4 febbraio 2021

L’incarico a Mario Draghi

Nella giornata di mercoledì 3 febbraio si è aperta una fase nuova nell’andamento della crisi politica italiana. Poco prima di mezzogiorno, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al palazzo del Quirinale il professor Mario Draghi, al quale ha conferito l’incarico di formare un nuovo governo. Draghi ha accettato con riserva, secondo la prassi, e ha iniziato nella stessa giornata le consultazioni, incontrando il presidente della Camera Roberto Fico, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte. La riserva sarà sciolta al termine delle consultazioni con i partiti, che inizieranno da giovedì 4 febbraio.

Il mandato conferito a Draghi è ampio e potrebbe portare a diverse soluzioni concrete, a partire da un governo di tecnici qualificati che naturalmente dovrebbe essere sostenuto da una maggioranza politica in Parlamento. Il presidente Mattarella, constatando attraverso la missione esplorativa del presidente della Camera Roberto Fico che non esisteva una maggioranza politica che sostenesse un nuovo governo Conte, ha auspicato «un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica». L’emergenza sanitaria, la difficile congiuntura economica, la necessità di dare risposte urgenti all’Unione Europea sulla gestione dei fondi, sconsigliano fortemente per il presidente della Repubblica il ricorso immediato alle urne; l’alto profilo di Mario Draghi e un programma condiviso sulle principali emergenze potrebbero far convogliare i voti parlamentari.

Il prestigio internazionale, l’autorevolezza e la competenza di Mario Draghi sono ampiamente riconosciuti; nato nel 1947 a Roma, dopo aver conseguito la laurea in Economia con la guida di Federico Caffè, già nel 1981 è professore ordinario di Economia internazionale presso l’Università di Firenze. Inizia ad assumere una notorietà più vasta nel 1991 quando è chiamato al ministero del Tesoro come direttore generale; si trova così a gestire una difficile fase di importanti cessioni di attività pubbliche. Nel 2005 diventa governatore della Banca d’Italia, nella delicata fase aperta dalle dimissioni di Antonio Fazio. Draghi ha operato nel senso del rafforzamento del sistema bancario italiano, sollecitando processi di fusione che garantissero alle istituzioni bancarie di fronteggiare la concorrenza. Sono ricordati anche i suoi interventi volti a un rilancio del sistema produttivo italiano, attraverso una riduzione e una riqualificazione della spesa pubblica.

Nel 2011 assume l’incarico di governatore della Banca centrale europea, che manterrà fino al 2019.  In questa collocazione si trova ad affrontare la crisi dell’euro; una svolta è stata rappresentata dal suo deciso intervento del 26 luglio del 2012 quando pronunciò la frase divenuta celebre: «Per salvare l’euro faremo tutto ciò che è necessario. E credetemi, sarà abbastanza». L’iniezione di fiducia per i mercati è stata notevole e per questo Mario Draghi è stato definito colui che ha salvato l’euro. Su questa linea, che aveva sintetizzato con la formula “L’unica via d’uscita da questa crisi attuale è avere più Europa, non meno Europa”, si è mosso coerentemente durante il suo mandato alla guida della Banca europea, ad esempio promuovendo nel 2015 e nel 2016 il Quantitative easing, a sostegno delle difficoltà dei singoli Stati europei.

Sulla base di questi precedenti, Mario Draghi, rispondendo alla sollecitazione del presidente della Repubblica, si ripromette di fare tutto quanto è necessario per far uscire il Paese da questa difficile situazione. La prima prova è riuscire a convincere il Parlamento dell’efficacia delle sue risposte e non sarà facile superarla, anche perché presuppone, secondo molti osservatori, che il mondo della politica faccia un passo indietro, sia pur parziale e provvisorio.

 

Immagine: Mario Draghi (25 gennaio 2013). Crediti: World Economic Forum [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0), attraverso Wikimedia Commons

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