25 ottobre 2021

L’intesa tra Emirati e Israele alla prova dello spazio

 

Emirati Arabi Uniti e Israele hanno siglato uno storico accordo di collaborazione per l’esplorazione spaziale. Il documento è stato firmato dalla ministra di Stato per la Tecnologia avanzata degli Emirati nonché presidente della EAU Space Agency, Sarah bint Yousef al Amiri, e dalla ministra israeliana dell’Innovazione, Scienza e Tecnologia, Orit Farkash-Hachoen, in occasione della settimana dello spazio di EXPO 2020 che si tiene in questi giorni a Dubai.

 

La firma dell’accordo è stata salutata dalla ministra emiratina come un importante traguardo ed un trampolino di lancio per lo sviluppo di programmi spaziali di successo. «Israele ha un’industria spaziale internazionalmente riconosciuta e sviluppare una partnership bilaterale e multilaterale non è mai stato così importante come ora che entriamo in una nuova era dell’esplorazione spaziale», ha affermato la ministra. Sul tavolo vi è prima di tutto la collaborazione nell’ambito della missione israeliana Beresheet 2, che prevede l’arrivo sulla Luna di un lander israeliano dopo un primo tentativo fallimentare. Nel 2019 la SpaceIL, organizzazione non governativa creata dal miliardario Morris Kahn, aveva tentato un primo allunaggio ma il lander non aveva superato la fase di atterraggio, schiantandosi contro la superficie lunare.

 

Un secondo ambito di collaborazione riguarda invece l’analisi congiunta dei dati prodotti dal satellite franco-israeliano Venus, lanciato nell’agosto del 2017. Obiettivo della missione, che dovrebbe durare quattro anni e mezzo, è quello di monitorare e analizzare la superficie terrestre e l’ecosistema vegetale. Come spiegato dalla ministra israeliana Farkash-Hacohen, i dati del satellite serviranno per identificare modelli agricoli più efficienti, per monitorare le risorse idriche del pianeta e l’aumento della desertificazione. Tutte questioni particolarmente rilevanti per Paesi che devono fare i conti con i cambiamenti climatici in un ambiente già di per sé ostile. L’accordo tra Emirati e Israele prevede anche l’avvio di un progetto di collaborazione tra gli studenti universitari dei due Paesi per determinare con maggiore precisione la data del novilunio, fondamentale per la realizzazione del calendario religioso lunare.

 

La maggiore cooperazione in ambito spaziale tra Abu Dhabi e Tel Aviv è particolarmente vantaggiosa per entrambi i Paesi. Israele è da anni all’avanguardia nel settore tecnologico e ha visto una significativa espansione del settore privato e delle start up, mentre gli Emirati hanno fatto grossi passi in avanti in ambito spaziale. A febbraio l’emirato è diventato il quinto Paese al mondo ad aver inviato con successo una sonda spaziale nell’orbita del pianeta Marte dopo USA, Russia, Europa e India, riuscendo a battere sul tempo anche la Cina. Ma le ambizioni degli Emirati non si fermano qui: dopo aver siglato nel 2020 un accordo con la NASA per l’addestramento di due astronauti, Abu Dhabi ha intenzione di lanciare entro il 2028 una missione per l’esplorazione di Venere e di un asteroide nella cintura fra Marte e Giove.

 

Ma l’accordo di cooperazione tra Israele ed Emirati è rilevante non solo dal punto di vista scientifico-tecnologico. Una simile intesa ha importanti ripercussioni anche a livello geopolitico e si inserisce nel solco della normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi iniziata con la firma degli Accordi di Abramo, fortemente sostenuti dagli Stati Uniti. La collaborazione spaziale quindi rafforza i legami tra Israele ed Emirati, con effetti positivi anche per la politica mediorientale americana, sempre più incentrata sulla creazione di alleanze tra Paesi già nell’orbita USA. L’esplorazione congiunta del cosmo potrebbe avere dei risvolti positivi anche per gli Accordi di Artemis, rafforzandone la legittimazione ed espandendone l’applicazione. Il documento, presentato dalla NASA nel 2020 nell’ambito del programma per la colonizzazione della Luna, regolamenta la corsa allo spazio e lo sfruttamento delle sue risorse. Ad oggi, gli Accordi sono stati siglati, oltre che dagli stessi USA, anche da Australia, Canada, Giappone, Lussemburgo, Regno Unito, Italia ed Emirati.

 

Immagine: Stabilimento di produzione di un’agenzia aerospaziale: scienziati assemblano veicoli per missioni di esplorazione. Crediti: Gorodenkoff / Shutterstock.com

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