25 agosto 2021

Tra Israele e Polonia contrasti sulla memoria dell’Olocausto

Cresce la tensione fra Israele e Polonia a causa della legge sui beni sequestrati nel corso della Seconda guerra mondiale, che sta scatenando forti reazioni anche nell’opinione pubblica a livello internazionale. Il 12 agosto il Parlamento polacco ha infatti approvato una legge che stabilisce, per ricorrere in tribunale e rivendicare i beni confiscati durante il conflitto, un limite di trent’anni a decorrere dalla decisione amministrativa di confisca della proprietà. Una decisione che coinvolge i sopravvissuti alla Shoah e i discendenti delle vittime e quindi inevitabilmente, al di là delle questioni materiali, riporta al centro dell’attenzione la memoria della numerosa comunità ebraica che viveva in Polonia e che è stata sterminata in quegli anni. Lo scopo dichiarato del provvedimento è porre fine alle incertezze sui diritti di proprietà ed evitare possibili frodi e casi di corruzione; invece secondo Israele e le numerose voci critiche, in questo modo si rischia di calpestare i diritti dei perseguitati, che spesso non hanno potuto rivendicare le restituzioni neanche durante il regime comunista.

Nonostante le proteste, il provvedimento è stato firmato sabato 14 agosto dal presidente della Repubblica Andrzej Duda, esponente della formazione di destra Diritto e Giustizia (PiS, Prawo i Sprawiedliwość) ed è entrato in vigore. A questo punto Israele ha accusato apertamente la Polonia di rimozione delle responsabilità storiche e di antisemitismo e quello stesso giorno il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid ha chiesto all’incaricato d’affari dell’ambasciata israeliana a Varsavia di tornare immediatamente in Israele «per consultazioni a tempo indeterminato». Due giorni dopo la risposta di Varsavia, che ha richiamato il suo ambasciatore in Israele.

Non si tratta di una polemica del tutto nuova; nel febbraio del 2018 fu approvata una legge che penalizzava l’uso di espressioni come ‘campi di sterminio polacchi’ o altre che comunque attribuissero alla Polonia responsabilità per l’Olocausto o per i crimini nazisti. La narrazione di quegli anni è che la Polonia sia stata vittima del nazismo, con un’occupazione in seguito alla quale molti polacchi hanno perso la vita; secondo alcuni storici questa non è tutta la verità e se ci sono stati molti che si sono opposti, altri invece collaborarono ed ebbero responsabilità dirette con l’Olocausto e con lo sterminio di 3 milioni di ebrei polacchi. Anche allora Israele accusò la legge di revisionismo storico ed espresse il timore che si ostacolasse così la ricerca sulle responsabilità di quanti collaborarono alle persecuzioni. Ma anche nella stessa Polonia la legge divide; lunedì 16 agosto una Corte d’appello polacca ha bocciato come «limitazione inaccettabile della libertà della ricerca scientifica» una sentenza del tribunale di Varsavia. Due storici, Jan Grabowski e Barbara Engelking, erano stati condannati per diffamazione per aver accusato, in una loro ricerca pubblicata nel 2018, Edward Malinowski, sindaco di Malinowo durante l’occupazione nazista, di complicità con l’Olocausto. Nei giorni scorsi sono state fortemente criticate sui giornali israeliani le dichiarazioni attribuite al viceministro degli Esteri Paweł Jabłoński, secondo le quali le visite nei campi di sterminio situati in territorio polacco non si svolgono nella maniera giusta, favoriscono nei giovani israeliani un sentimento antipolacco e potrebbero essere sospese. Questi episodi segnalano quanto la frattura sia profonda e di difficile ricomposizione, anche perché si inserisce in un quadro più generale, caratterizzato ad esempio dai forti contrasti fra l’Unione Europea e la Polonia, che riguardano la gestione della giustizia e la libertà di orientamento sessuale.

 

Immagine: Gli Ebrei della Rus′ subcarpatica nel campo di Auschwitz-Birkenau (seconda metà di maggio 1944). Crediti: United States Holocaust Memorial Museum, courtesy of Yad Vashem (Public Domain) [Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)], attraverso www.flickr.com

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