23 novembre 2020

L’Unione Europea divisa sulla gestione del bilancio

Il veto posto all’approvazione del bilancio da parte della Polonia e dell’Ungheria, che godono dell’appoggio della Slovenia, ha messo in grave difficoltà l’Unione Europea (UE) e la Germania nella sua funzione di traino. A rischio l’intera operazione del Recovery Fund, che proprio perché si rappresenta come un tentativo di reazione comunitaria alle difficoltà economiche provocate dall’emergenza sanitaria, diventa una cartina al tornasole della solidità dell’Unione Europea, di cui rischia di evidenziare le crepe. Il voto contrario di Varsavia e Budapest che blocca il Recovery Fund e in generale l’approvazione del Multiannual financial framework (MFF) 2021-27 è motivato dalla clausola in base alla quale i fondi europei saranno erogati soltanto a quei Paesi che rispettino i fondamenti dello Stato di diritto. Una condizione che è stata posta dai Paesi cosiddetti ‘frugali’ (Olanda, Finlandia, Danimarca, Austria) e che è vissuta dall’Ungheria e dalla Polonia, più volte ammonite dall’Unione sulla questione dello Stato di diritto, come un’ingerenza nei loro affari interni e una pressione relativa alle loro politiche migratorie. I rilievi posti da Bruxelles formalmente non riguardano la gestione dell’emergenza migranti ma principalmente la questione della giustizia, perché secondo Bruxelles alcune norme introdotte nei due Paesi tenderebbero a limitare l’indipendenza della magistratura rispetto al potere politico.

L’azione di forza di Budapest e Varsavia sta mettendo in difficoltà l’Unione ma ha sancito anche una frattura interna al Gruppo di Visegrád, perché Repubblica Ceca e Slovacchia hanno preso le distanze dai loro alleati su questo tema che rischia di innescare uno scontro dannoso per tutti. Secondo alcuni osservatori, sia le iniziative dei ‘frugali’ sia quelle di Ungheria e Polonia risponderebbero anche a prosaici interessi economici e geopolitici, e cioè, per entrambi i gruppi, salvaguardare i propri conti e mettere in difficoltà la leadership tedesca. Angela Merkel sta cercando un accordo di compromesso che però non è scaturito nei diversi appuntamenti di confronto interno all’Unione delle ultime settimane; nel vertice in videoconferenza di giovedì 19 novembre fra i capi di Stato e di governo, la mediazione tedesca non ha prodotto risultati e le decisioni prese hanno riguardato soprattutto le misure direttamente sanitarie (coordinamento europeo rispetto al monitoraggio della pandemia attraverso i test e azioni congiunte preliminari alla vaccinazione di massa). Ovviamente una rottura completa potrebbe essere dannosa per tutti ma per ora il braccio di ferro continua.

In Italia l’atteggiamento di Ungheria e Polonia ha diviso le forze politiche, fra chi accusa i capi dei governi ‘ribelli’ Mateusz Morawiecki e Viktor Orbán di danneggiare l’Unione in un momento difficile e chi ne esalta il ruolo in difesa dell’indipendenza nazionale, dell’identità cristiana e di politiche di forte contrasto all’immigrazione. Il governo italiano sta intanto predisponendo il proprio piano per l’utilizzo del Recovery Fund, che non è stato ancora reso pubblico ma che sarà ovviamente conforme alle direttive dell’Unione Europea, che privilegiano la coesione sociale, lo sviluppo sostenibile e l’innovazione digitale. Le prossime settimane saranno decisive per uscire dalla situazione di stallo anche se sono prevedibili lunghe e complesse trattative. 

 

Immagine: Viktor Orbán  e Angela Merkel (9 marzo 2017). Crediti: European People's Party [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

 


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