13 marzo 2020

In ordine sparso. E l’Europa è assente!

Vogliamo porre due esempi di come, di fronte alla grave situazione che si è creata in tutto il mondo a causa della diffusione del Coronavirus, i governi non sembrino capaci di governarla.

 

Partiamo dalla partita di calcio che si è giocata l’11 marzo tra Liverpool e Atletico Madrid. Nello stadio della città inglese, gremito in tutti gli ordini di posti, erano presenti 3.000 tifosi spagnoli. Molti di loro, a torso nudo, si abbracciavano per la vittoria della loro squadra. È difficile poter condividere la decisione di far giocare la partita, ma soprattutto di consentire agli spettatori di seguirla dagli spalti dello stadio. Una leggerezza, ha scritto qualcuno; una vera incoscienza ci viene da dire! Secondo esempio. In Francia, il 15 e il 22 marzo, oltre a Parigi voteranno 3.500 Comuni, alcuni dei quali importanti e popolosi: Bordeaux, Marsiglia, Nizza, Tolosa, Lille e Montpellier solo per citarne alcuni. Più che i sondaggi sui possibili risultati, tutti i mezzi di comunicazione hanno sottolineato le percentuali altissime di elettori preoccupati per la situazione in cui si svolgeranno le elezioni. La stessa paura è vissuta dai candidati, impegnati in riunioni sul territorio, in incontri in luoghi pubblici; c’è chi ha pensato che la campagna elettorale andasse ridotta alle trasmissioni televisive o radiofoniche, all’utilizzo dei canali social, chi ha provato a proporre una sorta di silenzio stampa che impedisse momenti di sovraffollamento. Pur riconoscendo il pericolo insito nel diffondersi dell’epidemia di Coronavirus, «l’emergenza sanitaria più grave degli ultimi 100 anni», e, di conseguenza, annunciando la chiusura di scuole e università a partire da lunedì prossimo, il presidente francese Macron ha affermato che «non c’è nulla che impedisca» ai francesi di andare alle urne per le elezioni comunali. Del resto, già domenica 8 marzo, in una lettera indirizzata ai sindaci di Francia, il primo ministro Edouard Philippe aveva sostenuto che: «Le elezioni costituiscono, nella vita dei nostri territori, un momento di essenziale respiro democratico. Non si può quindi rimandarle». Nei giorni precedenti, il governo aveva peraltro emanato una serie di misure volte a tutelare gli elettori e a ridurre i rischi di contagio. Ma, ancora una volta, ci chiediamo: in una situazione grave come quella che stiamo vivendo non sarebbe stato forse meglio rinviare l’appuntamento elettorale? Quello che sorprende è l’assenza di una posizione unitaria promossa dall’Unione Europea. Si è molto discusso in questi giorni della necessità di provvedimenti economici da parte della Commissione che facciano fronte comune alla gravissima crisi dovuta all’arresto di quasi tutte le attività produttive, ma un segnale egualmente forte dovrebbe venire sul fronte delle scelte sanitarie. Considerando i differenti impatti che la pandemia ha nelle realtà nazionali, valutando i dati degli istituti di ricerca (molti di questi promossi dall’Europa), sarebbe auspicabile definire direttive comuni.

 

Significativa è, in tal senso, la nota del presidente della Repubblica Sergio Mattarella diffusa nella serata di ieri: «L’Italia – vi si legge – sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del Coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell’Unione europea. Si attende quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione». Se è vero che, in situazioni di tale gravità, è plausibile adottare misure che limitino gli spostamenti, queste sarebbero molto più credibili se fossero adottate in chiave comunitaria e per tutti. Si darebbe chiara l’idea che esiste una politica europea (e degli statisti europei!), una leadership internazionale capace di adottare provvedimenti di prevenzione sanitaria sovranazionali. Finalmente, l’Europa che vorremmo.

 

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Immagine: Effetto Coronavirus: via Victor Pisani a Milano (8 marzo 2020). Crediti: alecamera90 / Shutterstock.com

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