8 luglio 2021

Instabilità ad Haiti dopo l’uccisione del presidente Jovenel Moïse

Situazione di grande tensione e incertezza ad Haiti dopo l’uccisione, nella sua abitazione privata a Pétion-Ville (Port-au-Prince), del presidente Jovenel Moïse, avvenuta nel corso di un attacco armato verso l’una di notte (ora locale) di mercoledì 7 luglio. Nel Paese vige lo stato di assedio decretato dal primo ministro uscente Claude Joseph; resta chiuso l’aeroporto internazionale di Port-au-Prince. Il capo della polizia nazionale Léon Charles ha dichiarato che il commando degli assalitori, costituito probabilmente da mercenari in buona parte stranieri, alcuni dei quali parlavano spagnolo o inglese, non è riuscito ad abbandonare il Paese o comunque a dileguarsi. Nel quartiere di Pèlerin, dove si trova l’abitazione privata in cui il presidente è stato ucciso, la polizia ha ingaggiato un violento conflitto con il gruppo armato: quattro degli assalitori sono stati uccisi e due sono stati arrestati. Liberati anche tre agenti di polizia adibiti alla protezione di Jovenel Moïse che erano stati presi in ostaggio. Ferita gravemente nella sparatoria, la moglie del presidente Martine Moïse è stata trasferita in aereo a Miami, dove sarà curata al Baptist Hospital; in un primo tempo era stata diffusa la notizia della sua morte.

La comunità internazionale segue con preoccupazione l’evoluzione della situazione; questo gravissimo fatto di sangue si inserisce in un quadro di instabilità politica e di grave disagio sociale. Anche il quadro istituzionale non è del tutto chiaro; il Paese è attualmente governato dal presidente del consiglio uscente Claude Joseph, ma Moïse aveva dato incarico il 5 luglio ad Ariel Henry di formare un nuovo governo. Il mandato di Herny era quello di preparare le elezioni del 26 settembre, da cui dovrebbe uscire un nuovo presidente e un nuovo Parlamento; inoltre, in quella giornata era previsto anche un referendum di riforma costituzionale. Adesso questo percorso è scosso dagli ultimi tragici avvenimenti; per di più Ariel Henry, pur affermando di non voler creare tensioni ulteriori, ha dichiarato di non riconoscere il ruolo attualmente svolto da Claude Joseph e di ritenere legittimo e tuttora valido l’incarico che gli aveva attribuito Moïse. La condanna dell’omicidio, ad Haiti e nella comunità internazionale, è stata unanime; la popolarità di Moïse non era in questo momento molto alta, sia per le accuse di brogli elettorali che avevano accompagnato la sua elezione sia per i metodi da molti considerati autoritari con cui ha esercitato la sua presidenza, ad esempio nel contrasto al vasto movimento di protesta che si era sviluppato a febbraio 2021. La società di Haiti esprime un alto livello di violenza, con numerose bande armate che perseguono finalità criminali ma incidono nella vita politica; aveva destato allarme l’uccisione avvenuta nella notte fra il 29 e il 30 giugno dell’attivista politica Marie Antoinette Duclaire e del giornalista Diego Charles, che avevano espresso posizioni critiche verso l’azione di Jovenel Moïse. Adesso sul futuro del Paese pesa questo ennesimo fatto di sangue; la presenza di mercenari stranieri genera anche sospetti su possibili ingerenze nella già di per sé complessa vita politica di Haiti.

 

Immagine: Al centro, Jovenel Moïse (18 gennaio 2017). Crediti: Karla Sepúlveda/ Presidencia República Dominicana [Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)], attraverso www.flickr.com

0