30 luglio 2013

La Cia studia i cambiamenti climatici

In un lungo articolo pubblicato nell’ultimo numero del magazine americano Mother Jones Dana Liebelson e Chris Mooney raccontano che la Cia sarebbe coinvolta in un programma di ricerca sulle implicazioni del cambiamento climatico nella sicurezza nazionale. Il programma, la cui durata prevista è di 21 mesi, coinvolgerebbe anche gli scienziati della Nasa, l’agenzia governativa statunitense responsabile dello sviluppo dei programmi spaziali, della “National Academy of Science” (NAS) e del “National Oceanic and Atmospheric Administration” (NOAA) ossia l’agenzia americana che si occupa di servizi metereologici.

Il coinvolgimento della Cia nel progetto di ricerca sui cambiamenti climatici non è ufficialmente confermato dall’agenzia di spionaggio. Edward Price, portavoce della Cia, rispondendo a Mother Jones ammette però implicitamente la partecipazione “è naturale che su una materia come il cambiamento climatico l’agenzia lavori con scienziati per capire meglio il fenomeno e le sue implicazioni sulla sicurezza nazionale”. In particolare il progetto, nel quale sono coinvolti anche numerosi ingegneri, sarebbe finalizzato ad individuare le tecniche di geo-ingegneria in grado di arrestare il cambiamento climatico. La Cia ha ufficialmente chiuso la sezione che si è occupata in questi anni di studi sul cambiamento climatico a seguito di una presa di posizione del congresso americano. Le attività della Cia in questo campo sono state giudicate dispendiose e superflue anche a seguito di una campagna di denunce guidata dal partito repubblicano.

Ciononostante, dal 2008, l’America considera il cambiamento climatico una minaccia alla sicurezza nazionale. Un report pubblicato dal National Intelligence Council dal titolo National Intelligence Assessment on the National Security Implications of Global Climate Change to 2030 mette a fuoco la minaccia del cambiamento climatico analizzando i trend in atto in sei macro-aree del mondo. Lo studio si concentra su I ndia, Cina, Russia, Nord Africa, Messico e Caraibi, Asia meridionale e stati del Pacifico formulando scenari con implicazioni geografiche, politiche ed economiche per il 2030. 

L’obiettivo dello studio odierno di cui racconta Mother Jones è ottenere una valutazione tecnica delle possibilità di geo-ingegneria climatica, ossia la capacità di generare e sfruttare a proprio vantaggio fenomeni climatici indotti. Tra le tecniche allo studio degli ingegneri e degli scienziati americani vi sarebbe la possibilità di gestire le radiazioni solari attraverso un sistema di “pompaggio” di particelle nella stratosfera per riflettere fuori dal pianeta la luce solare. Questa tecnica di deviazione delle radiazioni solari dovrebbe, nell’intenzione degli scienziati, invertire o quantomeno rallentare la tendenza del riscaldamento globale. Sono allo studio anche tecniche simili da applicare all’anidride carbonica in eccesso presente nell’aria.

L’utilizzo di tecniche di alterazione climatica da parte di governi non è una novità. Talvolta la volontà di controllare il clima nasce da esigenze di tipo economico o politico: nel 2008 lo “Wheater Modification Office” di Pechino fu impegnato per tentare di deviare fuori dalla città le piogge previste sugli stadi della città nei giorni delle Olimpiadi. Tra il 1962 e il 1983 il governo americano, tramite il Progetto Stromfury affidato alla marina e al dipartimento per il commercio, ha cercato di controllare gli uragani utilizzando lo ioduro di argento nell’atmosfera. Russ George, fondatore della Planktos, una società americana che si occupa di salvaguardia degli ecosistemi e di rallentare il cambiamento climatico è stato accusato, nel 2012, per un esperimento con il quale aveva tentato, attraverso l’immissione di semi di plancton nell’Oceano, di generare germogli in grado di aspirare l’anidride carbonica dall’aria.

Talvolta questi esperimenti hanno motivazione di tipo bellico, rientrano cioè in quella che gli americani definiscono “environmental warfare” ossia una guerra condotta attraverso eventi naturali indotti dall’uomo. Jacob Darwin Hambilng ha pubblicato lo scorso maggio un libro Arming Mother Nature: The Birth of Catastrophic Environmentalism nel quale descrive gli sforzi successivi alla seconda guerra mondiale di “armare” i processi naturali per usarli contro i nemici.

Durante la guerra in Vietnam gli Stati Uniti furono impegnati in un progetto di “bombardamento” delle nuvole per cercare di provocare delle piogge in grado, grazie al fango generato, di rallentare lungo il sentiero Ho Chi Mihn gli approvvigionamenti ai vietcong. Il primo ad accorgersi del potenziale “minaccioso” di madre natura fu il presidente americano Ike Eisenower che creò una commissione speciale guidata da un ufficiale di marina, Howard Orville, con il compito di studiare i possibili usi bellici di fenomeni naturali. Tra le possibilità vi era anche quella di annerire la superficie dei ghiacci per aumentarne le capacità di assorbimento della luce solare provocando così scioglimenti e conseguenti catastrofiche inondazioni. Dopo il lancio in orbita del missile Sputnik, il grado di avanzamento tecnologico raggiunto dall’Unione Sovietica fece temere agli americani che vi fosse allo studio la possibilità di costruire una diga sullo Stretto di Bering per deviare il flusso degli oceani causando disastri naturali e carestie.

Secondo David Keith, un ingegnere di Harvard impegnato nel progetto della Cia, gli strumenti odierni di geo-ingegneria applicati al controllo del clima comportano dei rischi, ma sarebbero vantaggiosi economicamente. Un rischio di fallimento, per il progetto odierno, è dato dalla possibilità che diventino popolari alcune teorie cospirazioniste come quelle che vedono coinvolte il centro americano di geo-ingegneria High Frequency Active Auroral Research Program (HAARP) che si trova in Alaska. L’installazione è nata per la ricerca nella ionosfera e nell’atmosfera. Prima di cessare le sue attività lo scorso maggio, ha lavorato ad un progetto per proteggere i satelliti da possibili esplosioni nucleari. Il centro è stato accusato, senza alcuna evidenza scientifica, di lavorare a progetti per l’alterazione dell’uso della mente umana o di essere responsabile delle cosiddette scie chimiche. In Russia molti sono convinti che il caldo eccezionale dell’estate del 2010, che ha causato numerosi roghi nel paese, sia stato causato proprio dal centro di sperimentazione, dal quale gli Stati Uniti sarebbero in grado di controllare il clima di ogni parte del globo terrestre.

 

Pubblicato in collaborazione con Meridiani Relazioni Internazionali


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