02 febbraio 2017

L’Europa e la sfida del cambiamento climatico

Temperature in pericoloso aumento, il livello delle acque che sale, i ghiacciai che si ritirano, le regioni umide che diventano sempre più umide e quelle aride che si inaridiscono ulteriormente, precipitazioni copiose e periodi di prolungata siccità, record ambientali negativi che anno dopo anno vengono tristemente battuti: il tempo passa, il cambiamento climatico sta lasciando la sua impronta sulla Terra e i suoi effetti si avvertono anche in Europa. È un’analisi attenta e approfondita quella che l’Agenzia europea dell’ambiente realizza nel rapporto Cambiamento climatico, impatti e vulnerabilità in Europa 2016: un lavoro importante, 424 pagine di studio dei dati, di valutazione delle politiche finora adottate in materia e di indagine degli scenari che potrebbero delinearsi. Con una fondamentale constatazione: un approccio proattivo è indispensabile, ma talune evoluzioni non potranno di fatto essere pienamente controllate, pertanto sarà necessario definire anche opportune strategie di adattamento alla nuova realtà.

L’indagine sul tema è spesso proiettata sul futuro, ma tale proiezione non deve trarre in inganno: l’impatto del cambiamento climatico è ben visibile già oggi, con ricadute di notevole proporzioni sugli ecosistemi, sulla conservazione delle biodiversità, sulle attività economiche, sulla salute e sul benessere degli individui. Per mitigare gli effetti del fenomeno, accanto agli interventi di respiro globale – su tutti, da ultimo, l’accordo di Parigi del dicembre 2015 – l’Unione Europea ha definito una propria strategia e fissato taluni obiettivi, ma il quadro rimane preoccupante. Gli eventi estremi collegati al clima – che secondo le stime avrebbero già provocato in Europa perdite economiche per 400 miliardi di euro tra il 1980 e il 2013 – sono ormai realtà nel Vecchio Continente, e con il passare del tempo diventeranno con tutta probabilità sempre più frequenti e intensi.

La vulnerabilità ai cambiamenti climatici è cifra distintiva di tutte le regioni europee, ma il livello di esposizione risulta variabile. Un impatto importante è previsto nell’area artica del Nord Europa, dove l’aumento delle temperature inciderà non soltanto sugli ecosistemi, ma anche sulle attività umane. Se infatti l’habitat in cui si sviluppano una fauna e una flora già sofferenti dovesse essere ulteriormente alterato, è inevitabile che a risentirne saranno anche le comunità locali, la cui economia si fonda spesso sui delicati equilibri dell’ambiente.

Seri anche i pericoli per la regione atlantica, dove l’innalzamento dei livelli delle acque potrebbe aumentare il rischio di inondazioni e mareggiate, mentre nell’area boreale del Nord Europa – accanto ad alcuni problemi comunque da non trascurare – il cambiamento climatico potrebbe addirittura portare benefici all’agricoltura e incrementare il potenziale idroelettrico.

La regione più esposta risulta però quella mediterranea: le ridotte precipitazioni e l’innalzamento delle temperature – soprattutto estive – determinano infatti una condizione di scarsità d’acqua pressoché cronica, a cui si ricollegano non soltanto ricadute negative sulle produzioni agricole e sulla cura del bestiame, ma una vera e propria competizione per accaparrarsi le sempre più ridotte – e per questo preziose – risorse idriche. Le ondate di calore determinano poi un incremento esponenziale degli incendi boschivi e rappresentano un rischio per la salute degli individui, mentre l’aumento delle temperature – in particolare della superficie del mare – ha portato all’intrusione nell’ecosistema mediterraneo di specie animali e vegetali aliene, con tutti i pericoli che ne conseguono in termini di conservazione della biodiversità e, talvolta, anche per la salute delle persone. Infine, la vulnerabilità della regione mediterranea è ulteriormente accentuata dalla sua particolare esposizione all’impatto dei cambiamenti climatici sulle regioni circostanti: su tutti, si pensi ad esempio alle pressioni migratorie che l’Europa meridionale e sud-orientale potrebbero subire per particolari condizioni del clima in Nordafrica, Medio Oriente e nell’Africa saheliana.

Dunque, la partita è aperta. Nel prossimo futuro, i fenomeni climatici interagiranno con le complesse variabili economiche, sociali e geopolitiche che caratterizzano il mondo moderno, producendo squilibri potenzialmente esplosivi. Per vincere la sfida saranno necessarie una conoscenza approfondita dei fenomeni, buone capacità di adattamento e politiche adeguate per mitigare i cambiamenti del clima.

 


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