21 giugno 2021

L’Iran ha un nuovo presidente conservatore

Come ampiamente anticipato, il conservatore Ebrahim Raisi è il nuovo presidente dell’Iran. Il capo del sistema giudiziario, secondo i dati del ministero dell’Interno, ha ottenuto 17,8 milioni di voti, distanziandosi nettamente dagli altri candidati e dal riformista Abdolnasser Hemmati, suo principale sfidante. La vittoria di Raisi d’altronde era data per scontata: il Consiglio dei Guardiani, l’organo che valuta le candidature in vista delle elezioni, aveva escluso i politici più noti del fronte riformista e moderato vicini al presidente uscente Hassan Rohani. L’assenza di una reale competizione ha però inciso sull’affluenza alle urne. Solo il 48% degli elettori ha espresso il proprio voto, il dato più basso mai registratosi in occasione delle presidenziali ma comunque più alto rispetto all’affluenza delle parlamentari del 2020. Diversi esponenti politici avevano chiesto ai cittadini di boicottare le urne in risposta all’esclusione dei riformisti, costringendo lo stesso ayatollah Ali Khamenei ad intervenire in difesa della scelta operata dal Consiglio dei Guardiani. Alla fine, i dati sull’affluenza hanno segnalato una partecipazione maggiore tra gli elettori conservatori rispetto ai sostenitori dei moderati, delusi da una parte dal processo di selezione dei candidati e dall’altra dai loro stessi politici di riferimento.

 

Di certo l’elezione di Raisi incontra il favore della Guida suprema, che ha appoggiato fin dall’inizio la candidatura del capo del sistema giudiziario, anche in vista della scelta del suo successore. Khamenei ha ormai superato gli 80 anni e ha diversi problemi di salute, per cui nei prossimi anni l’Assemblea degli esperti dovrà scegliere il prossimo ayatollah. E Raisi è nella lista dei potenziali candidati alla carica di Guida suprema della Repubblica islamica.  

 

Fino a quel momento, le priorità del nuovo presidente saranno l’economia e l’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA, Joint Comprehensive Plan Of Action). Raisi si è infatti impegnato a proseguire i colloqui attualmente in corso a Vienna per il ripristino dell’accordo e, a differenza di Rohani e della sua amministrazione, può contare sull’appoggio dell’ayatollah e dei Guardiani della rivoluzione. Il raggiungimento di un’intesa è tra l’altro indispensabile per la crescita economica dell’Iran, dato che comporterebbe la fine delle sanzioni imposte dal presidente USA Donald Trump nell’ambito della strategia della massima pressione. Per il nuovo inquilino della Casa Bianca, Joe Biden, sarà però difficile da agosto in poi confrontarsi con un presidente sanzionato dagli USA nel 2019 per aver ordinato l’esecuzione di massa di migliaia di prigionieri politici e combattenti nemici durante la guerra con l’Iraq nel 1988.

 

Per quanto l’accordo sul nucleare potrebbe essere firmato prima dell’insediamento di Raisi, gli USA dovranno comunque continuare a relazionarsi con l’Iran per cercare di limitarne il programma missilistico e il finanziamento delle milizie filoiraniane attive nella regione. Due dossier su cui Raisi dovrà decidere come posizionarsi a seconda degli obiettivi che intende raggiungere. Secondo diversi analisti il nuovo presidente potrebbe optare per un approccio pragmatico per assicurare al Paese una maggiore crescita economica, pur senza abbandonare del tutto la retorica anti-occidentale. Una presidenza di successo è tra l’altro indispensabile per Raisi al fine di accedere alla carica di ayatollah: i candidati devono infatti dimostrare di possedere ottime competenze nell’ambito delle discipline teologiche e giuridiche così come nella gestione delle istituzioni. La necessità di un ampio margine di consenso politico dovrebbe quindi indurre Raisi ad adottare un atteggiamento conciliatorio, evitando scontri interni o un eccessivo irrigidimento delle istituzioni.

 

I dubbi sul grado di libertà che sarà concessa ai cittadini iraniani tuttavia restano, visto anche l’impegno dell’ex capo della magistratura nel ridurre al silenzio il dissenso sui social. Un’ipotesi è che il nuovo presidente sfrutti l’eventuale crescita economica del Paese per mettere a tacere le voci dell’opposizione e ridurre gli spazi di libertà degli iraniani sulla scia del modello cinese. Di certo l’elezione di Raisi non fa ben sperare le cancellerie occidentali, che dovranno fare i conti con un Paese le cui principali istituzioni sono ora totalmente nelle mani dei conservatori.

 

Immagine: Ebrahim Raisi. Crediti: Hossein Razaqnejad. Nasim Online [CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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