28 luglio 2022

Il vertice a distanza fra Joe Biden e Xi Jinping

L’incontro in videoconferenza di giovedì 28 luglio tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il suo omologo cinese Xi Jinping è stato anticipato rispetto agli intenti iniziali (si era parlato di mercoledì 3 agosto) nel tentativo di ridimensionare le forti tensioni innescate dall’annunciata visita della presidente della Camera Nancy Pelosi a Taiwan, che è diventata un vero caso diplomatico denso di conseguenze. Zhao Lijian, portavoce del ministro degli Esteri cinese, ha definito mercoledì 27 luglio la visita una significativa erosione della «sovranità e dell’integrità territoriale della Cina» che non sarebbe senza conseguenze per Washington. Non è stata esclusa dagli osservatori neanche l’ipotesi che l’aereo con a bordo la terza carica istituzionale degli Stati Uniti possa essere accompagnato se non addirittura respinto dall’aviazione cinese. Un evento che porterebbe le due potenze sull’orlo di una crisi dalle conseguenze inimmaginabili. 

Lo stesso Biden ha dichiarato che secondo l’esercito «la missione Pelosi non è una buona idea» e attraverso il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan sta cercando di scoraggiare l’iniziativa della speaker della Camera dei rappresentanti. Non può però impedirla o vietarla, né mostrarsi troppo arrendevole verso Pechino in un momento in cui la sua popolarità è al ribasso e le elezioni di metà mandato non sono distanti. A parte queste considerazioni, gli Stati Uniti hanno anche la necessità di ribadire ai propri alleati a livello globale che il loro sostegno non mancherà nel momento del bisogno.

D’altra parte pure Xi Jinping, secondo molti analisti tra cui Peter Baker del New York Times, ha bisogno di mostrare la sua forza anche all’interno, in un momento non facile per l’economia, in cui lo spettro del Covid non è del tutto tramontato e l’iniziativa russa in Ucraina ha creato parecchie difficoltà di manovra. Xi Jinping sarà confermato alla guida del Partito nel XX Congresso, previsto a novembre, e nella primavera successiva nel ruolo di presidente della Repubblica Popolare Cinese; è possibile che aspiri anche alla definizione di ‘Leader del Popolo’, un’attribuzione riservata in Cina soltanto a Mao Zedong e al suo successore Hua Guofeng, a cui non portò molta fortuna. Rappresenterebbe una sorta di investitura a vita di Xi Jinping, e non avrebbe un ruolo soltanto simbolico. Mostrare cedimenti sulla questione di Taiwan potrebbe indebolire, relativamente, la sua posizione; quindi anche il leader cinese ha una ristretta possibilità di manovra, se alcuni scenari si materializzeranno.

La possibilità che dal colloquio esca una diminuzione delle tensioni è comprensibilmente nell’auspicio di molti. A favore di questa ipotesi gioca la conoscenza di lunga durata fra i due presidenti, poiché durante l’amministrazione di Barack Obama nel 2009 l’allora vicepresidente Biden entrò in rapporto con Xi Jinping, che si stava affermando come leader del futuro; da allora si sono incontrati direttamente undici volte. Nonostante le tensioni degli ultimi anni i rapporti personali sono rimasti cordiali, tanto che in una videoconferenza del 2021 Xi Jinping ha salutato Biden definendolo «lao peng you», «vecchio amico», in segno di rispetto e di amichevole stima. Naturalmente nella difficile situazione attuale, questa conoscenza può solo facilitare il dialogo perché i nodi da sciogliere sono politici e molto complessi. La distanza, in questo vertice, non è solo fisica.

 

Immagine: Nancy Pelosi  (1 giugno 2019). Crediti: Gage Skidmore [Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)], attraverso www.flickr.com