3 agosto 2020

Israele, si allarga la protesta contro Netanyahu

Diecimila persone sono scese in piazza a Gerusalemme sabato 1° agosto nei pressi della residenza ufficiale del primo ministro Benjamin Netanyahu; manifestazioni analoghe si sono svolte nelle stesse ore anche a Cesarea e a Tel Aviv. Alla fine della protesta si sono verificati alcuni scontri fra i manifestanti che non volevano abbandonare la piazza e le forze dell’ordine, che hanno effettuato dodici arresti. Il movimento, che chiede le dimissioni di Netanyahu, si riunisce da tempo tutte le settimane, il sabato ma dopo il tramonto, nel rispetto delle prescrizioni dello Shabbat, nei pressi di via Balfour, nel centrale quartiere di Rehavia, per far sentire più direttamente al premier la pressione e indurlo a dimettersi. Quella del 1° agosto è stata la più grande delle proteste svoltesi finora, se si pensa che sabato 25 luglio c’erano ‘soltanto’ tremila persone; a fianco del movimento si sono schierati anche intellettuali e artisti, peraltro preoccupati per il loro futuro. Alcuni si sono esibiti in piazza e una performance a seno nudo di una assistente sociale arrampicata sul monumento dedicato alla Menorah ha suscitato molte polemiche, perché interpretata come una dissacrazione dei valori spirituali dell’ebraismo.

Le manifestazioni sono state promosse inizialmente dal movimento Bandiera nera, che chiedeva le dimissioni del premier in quanto indagato per corruzione, e hanno visto crescere sempre di più la partecipazione dei giovani; le piazze sono attraversate da un forte spirito creativo e da slogan scanzonati e ironici, come Crime minister, che è il più diffuso. Ha fatto sentire il suo appoggio al movimento anche la nota cantante Noa, che ha composto una canzone in cui si rivolge direttamente al premier invitandolo a farsi da parte.

Ma il leader non è solo: al fianco di Netanyahu si sono mobilitati spezzoni dell’opinione pubblica e anche settori organizzati del tifo sportivo, La Familia, ‘tifosi’ del Beitar Gerusalemme, tradizionalmente schierati con la destra radicale, e i Fanatics, ‘tifosi’ del Maccabi, che hanno organizzato delle vere e è proprie contromanifestazioni, a volte degenerate in insulti e violenze.  La società israeliana è divisa, schiacciata dalla pandemia, dalla crisi economica che ne consegue, dalla fragilità dell’esecutivo in carica; sotto una guida inevitabilmente debole, Israele si trova ad affrontare una situazione geopolitica difficile, segnata in Medio Oriente dal forte attivismo dell’Iran, la cui influenza nei Paesi confinanti (Siria e Libano in particolare) viene vissuta come una minaccia.

 

Immagine: Benjamin Netanyahu (12 settembre 2019). Crediti: President of Russia (http://en.kremlin.ru/events/president/news/61517/photos/60887). Creative Commons Attribution 4.0 International

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