25 luglio 2018

La Grecia nella morsa del fuoco

A distanza di 11 anni si ripete in Grecia una tragedia del fuoco di proporzioni bibliche: nel 2007 una serie di incendi devastanti mise in ginocchio il Peloponneso, provocando 63 morti e la distruzione di migliaia di ettari di campi coltivati e uliveti, e centinaia di abitazioni. Questa volta il bilancio è ancora più pesante e soprattutto ben lungi dall’essere definitivo: si contano già 74 morti accertati, ma si teme che il numero delle vittime possa superare il centinaio, mentre ci sono più di 500 feriti e migliaia sono le case annientate dalla violenza del fuoco.

I roghi hanno colpito principalmente l’Attica e l’area del canale di Corinto, a cominciare dalla zona di Penteli, l’entroterra tra le città di Rafina e Atene per poi spostarsi velocemente anche grazie al vento verso la costa. Completamente distrutta la cittadina di Mati, località di mare a 40 km a nord-est di Atene che ha registrato infatti il maggior numero di decessi; i primi soccorritori si sono trovati di fronte uno scenario apocalittico, il centro abitato praticamente non esiste più, dentro ciò che resta delle case intere famiglie carbonizzate, madri morte abbracciate ai propri figli nell’ultimo disperato tentativo di proteggerli. In molte località i fuggitivi sono riusciti a salvarsi gettandosi in mare, ma in diversi casi le persone scampate alle fiamme sono morte annegate, oppure non sono riuscite a trovare una via accessibile per raggiungere l’acqua e sono morte nel tentativo di tornare indietro; la guardia costiera e barche di passaggio hanno evacuato via mare più di 700 persone; file di macchine annerite per le strade, a testimoniare altri tentativi di fuga: alcune custodiscono i corpi di persone che hanno sperato di riuscire ad allontanarsi più velocemente delle fiamme.

Nel Paese sono stati proclamati tre giorni di lutto nazionale e lo stato di emergenza, e il governo ha chiesto aiuto all’Unione Europea per fronteggiare il disastro, appello al quale hanno già risposto Italia, Germania, Polonia, Francia, Cipro e Spagna con l’invio di canadair e mezzi e vigili del fuoco. Anche dalla vicina Turchia, con la quale i rapporti sono tradizionalmente non molto cordiali, sono arrivate offerte di aiuto e solidarietà.

La piaga degli incendi estivi segna dunque in questa occasione un ben triste e drammatico primato e anche in questo frangente è convinzione diffusa che si tratti ancora una volta, come già nel 2007, di eventi dolosi, messi in atto al fine di recuperare terreni a scopo edilizio o per indurre i turisti ad abbandonare le case per poi saccheggiarle, anche se bisognerà aspettare i risultati dell’inchiesta che è stata immediatamente aperta per arrivare a conclusioni definitive. La dinamica dei roghi alimenta i dubbi, poiché sembra che almeno 15 di essi si siano sviluppati simultaneamente su tre fronti diversi; gli Stati Uniti hanno inviato alla Grecia un drone particolare per sorvolare l’Attica e rilevare qualsiasi segno o indizio di attività sospetta.

 

Crediti immagine: ANSA/EPA


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