9 aprile 2018

L’arresto di Lula divide il Brasile

Con l’arresto di Luiz Inácio Lula da Silva si è chiusa sabato 7 aprile una prima fase dell’inchiesta giudiziaria Lava Jato che sta coinvolgendo molti politici brasiliani accusati di corruzione; al tempo stesso si apre una delicata fase politica, che vede il Paese drasticamente spaccato in due a pochi mesi dalle elezioni di ottobre. Gli avvenimenti che hanno accompagnato l’epilogo della fase giudiziaria ci consegnano con immagini forti un quadro complesso e carico di contrasti: l’assedio di Lula dentro la sede del sindacato, le accuse che lui stesso ha rivolto ai giudici e alla polizia nel suo ultimo accorato discorso, le grandi manifestazioni a favore dell’ex presidente, ma anche i festeggiamenti in piazza dei suoi avversari.

Lula rappresenta una stagione vincente per la sinistra brasiliana e una speranza di riscatto per milioni di lavoratori e di persone umili; se avesse potuto candidarsi alla presidenza, come era stato ventilato nel 2017, avrebbe avuto buone possibilità di vittoria. I suoi sostenitori lo difendono e ritengono le accuse contro di lui frutto della volontà di distruggerne la carriera politica e di bloccare definitivamente le riforme progressiste, a favore della parte povera della popolazione, che l’hanno caratterizzata.  D’altra parte, una larga fascia dell’opinione pubblica è convinta che Lula e il suo Partido dos Trabalhadores (PT) siano corrotti e che sia giunta l’ora di ottenere giustizia.

Nell’ambito dell’inchiesta Lava Jato, Lula, Dilma Roussef e molti dirigenti del PT sono accusati di aver incassato tangenti per favorire le politiche commerciali della compagnia petrolifera pubblica Petrobras. A Lula in particolare sono stati contestati i reati di corruzione, riciclaggio di denaro, traffico di influenze e ostruzione alla giustizia penale; avrebbe sfruttato il suo ruolo per ottenere tangenti da parte della ditta di costruzioni OAS che, in cambio di contratti da parte della Petrobras, gli avrebbe anche regalato una villa, che è diventata il simbolo dell’inchiesta. Lula è inoltre accusato di aver ostacolato lo svolgimento delle indagini.

Su questa base si è arrivati a una condanna in primo grado a nove anni e mezzo di reclusione che sono diventati dodici nel processo di appello. L’ex presidente si dichiara innocente e denuncia un complotto per neutralizzarlo politicamente. Molti osservatori riscontrano delle anomalie nei modi e nei tempi in cui si è sviluppata l’inchiesta e denunciano la fragilità dell’impianto probatorio, basato sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. È probabile che lo scontro continui su un piano giuridico e resta difficile prevederne gli esiti, anche se i margini di manovra della difesa si sono notevolmente ristretti. Ancor più complessa la situazione politica, con un Paese diviso e una parte importante della popolazione che ritiene sia stata perpetrata un’ingiustizia e si sente privata della sua rappresentanza.

Crediti immagine: Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0). Autore: Lula Marques/Agência PT


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