4 dicembre 2020

In Bangladesh avviato il trasferimento dei Rohingya nell’isola di Bhashan Char

In Bangladesh il governo ha avviato lo spostamento in massa dei Rohingya dalla terraferma, in particolare dal campo di Kutupalong, che si trova distretto sud-orientale di Cox’s Bazar, verso l’isola di Bhashan Char. L’isola, della grandezza di circa 39 km2, è disabitata poiché è emersa dal mare soltanto nel 2006 e il governo da alcuni anni ha deciso di destinarla all’accoglienza di una parte dei profughi Rohingya; alcune centinaia di persone appartenenti a questa comunità, che erano state recuperate in mare mentre fuggivano dal Myanmar, dove sono una minoranza priva di diritti, sono state già alloggiate nell’isola nei mesi scorsi. Nella mattinata di giovedì 3 dicembre con venti pullman circa un migliaio di persone appartenenti al popolo Rohingya sono state trasferite nel porto di Chittagong, dove saranno imbarcate verso Bhashan Char. Si tratta dell’avvio di un trasferimento che si annuncia molto più massiccio; nella prima fase dovrebbero raggiungere l’isola circa duemilacinquecento persone, ma il governo ha costruito edifici in grado di accogliere circa centomila persone. I lavori di costruzione degli alloggi e delle infrastrutture sull’isola sono iniziati nel 2018 e sono stati portati a termine molto rapidamente per un costo totale di 272 milioni di dollari. Mentre il governo annuncia che il trasferimento avviene su base volontaria e con soddisfazione delle persone, secondo le organizzazioni umanitarie in molti casi si tratta di un trasferimento forzato, secondo le testimonianze di alcune famiglie. In effetti, nonostante le condizioni estremamente difficili in cui vivono i profughi nel campo di Kutupalong, dove risiedono in condizioni igienico-sanitarie precarie circa seicentomila persone, lo spostamento su un’isola disabitata, che si trova a circa 60 km dalla terraferma, può apparire come una forma di detenzione. Inoltre, l’isola è esposta a frequenti cicloni, che inducono a timori nonostante sia stata appositamente attrezzata per affrontarli. Le condizioni sono probabilmente migliori da un punto di vista igienico-sanitario di quelle in cui vivono i Rohingya nella terraferma anche se molto essenziali: l’accoglienza avverrà in unità abitative formate da sedici stanze, due cucine e due bagni, dove potranno risiedere fino a sessantaquattro persone. Soprattutto, il trasferimento sembra sancire che non esistono condizioni per un ritorno in Myanmar, nello Stato di Rakhine da cui sono fuggiti in massa nel 2017, a fronte delle violenze brutali perpetrate dall’esercito. Le difficoltà che stanno attraversando i Rohingya in Bangladesh sono originate dalle condizioni che questa minoranza di religione musulmana ha vissuto in Myanmar, che hanno fatto parlare la comunità internazionale di apartheid e di genocidio e hanno comunque portato al tragico esodo di circa un milione di persone. Una drammatica situazione che ha compromesso anche la credibilità di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, eroina della lotta per i diritti del popolo birmano contro la dittatura, non altrettanto attenta però al rispetto delle minoranze, adesso che svolge un ruolo rilevante nella vita istituzionale del Paese. 

 

Immagine: Rifugiati Rohingya nel campo profughi di Kutupalong, Bangladesh (gennaio 2018). Crediti: DFID - UK Department for International Development [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons