13 novembre 2020

Il tour di Mike Pompeo, ospite inatteso

Mike Pompeo ha annunciato un tour diplomatico che, a partire da venerdì 13 novembre, coinvolgerà Francia, Turchia, Georgia, Israele, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. A Parigi incontrerà il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian e nella mattinata di lunedì 16 il presidente Emmanuel Macron; all’ordine del giorno azioni di contrasto al terrorismo internazionale e l’analisi della situazione nel Nagorno-Karabakh, dopo l’annuncio del cessate il fuoco. L’iniziativa diplomatica di Pompeo risulta piuttosto avulsa dalla situazione istituzionale attuale degli Stati Uniti e sembra non voler tener conto del fatto che la grande maggioranza dei Paesi alleati ha riconosciuto la vittoria di Joe Biden e si è congratulata con lui. L’Eliseo ha tenuto a precisare che l’incontro è stato chiesto da Pompeo e avverrà in completa trasparenza con la squadra di Biden, con cui sono stati già presi rapporti.

L’imbarazzo francese del resto è motivato dal fatto che Pompeo è uno degli esponenti più oltranzisti dell’amministrazione Trump e si è rifiutato di riconoscere la vittoria del candidato democratico, dichiarando che in effetti sta lavorando verso una «transizione dolce» ma nella prospettiva di «una seconda amministrazione Trump». Quindi il suo viaggio sembra, nelle attuali condizioni, più motivato a tenere aperta a livello internazionale la questione della validità delle elezioni e a dimostrare che per ora, e forse anche in futuro, sarà Trump a condurre il gioco e a prendere iniziative.

In questo senso è perfettamente in linea con il “suo” presidente che il 9 novembre ha annunciato la sostituzione del segretario alla Difesa Mark Esper, con cui il rapporto di fiducia si era incrinato da tempo, con Christopher Miller, un ex militare che si è occupato principalmente di contrasto al terrorismo. Un rimpasto di governo sembrerebbe in generale più consono all’avvio di un secondo mandato che alla gestione di una breve transizione, anche questo avvicendamento è un sintomo dell’atteggiamento complessivo con cui Trump sta affrontando queste settimane.

Joe Biden non ha commentato finora l’iniziativa di Pompeo, coerentemente con l’atteggiamento di pacata sicurezza ostentato dopo il voto. Una forte presa di posizione invece viene dal ministero degli Esteri della Turchia che ha definito estremamente inappropriata la visita a Istanbul del segretario di Stato. Pompeo in Turchia non incontrerà esponenti del governo ma soltanto il patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo, per discutere la situazione religiosa in Turchia e promuovere la libertà di culto nel mondo. Il patriarca si è opposto con forza alla decisione di Erdoğan di riportare l’ex basilica S. Sofia ad essere una moschea; l’iniziativa di Pompeo sembra voler mettere in difficoltà Erdoğan e in modo indiretto anche la Russia, che si è dimostrata cauta nella difesa delle ragioni degli ortodossi, che hanno richiesto il ripristino nell’edificio, da quasi un secolo trasformato in museo, anche del culto cristiano. Soprattutto il segretario di Stato vuole dimostrare che l’amministrazione Trump ha ancora in mano carte da giocare anche nel contesto internazionale.  

 

Immagine: Mike Pompeo (10 febbraio 2012). Crediti: Gage Skidmore [Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)], attraverso www.flickr.com

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