28 gennaio 2017

La Corte Costituzionale ridisegna l'Italicum

Bocciati il ballottaggio e la possibilità dei capilista candidati in più collegi di sceglierne uno dopo l'elezione, salvo invece il premio di maggioranza per il partito che raggiunga la soglia del 40% dei voti. Lo ha stabilito la sentenza della Consulta, che ridisegna l'Italicum ma ne conferma l'applicabilità immediata, come scrive esplicitamente nel dispositivo della sentenza diffuso mercoledì. Dunque, l'Italia potrebbe andare al voto, anche se con due sistemi diversi e sempre frutto di sentenze della Corte costituzionale: l'Italicum corretto per la Camera e il Porcellum corretto nel 2014 per il Senato (Consultellum). Con la decisione di mercoledì la Consulta ha in sostanza trasformato la legge elettorale del governo Renzi in un sistema proporzionale con un premio di maggioranza difficile da attribuire perché con una soglia molto alta e senza la possibilità, in caso nessuno raggiunga quel 40 per cento, del secondo turno tra i due partiti più votati. Definendo incostituzionale il ballottaggio la Consulta ha stabilito che i seggi dovranno essere assegnati in proporzione ai voti ricevuti. I 13 giudici costituzionali (ne mancavano uno dimessosi e uno malato) hanno respinto l'eccezione di incostituzionalità sul premio di maggioranza, che resta invariato, con l'assegnazione di 340 seggi su 630. Un modo per assicurare al primo partito il 55% del totale e dunque la governabilità senza incertezze. L'altro punto bocciato dalla Consulta riguarda la prerogativa attribuita dall'Italicum ai capilista di presentarsi in più collegi, fino a 10, e poi di scegliere, favorendo l'uno o l'altro dei candidati in seconda posizione. Ora, invece, le pluricandidature rimarranno possibili ma sarà il sorteggio a decidere il collegio, meccanismo già previsto nella legge in caso non ci fosse stata la scelta volontaria. I rilievi su cui si è espressa la Corte sono giunti da 5 ordinanze dei tribunali di Messina, Torino, Perugia, Genova e Trieste promosse da un pool di avvocati, mentre l'Avvocatura dello Stato, con Vincenzo Nunziata, ha difeso la legge impugnata in rappresentanza della Presidenza del consiglio dei ministri. Entro un mese sono attese le motivazioni della sentenza e si capirà meglio il ragionamento dei giudici delle leggi. Si vedrà anche se al parlamento la Corte raccomanderà di rendere omogenee le due leggi elettorali, secondo il monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 


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