31 agosto 2018

L’ambientalismo di papa Francesco

Il 1° settembre è la giornata che la Chiesa cattolica dedica al creato. L’appuntamento, istituito nel 2005 per volere della Conferenza episcopale italiana, ha manifestato un carattere sempre più globale e coinvolto tante altre realtà ecclesiali anche esterne al cattolicesimo. L’edizione del 2017, ad esempio, ha visto l’eccezionale partecipazione del patriarca ecumenico Bartolomeo I, che ha voluto unirsi a papa Francesco nell’impegno a una ‘ri-evangelizzazione ecologica dei fedeli’ e nella stesura di un messaggio molto forte indirizzato alle «persone di buona volontà» e a quanti occupano una «posizione di rilievo in ambito sociale, economico, politico e culturale». Ma è dal 2015 che la Giornata ha assunto un valore centrale all’interno delle celebrazioni cattoliche, grazie alla scelta del papa di redigere una enciclica rivoluzionaria, la Laudato si’.

Nella storia della Chiesa cattolica la pubblicazione di questo documento segna senza dubbio una pietra miliare. Vari pontefici prima di Bergoglio avevano fatto accenni alla importanza della cura del creato e alla salvaguardia dell’ambiente, mentre sono diverse le esperienze ecclesiali che hanno sottolineato quanto fosse decisiva una fede all’insegna del rispetto per la Madre Terra. Nessuno, però, è mai arrivato a dedicare a questo tema un documento importante come un’enciclica.

Divisa in sei capitoli, 246 paragrafi e due preghiere, la Laudato si’, presentata al pubblico il 18 giugno 2015, utilizza un linguaggio molto diretto. Non a caso è tra le pochissime nella storia della Chiesa a non essere pubblicata in latino ma in una lingua moderna come l’italiano (la scelta sottolinea l’intento ‘politico’ del documento esattamente come avvenne per le due encicliche di Pio XI Mit Brennender Sorge - Con viva ansia, 14 marzo 1937, scritta in tedesco per denunciare le violenze del regime nazista sulla Chiesa, e Non abbiamo bisogno, 29 giugno 1931, redatta in italiano in difesa dell’Azione Cattolica durante il ventennio fascista).

Il papa aggredisce alcuni dei temi più caldi dell’attualità socio-politica mondiale: i cambiamenti climatici «una delle principali sfide attuali per l’umanità», l’accesso al cibo e all’acqua definiti «diritti umani essenziali, condizione per l’esercizio degli altri diritti», la salvaguardia della biodiversità, lo sfrenato consumismo e l’omologazione delle culture che indebolirà «l’immensa varietà culturale, tesoro dell’umanità». Entra direttamente nella sfera della finanza globale accusandone la perpetuazione di modelli di consumo e stili di vita che distruggono l’ambiente e hanno una ricaduta decisamente più drammatica sulle popolazioni già provate da povertà endemiche e difficoltà di sviluppo. Denuncia il «paradigma tecnocratico dominante». Parla di «concezione magica del mercato», di «pragmatismo utilitaristico» e sostiene che la «cultura consumistica» condannerà il pianeta a scivolare sempre più «verso il pericolo dell’autodistruzione». L’enciclica è un concentrato di cura pastorale, analisi geopolitica e geofinanziaria, chiamata all’azione per tutti gli abitanti del pianeta, credenti e non. Utilizza testi biblici e studi accademici, riferimenti teologici e acquisizioni scientifiche.

Ovviamente la riflessione di Bergoglio prende le mosse da una concezione cristiana e fideistica della società e, in alcuni passaggi, può inevitabilmente risultare generica. Ugualmente, però, assurge a testo affidabile anche sul piano scientifico come dimostra la presenza in qualità di relatore alla conferenza di presentazione, il 18 giugno 2015, di Hans Schellnhuber, professore di fisica teoretica all’Università di Postdam, fondatore del Potsdam Institute for Climate Impact Research, membro del Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. 

Resta, in ogni caso, il grande valore politico dell’enciclica, una ‘call to action’ universale che ha coinvolto milioni di persone in tutto il mondo e innescato un movimento virtuoso in grado di mettere insieme pensieri diversi, al di là di steccati ideologici o storici dissidi tra laici e fedeli. Spiazzando moltissimi osservatori, il papa è entrato nei gangli del potere e ha suscitato da subito reazioni ben al di là dei confini ecclesiali. Tra le voci più autorevoli a raccogliere gli spunti del papa vi è senza dubbio quella della nota organizzazione ambientalista Greenpeace International che, per bocca del suo direttore esecutivo Kumi Naidoo, dichiarò: «Greenpeace accoglie con soddisfazione l’importante intervento di Papa Francesco nella battaglia comune dell’umanità per contrastare catastrofici cambiamenti climatici. Questa prima enciclica sull’ambiente porta il mondo un passo più vicino al punto di svolta, quando abbandoneremo i combustibili fossili per abbracciare un mondo al 100% rinnovabile per tutti». Non sono pochi, inoltre, a mettere in relazione l’enciclica del papa, giugno 2015, con lo storico accordo sul clima siglato a Parigi sei mesi più tardi praticamente da tutti gli Stati del mondo: non è improbabile, infatti, che l’influsso culturale rappresentato dal documento pontificio abbia portato un contributo originale al dibattito e indotto più Stati a firmare (al termine della XXI Conferenza sul clima, o Cop21, il 12 dicembre 2015, 197 Stati hanno firmato l’accordo). Altri rintracciano corrispondenze tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030 e l’enciclica, specie nella teoria fondamentale attorno a cui ruota tutto il suo impianto: «non esistono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale» (n. 139).

Il segno probabilmente più esplicito di quanto la Laudato si’ non sia rimasta una semplice esortazione né abbia rappresentato un momento isolato nel tempo e nello spazio, è la nascita, proprio nel preciso intento di mettere in pratica i suoi principi, del Global Catholic Climate Movement. Il movimento, fondato nel 2015 allo scopo di «trasformare in azioni la Laudato si’ e promuovere giustizia climatica attraverso una conversione ecologica», è una rete internazionale composta da oltre 400 organizzazioni cattoliche che coinvolge oltre 1 milione di persone. Nel 2016 ha lanciato la Campagna Fossil Fuel Divestment e chiesto a ogni istituzione cattolica di abbandonare l’utilizzo di energie fossili. La risposta, anche di enti laici o di altre confessioni, è stata positiva. Nel giro di meno di 2 anni più di 100 organismi hanno chiuso per sempre con i combustibili fossili e scelto energie rinnovabili. Tra questi figurano il Sacro Convento di Assisi, tutte le proprietà della Conferenza episcopale del Belgio, vari organismi finanziari tra cui la Banca per la Chiesa e la Caritas della Germania o la Oikocredit Belgium, un’istituzione finanziaria tra i maggiori enti erogatori di microfinanza. Di recente hanno inoltre aderito l’arcidiocesi di Lussemburgo - il cui titolare, monsignor Hollerich, è anche presidente della COMECE, la Conferenza dei vescovi dell’Unione Europea - e la Caritas Internationalis.

 

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