23 settembre 2021

Joe Biden all’ONU, parole di distensione

Joe Biden è intervenuto all’Assemblea generale dell’ONU martedì 21 settembre con un approccio multilaterale, quindi fedele alla sua immagine di uomo del dialogo contrario all’unilateralismo; le sue parole non sembrano comunque aver dissipato le perplessità rispetto all’atteggiamento globale degli Stati Uniti, che si stanno consolidando proprio fra gli alleati storici, che non hanno visto in questi mesi una perfetta corrispondenza fra parole e fatti. Il discorso di Biden del resto si collocava in un momento difficile: le modalità attraverso cui è avvenuto il ritiro dall’Afghanistan hanno sicuramente offuscato l’immagine complessiva degli Stati Uniti. Nei giorni che hanno preceduto l’Assemblea generale si sono inoltre scatenate le polemiche legate ad AUKUS, l’intesa militare con Regno Unito e Australia in chiave anticinese; le critiche sono state avanzate in primo luogo dalla Francia, che si è sentita esclusa e colpita nei suoi diretti interessi, ma alla fine hanno coinvolto tutta l’Unione Europea, perplessa di fronte alle modalità con cui si è sviluppato il processo. Una tiepida diffidenza rischia di stabilizzarsi, nella misura in cui gli alleati hanno l’impressione che proprio nel momento in cui gli Stati Uniti chiedono una netta presa di posizione a loro fianco contro la Cina non garantiscono ai partner la salvaguardia dei loro specifici interessi, in termini geopolitici, economici e di sicurezza.

Il presidente è consapevole di questo rischio e nel suo discorso ha fatto riferimento numerose volte agli «alleati e ai partner», citando esplicitamente il fondamentale rapporto con l’Unione Europea. Soprattutto ha rilanciato l’idea di lavorare insieme, più che nel passato, in questo «decennio decisivo per il mondo», sulle sfide globali dell’oggi, come la pandemia, il cambiamento climatico e la difesa dei diritti umani. La rottura con il recente passato è stata evidenziata poiché gli Stati Uniti sono pronti a riprendere il proprio posto nel Consiglio dei diritti umani dell’ONU. Joe Biden ha annunciato inoltre importanti investimenti per sostenere il processo di vaccinazione nei Paesi in difficoltà e la decisione di incrementare i fondi per contrastare la fame nel mondo e il cambiamento climatico. Quindi il presidente degli Stati Uniti ha ribadito un approccio multilaterale e la fine dell’isolazionismo trumpiano; naturalmente questo si inserisce all’interno del confronto egemonico con la Cina, che però non è stata mai esplicitamente nominata, a parte il riferimento alle violazioni dei diritti umani degli Uiguri nello Xinjiang. La lotta per l’affermarsi della democrazia contro i regimi autoritari non verrà abbandonata ma perseguita fino a che è possibile con gli strumenti della diplomazia e del dialogo. «Non vogliamo un’altra guerra fredda o un mondo diviso in blocchi rigidi» Questo è stato il messaggio rivolto alla Cina, un’allusione a una competizione che si vuole evitare si trasformi in uno scontro. In questo clima (non bisogna dimenticare peraltro che il 21 settembre era la Giornata mondiale per la pace) di accorta distensione, la risposta della Cina ha rispecchiato l’apertura degli Stati Uniti. Intervenendo nella serata di martedì 21 in videoconferenza da Pechino, il presidente cinese Xi Jinping ha sostenuto l’approccio multilaterale e la cooperazione internazionale, soprattutto riferendosi al contrasto alla pandemia. La Cina, ha affermato, è «un costruttore di pace mondiale» sottolineando come le differenze tra i Paesi, che pur esistono e sono importanti, si possono affrontare con «il reciproco rispetto e nel segno dell’uguaglianza». Pur tenendo conto che l’occasione sollecitava tutti i leader verso toni distesi, il messaggio che arriva da New York rimane di una tregua e di una spinta importante a veicolare i contrasti in contenziosi politici e diplomatici evitando che degenerino.

 

Immagine: Joe Biden (21 agosto 2019). Crediti: Gage Skidmore from Peoria, AZ, United States of America [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

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