14 giugno 2022

In Francia è sfida politica tra Macron e Mélenchon

I risultati del primo turno delle elezioni parlamentari di domenica 12 giugno ad oggi mostrano in Francia una sfida irrisolta tra i centristi legati a Macron e la sinistra. Ensemble!, l’alleanza che sostiene il presidente, è avanti per un pugno di voti rispetto a NUPES (Nouvelle Union Populaire Ecologique et Social), la coalizione di sinistra guidata da Jean-Luc Mélenchon; questo piccolo vantaggio (25,75% per Ensemble! contro il 25,66% di NUPES) è stato contestato dalla sinistra perché una parte dei voti a favore dei suoi candidati sarebbero stati ‘stornati’ impropriamente, cioè non considerati interni alla coalizione, nei conteggi del ministero degli Interni, consentendo così a Macron di presentarsi come vincitore, sia pur per una manciata di voti. Al terzo posto il Rassemblement National di Marine Le Pen (18,6%) e al quarto les Républicains (11%), mentre ottiene soltanto il 4,1 % l’estrema destra di Reconquête!, guidata da Éric Zemmour (4,1%), escluso dai ballottaggi.

Il primato ha soprattutto un valore psicologico perché i giochi, rispetto all’assegnazione dei seggi, si faranno domenica prossima nel secondo turno. Nel sistema elettorale francese che si basa su 577 collegi uninominali, un candidato viene eletto al primo turno soltanto se ottiene la maggioranza assoluta dei voti e questa corrisponde ad almeno il 25% degli elettori iscritti alle liste del collegio. A causa dell’alta percentuale di astensionismo che ha raggiunto il 52,3 % e della frammentazione del quadro politico, che non è bipolare, per ora sono stati eletti soltanto 5 deputati. Al secondo turno, che è previsto per domenica 19 giugno, hanno diritto a partecipare i candidati che sono stati scelti da almeno il 12,5 % degli aventi diritto e nel caso questa soglia non sia raggiunta dai due candidati che hanno avuto più voti. In realtà, i ballottaggi con tre candidati saranno soltanto otto.

Se in effetti, Ensemble!, erede di En marche!, non dovesse avere la maggioranza assoluta in Parlamento (scenario che si presenta come possibile se non addirittura come probabile) Macron si troverebbe ad affrontare una legislatura niente affatto facile. Soprattutto se si valuta che nella fase attuale sia necessario, come ha dichiarato lo stesso presidente, agire rapidamente, per rispondere in modo adeguato alle diverse emergenze, in primo luogo alle conseguenze economiche e geopolitiche del conflitto in corso. Il quadro politico francese rischia invece di essere caratterizzato da trattative e accordi non facili fra partiti di diversa ispirazione ideale e soprattutto con programmi diversi. Dopo il secondo turno les Républicains potrebbero aspirare ad avere un ruolo di governo, se i sostenitori di Macron non otterranno la maggioranza in Parlamento. Ma si potrebbe creare anche una situazione in cui i centristi, anche unendo le loro forze, sarebbero in minoranza e le uniche maggioranze possibili sarebbero quelle che affiancherebbero al centro o la sinistra o l’estrema destra; uno scenario che naturalmente mette in estrema difficoltà e imbarazzo il presidente.

Il successo di Jean-Luc Mélenchon che è riuscito a creare una coalizione ampia, potrebbe però non tradursi nel secondo turno in un numero di seggi che corrisponda alla percentuale di voti raggiunti; nel sistema elettorale francese conta molto l’orientamento degli elettori dei partiti che non partecipano al ballottaggio. I centristi di Ensemble! e i repubblicani si sosterranno se impegnati in ballottaggi contro la destra o la sinistra. I sostenitori della destra potrebbero decidere di votare per il centro per ostacolare la sinistra; i centristi hanno dichiarato che nei collegi dove si sfidano la destra di Marie Le Pen e la sinistra di Jean-Luc Mélenchon, sceglieranno caso per caso.

Macron ha voluto dare di sé un’immagine da statista, prevedendo una svolta epocale nell’economia e nella politica e auspicando la nascita di un’Europa diversa, più unita e determinata nello scenario globale: nonostante il clima elettorale, martedì 14 e mercoledì 15 è in missione in Romania e in Moldavia. Alcuni osservatori non escludono che nella sfida del 19 giugno una parte dell’elettorato moderato che al primo turno si è astenuto, si presenti alle urne per sostenere il presidente. In effetti, di fronte ad alternative nette, è possibile che ci sia, nel giorno dei ballottaggi, una maggiore partecipazione.  

 

Immagine: Jean-Luc Mélenchon (6 giugno 2019). Crediti: The Left [Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)], attraverso www.flickr.com