17 luglio 2013

Il trattato sugli investimenti tra Usa e Cina

Stati Uniti e Cina si sono riuniti il 9 e 10 luglio a Washington per l’annuale Conferenza Strategica e Economica, per parlare, tra le altre cose, della ripresa dei negoziati su un trattato bilaterale relativo agli investimenti che dovrebbe portare nuove opportunità a entrambi i paesi. All’incontro erano presenti il vice presidente statunitense, Joe Biden, il segretario di Stato John Kerry, il vice premier cinese Wang Yang e lo state councilor cinese Yang Jiechi. Durante la conferenza stampa conclusiva i rappresentati dei due paesi hanno detto di avere trovato l’accordo per i negoziati, che quindi riprenderanno a breve: per il momento la concessione più importante fatta dai cinesi è stata la possibilità di aprire tutti i propri settori economici agli Stati Uniti – e il fatto che siano “tutti” è la vera novità.

 

Le inaspettate concessioni cinesi. Il nuovo accordo sugli investimenti potrebbe quindi permettere ai dollari americani di entrare anche nei settori strategici dell’economia cinese, come quello dei servizi. Se l’accordo sarà concluso includendo le concessioni fatte, almeno a parole, fino ad ora, le imprese statunitensi avranno accesso all’ampio mercato dei servizi cinese cui fino ad oggi nessuna impresa straniera aveva avuto accesso. A loro volta gli Stati Uniti permetteranno alle imprese cinesi di proprietà dello Stato, che sono le più importanti e le più diffuse in Cina, di fare investimenti negli Stati Uniti.

Finora gli Stati Uniti avevano espresso perplessità riguardo agli investimenti cinesi: all’inizio della scorsa settimana, ad esempio, i membri della commissione per l’agricoltura del Senato statunitense si erano detti preoccupati per l’acquisto da parte di una multinazionale cinese della Smithfield Foods, la più grande azienda americana nel mercato della carne di maiale. In passato lo stesso presidente Barack Obama aveva negato alla compagnia cinese Ralls Corp di costruire turbine eoliche nello stato dell’Oregon: si era trattato del primo investimento estero negli Stati Uniti bloccato degli ultimi 22 anni.

 

Perché i negoziati si erano fermati, e perché ora sono ripartiti. 
Cina e Stati Uniti parlano di questo accordo fin dal 2008 quando alla presidenza degli Stati Uniti c’era ancora George W. Bush. Con l’elezione di Barack Obama i negoziati si erano arenati a causa dei veti dei cinesi che non volevano aprire il proprio mercato nel settore terziario. Negli ultimi mesi, tuttavia, la coincidenza di una nuova situazione politica più stabile negli Stati Uniti e in Cina ha cambiato le cose: con Obama che a gennaio si è insediato per la seconda volta alla Casa Bianca, e con gli importanti cambi al vertice nel Partito Comunista Cinese, i negoziati sono stati ripresi in un clima di maggiore stabilità politica. Inoltre, la Cina ha bisogno di riaprire le trattative per proteggere i suoi investimenti nelle imprese statunitensi che ammontano a 20 miliardi di dollari, oltre che per regolare adeguatamente altri 1,2 trilioni di dollari in buoni del tesoro americani.

Tra le motivazioni non ufficiali rimane da dire che la Cina da qualche mese ormai registra un calo di quasi un punto percentuale, dal 4% previsto al 3,1%, sia nelle esportazioni che nelle importazioni, motivo in più per ribilanciare la propria economia dopo il declino nella domanda estera che incide gravemente sulla crescita delle sue esportazioni.

 

Le polemiche su Snowden. Ai margini dell’incontro le autorità statunitensi hanno chiesto ai rappresentanti cinesi spiegazioni per non aver bloccato Edward Snowden a Hong Kong prima della sua fuga in Russia il 23 giugno scorso. I cinesi hanno detto di aver fatto il possibile per evitare la fuga della fonte delle inchieste sui programmi di sorveglianza della National Security Agency (NSA) americana, ma che Hong Kong essendo una regione amministrativa speciale ha agito secondo le proprie leggi. Gli Stati Uniti si sono detti delusi dal comportamento cinese, ma per ora sembra che l’incidente diplomatico non abbia condizionato la ripresa dei negoziati sul trattato bilaterale sugli investimenti.

 

Pubblicato in collaborazione con Meridiani Relazioni Internazionali


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