23 settembre 2021

Il voto in Germania, previsioni e prospettive

Sebbene ci fosse da aspettarselo, visto che per la prima volta nella storia tedesca il cancelliere uscente – la cancelliera – non sarebbe stato della ‘partita’, l’esito delle prossime elezioni della Repubblica Federale, ancora a pochi giorni dal voto, è davvero apertissimo, come mai prima d’ora e come forse nessuno poteva immaginare.

È stata una campagna elettorale altalenante, che ha visto prima svanire il grande fenomeno ‘verde’, con i Grünen che hanno giorno dopo giorno perso consenso, attestandosi ormai ben sotto il 20%, e poi gli stessi conservatori costretti a inseguire la vera sorpresa di questo 2021, i socialdemocratici di Olaf Scholz. Il quale, ancora fino all’ultima sfida televisiva (il cosiddetto Triell, evoluzione del Duell ma con tre contendenti), ha giocato il ruolo che fu di Angela Merkel, vale a dire evitare ogni tipo di provocazione e di attacchi, ma limitarsi esclusivamente a sottolineare la propria competenza e la continuità con il governo in carica (del quale è ministro delle Finanze), apparendo così ad un elettorato tendenzialmente conservatore il vero erede della cancelliera e finendo così, per imporsi, almeno nei sondaggi.

Così a pochi giorni dalle elezioni, se si volesse provare a fare una scommessa, dovrebbe essere proprio Scholz alla fine a imporsi: tutti gli istituti di ricerca gli attribuiscono diversi punti percentuali in più rispetto al candidato conservatore Armin Laschet. E di solito in Germania i sondaggi sono capaci di rappresentare con efficacia l’umore della popolazione; in più, va tenuto presente che la crescita della SPD è visibile anche a livello locale, ad esempio a Berlino, dove si vota per il rinnovo del Parlamento cittadino (che eleggerà poi la futura borgomastra, fatto anch’esso storico visto che a contendersi il posto sono due donne, la socialdemocratica Franziska Giffey e la verde Bettina Jarasch, con la prima ormai in nettissimo vantaggio) e la SPD recupera rispetto al 2017 (secondo i sondaggi circa due punti percentuali), e nello Stato federale Mecklenburg-Vorpommern, dove i socialdemocratici, complice l’ottimo governo di questi anni ad opera di un’altra donna, Manuela Schwesig, sono dati addirittura al 40%. Tuttavia, c’è ancora da capire quanto i sondaggi siano in grado di rivelare il voto di coloro che, forse davvero preoccupati per una possibile coalizione “rossa”, si stiano spostando nelle ultime settimane, cedendo agli appelli dei leader della CDU (da qui il senso di una campagna elettorale dei conservatori che ha di nuovo evocato come negli anni Cinquanta il “pericolo rosso”), verso l’unica scelta che possa impedire la svolta a sinistra del Paese, vale a dire il sostegno ai conservatori perché possano guidare le trattative per la formazione del nuovo governo. Non si tratta di immaginare una totale smentita dei sondaggi, ma di tener presente che mai come stavolta la mobilitazione di quella parte di popolazione silenziosa, di solito politicamente non attiva e non rilevata dagli istituti di ricerca, sebbene certamente conservatrice nelle proprie convinzioni, potrebbe essere l’ultima carta per la dirigenza della CDU per sperare nel recupero, proprio in questi giorni finali di campagna elettorale.

Com’è ovvio il rinnovo della contesa tra le due ex Volksparteien sta polarizzando il dibattito e, infatti, soffrono tutti gli altri partiti. Calano ancora, come ricordato, i Verdi (potrebbero conquistare meno del 16%, un risultato enorme rispetto all’8,9% del 2017 ma è chiaro che le ambizioni ad avvio della campagna elettorale erano altre), AfD (Alternative für Deutschland) sembra stabile all’11% (in leggero calo rispetto al 12,6% del 2017), precipita la Linke (dal 9,2% del 2017 sembra lottare per superare il 6%), in leggerissima flessione nelle ultime settimane i liberali della FDP (Freien Demokratischen Partei) di Christian Lindner (dovrebbero comunque di poco superare il 10,7% del 2017). Proprio quest’ultimo scalpita per entrare nel prossimo governo (responsabilità che rifiutò nel 2017), finora si è sempre espresso per un governo con i conservatori, ma potrebbe anche cedere alle sirene dell’Ampel, cioè di un governo ‘semaforo’ giallo-rosso-verde guidato dalla socialdemocrazia insieme ai Grünen.

