

 

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Immagine: Volontari aiutano i rifugiati dall’Ucraina alla stazione ferroviaria di Varsavia, Polonia (9 marzo 2022). Crediti: Olha Solodenko / Shutterstock.com

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