30 novembre 2020

L’attivismo cinese in Asia prepara nuova fase delle relazioni con gli Stati Uniti

Il presidente cinese Xi Jinping mercoledì 25 novembre ha telefonato a Joe Biden per congratularsi con lui per la sua elezione; nella stessa giornata anche il vicepresidente Wang Qishan ha chiamato Kamala Harris, completando in questo modo il pieno riconoscimento della nuova amministrazione.  Un gesto non casuale, dopo tre settimane di prudente silenzio, poiché inserito nella contemporanea e intensa attività diplomatica di Pechino, volta a reagire ai tentativi di accerchiamento che Donald Trump aveva messo in campo soprattutto negli ultimi mesi. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi si è recato in Giappone per una visita di due giorni (24 e 25 novembre) e ha incontrato sia il primo ministro Yoshihide Suga sia il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi, con i quali si è confrontato anche sulla controversia relativa alle isole Diaoyu/Senkaku, di cui Tokyo, Pechino e Taipei rivendicano la sovranità. Dai colloqui non sono emerse grandi novità sul merito, ma entrambi gli interlocutori hanno sottolineato la necessità di arrivare ad una soluzione basata sul dialogo e sulla cooperazione.

Più dinamico il fronte delle relazioni commerciali, un campo dove il Giappone sembra non aderire del tutto alle pressioni degli Stati Uniti, che vorrebbero isolare economicamente la Cina; infatti, poche settimane fa Tokyo ha aderito alla RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) con Pechino e altre tredici nazioni. La prospettiva di una adesione della Cina anche alla TPP (Trans-Pacific Partnership) rimane per ora sullo sfondo, ma rende l’idea della prospettiva che Pechino vuole dare alla sua espansione economica, sviluppando anche le importazioni, un elemento che sarà al centro del prossimo piano quinquennale. A Seoul, Wang Yi ha incontrato la ministra degli Esteri Kang Kyung-wha e il presidente Moon Jae-in; la Corea del Sud sta attraversando un momento difficile nelle relazioni con gli Stati Uniti, che si accingono a ritirare una parte delle loro truppe e non rinunceranno al dialogo con Pyongyang, portato avanti indipendentemente dalle preoccupazioni e dai desideri dell’alleato. Seoul, che per ragioni storiche ha una relazione difficile con il Giappone, cerca di coltivare un buon rapporto con la Cina e di mantenere una forte interazione economica.

Il dinamismo di Pechino ha una base difensiva: evitare l’accerchiamento proprio in Asia e stabilire una tregua, un raffreddamento, nella competizione complessiva con gli Stati Uniti.  Pechino non si aspetta una svolta radicale; Biden non vuole e non può attuarla, anche se toni e modalità saranno diversi e sicuramente aumenterà l’attenzione verso le istituzioni multilaterali. Forse si sta aprendo una nuova fase, meno aggressiva, del rapporto fra le due potenze globali, anche se dal punto di vista strategico non ci sarà un cambiamento profondo. In questo momento, ancora di stallo per gli Stati Uniti, Pechino cerca di preparare il terreno, provando a guardare oltre alcuni degli storici antagonismi con le potenze regionali.

 

Immagine: Wang Yi (17 febbraio 2017). Crediti: Kleinschmidt /MSC [CC BY 3.0 DE (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/de/deed.en)], attraverso Wikimedia Commons

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