Quello che appare certo, però, è che la frammentazione del quadro politico imporrà – e anche questa sarebbe una prima volta – un governo sostenuto da tre forze politiche: la stessa Grande coalizione tra conservatori e socialdemocratici, che ha governato per ben dodici anni dei sedici di cancellierato Merkel, non è più così ‘grande’ se è vero che i due partiti arrivano insieme per pochissimo alla maggioranza assoluta al Bundestag. Ad oggi, comunque, la SPD sembra avere più soluzioni della CDU, che in quasi tutte le ipotesi di governo rischierebbe di essere il partner di minoranza rispetto ai socialdemocratici e, quindi, costretta ad abbandonare le proprie ambizioni di esprimere il prossimo cancelliere. La sera delle elezioni, quindi, sia SPD che CDU (a meno di un clamoroso crollo dei conservatori) potrebbero dichiarare di essere pronte a guidare il Paese. A quel punto sarà il peso delle altre forze a giocare un ruolo e, soprattutto, la capacità tra i partiti a definire un programma e una maggioranza: è facile prevedere che sarà proprio Lindner l’ago della bilancia, colui che deciderà con chi definire una coalizione di governo, complice anche la freddezza di Scholz e della dirigenza dei Verdi per un governo con la Linke (ipotesi, comunque, mai del tutto rifiutata).

Infine, va sviluppata un’ultima considerazione: come si articolerà la relazione tra la Germania e l’Italia dopo la fine del cancellierato di Angela Merkel? C’è una coalizione, tra le tante che potrebbero essere costituite dopo le elezioni del 26, più vicina alle istanze del nostro Paese? Alcuni osservatori, ad esempio, hanno suggerito che un governo guidato dai Verdi o anche uno guidato da Scholz potrebbero sbloccare l’eterno conflitto tra Paesi del Nord e quelli del Sud Europa, istituzionalizzando Next Generation e mandando così in pensione gli anni dell’«austerità» merkeliana. Questi giudizi, oltre a una sottovalutazione del cancellierato e dell’opera di Merkel, non colgono nel segno e sembrano preludere a nuovi scontri proprio con Berlino quando la fase di «unità continentale» per la pandemia sarà conclusa e torneranno a farsi sentire le distinzioni e gli scontri sullo sviluppo dell’Unione Europea (UE).

Certamente nella CDU il peso che negli ultimi mesi ha acquisito Friedrich Merz si farà sentire nel caso in cui Armin Laschet diventasse il nuovo cancelliere. Merz è, nel gergo giornalistico, un «falco», decisamente contrario a ogni ipotesi di mutualizzazione del debito. Ma non è un nazionalista, come spesso si afferma. È convinto della necessità di proseguire la strada dell’integrazione, in particolare a livello industriale ed economico, proponendo il modello di cooperazione Airbus anche per altri settori (quello ferroviario, ad esempio, quello della digitalizzazione, del 5G ecc.). Scholz, d’altro canto, è stato tra i protagonisti dell’accordo su Next Generation EU (NGEU) e non ha nascosto di volerne istituzionalizzare alcuni aspetti. È una dichiarazione fatta anche dal suo sottosegretario, il socialdemocratico Michael Roth, pubblicamente al Bundestag, quando, nel presentare NGEU per averne l’indispensabile approvazione dei parlamentari, parlò della convinzione del suo partito di non considerarlo come un fatto puramente eccezionale dovuto alla pandemia ma all’inizio di un sistema di finanziamento continentale. Tuttavia, anche alla Willy-Brandt-Haus, la sede della SPD, sanno perfettamente che, per andare in quella direzione, esistono problemi di natura istituzionale e di governo dell’UE la cui soluzione, certamente non semplice, è il presupposto per scelte tanto innovative.

Probabilmente, ed è la cosa più complicata per la nostra classe politica, non c’è da aspettarsi grandi cambiamenti da Berlino e, in attesa di capire cosa succederà alle elezioni francesi del prossimo anno, occorre dare fiducia alle istituzioni della Repubblica Federale e provare a definire un’agenda comune. Sono stati sprecati sedici anni di cancellierato Merkel, che in fondo ha dimostrato di essere aperta a individuare soluzione comuni, non è il caso di sprecare ulteriore tempo in attesa che a Berlino sposino le nostre convinzioni.

 

Immagine: Manifesti elettorali per le elezioni federali tedesche, Duesseldorf, Germania (2 settembre 2021). Crediti: Asgat / Shutterstock.com

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