7 novembre 2017

La Rivoluzione russa, i giorni che cambiarono il mondo

Agli inizi del 1917 la Russia versava in una condizione catastrofica, l’economia dell’intero Paese, ormai al collasso, non era più in grado di sostenere lo sforzo bellico. La popolazione dei centri urbani era annichilita dalla carestia e da un vertiginoso aumento dei prezzi dei generi alimentari. Al di fuori delle città la situazione era anche peggiore e il conflitto aveva provocato la morte di due milioni di persone sottraendo alle campagne quella forza lavoro necessaria alla coltivazione delle terre, abbandonate al loro destino a causa della mobilitazione forzata di un esercito che fagocitava senza pietà uomini e mezzi. La miseria e la spaventosa carestia portarono, dunque, all’esasperazione e alla conseguente rivolta, che, scoppiata a Pietrogrado (ex San Pietroburgo) l’8 e il 9 marzo 1917 (23 e 24 febbraio secondo il calendario ortodosso), dilagò in tutto il Paese, travolgendo il regime zarista: lo zar Nicola II, nel vano tentativo di salvare la situazione, preferì abdicare a favore del fratello Michele il quale, a sua volta, rinunciò al trono, decretando, di fatto, la fine della lunga storia imperiale della dinastia Romanov.

Il nuovo governo provvisorio, formato dai cosiddetti “cadetti”, costituzionali-democratici di tendenze liberali, fu affidato al principe Georgij L´vov. Primi obiettivi dichiarati quelli di continuare la guerra a fianco dell’Intesa e di promuovere nel contempo l’occidentalizzazione del Paese sul piano delle strutture politiche e dello sviluppo economico. 

Sin dagli esordi il principe L´vov e il suo ministro della difesa, Kerenskij, si trovarono a fronteggiare l’opposizione dei menscevichi e quella più intransigente dei bolscevichi, risoluti a porre fine alle ostilità contro gli Imperi centrali e convinti che solo la classe operaia, alleata  con gli strati più poveri delle masse rurali, avrebbe potuto assumersi la guida della trasformazione del Paese. All’inizio i menscevichi erano lo schieramento di maggior peso, poiché le loro posizioni moderate erano ben accolte anche dalla classe dirigente russa.

La situazione e i rapporti di forza cambiarono nell’aprile del 1917 con il ritorno in Russia di Vladimir Il’ič Ul’janov, detto Lenin.

Esiliato in Svizzera per le sue idee sovversive, Lenin era da sempre stato il punto di riferimento per coloro che lottavano per maggiori riforme sociali. Grazie al palese aiuto dei tedeschi, interessati a una rapida uscita della Russia dal conflitto, Lenin tornò in patria nell’aprile 1917 e subito diffuse dieci linee guida (che passeranno alla storia come le “Tesi di Aprile”) nelle quali sosteneva la necessità di uscire immediatamente dalla guerra, di togliere la terre ai proprietari per distribuirla ai cittadini e di affidare il potere ai soviet.

Nel frattempo, mentre Kerenskij assumeva personalmente la guida del governo provvisorio e gli eserciti russi continuavano a subire in guerra delle sconfitte sempre più pesanti, un nuovo tentativo insurrezionale scosse Pietrogrado nel luglio del 1917; fu un moto spontaneo che si esaurì rapidamente ma che costrinse Lenin a fuggire nuovamente dalla Russia e rifugiarsi in Finlandia per un breve periodo. I mesi che seguirono videro sempre di più indebolirsi il governo presieduto da Kerenskij: i bolscevichi erano ormai pronti per la presa del potere. Tra il 6 e il 7 novembre (24-25 ottobre secondo il calendario ortodosso) Trotzkij, braccio destro Lenin, nel frattempo tornato dalla Finlandia, organizzò una sollevazione generale a Pietrogrado. Il piano insurrezionale preparato meticolosamente funzionò alla perfezione, in poco tempo la Guardia Rossa e le truppe regolari riuscirono a occupare i punti strategici principali della città conquistando il Palazzo d’Inverno e nell’arco di una giornata i bolscevichi s’impadronirono del potere, costringendo Kerenskij a una fuga precipitosa. 

Il giorno successivo il tumulto divampò a Mosca e in tutte le altre grandi città russe. Era il trionfo della cosiddetta Rivoluzione d’Ottobre e dei bolscevichi, ora al governo dell’immenso Paese.

Lenin, chiamato a presiedere il consiglio dei commissari del popolo e a prendere il comando di un esecutivo, fondato sul potere dei Soviet, ebbe, come priorità, quella di uscire da una guerra che stava portando all’annientamento economico. Il 3 marzo 1918 al prezzo di gravissime perdite territoriali fu concluso con gli Imperi centrali, il trattato di pace di Brest-Litovsk. La Russia usciva dal conflitto ma entrava nel vortice sanguinoso di una guerra civile che si concluse solo alla fine del 1920, con l’affermazione dei bolscevichi e con la nascita, sulle rovine della dissolta Russia imperiale, dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, con capitale Mosca; fu il trionfo definitivo della Rivoluzione d’Ottobre.


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