29 maggio 2020

La Russia diventa il più importante fornitore di petrolio della Cina

 

La Russia si accinge a diventare il più importante fornitore di petrolio della Cina, se si confermeranno i dati di aprile. I cinesi hanno incrementato del 18% l’acquisto del petrolio russo; fra i fornitori l’Arabia Saudita è scivolata al terzo posto, superata nelle vendite alla Cina anche dall’Iraq. Si tratta di una evoluzione che è sintomatica di processi più vasti.

 

Il riavvicinamento fra Russia e Cina è stato fortemente favorito dalla pressione degli Stati Uniti; in realtà i due Paesi hanno alle spalle una storia di relazioni difficili. Le dispute territoriali hanno trovato origine soprattutto nei cosiddetti trattati ineguali che portarono fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento a importanti acquisizioni territoriali da parte della Russia zarista; questa vicenda innescò un lungo contenzioso, che neanche la vicinanza ideologica tra i due regimi comunisti più importanti del mondo dopo il 1949 riuscì a risolvere.

 

Nel 1969 si arrivò anche allo scontro militare, sia pur limitato nel tempo e nelle dimensioni. Soltanto negli anni 2000 i contenziosi sono stati gestiti e parzialmente risolti con alcuni accordi di restituzione; le relazioni sono decisamente migliorate. Ma contrariamente a quanto crede il senso comune in Occidente, tra i due giganti dell’Est c’è una storica diffidenza e interessi strategici in prospettiva non coincidenti. Non è amore ma non è neanche un matrimonio di interesse; è un rapporto stretto ma molto condizionato dalla contingenza.

 

È stato l’atteggiamento degli Stati Uniti, di forte pressione verso entrambi, che ha spinto Russia e Cina a riavvicinarsi e a cooperare anche su un piano militare. Gli Stati Uniti nel pieno della guerra fredda corteggiarono la Cina cercando di isolare il vero nemico, che era l’Unione Sovietica.

 

Ora in una situazione strategica completamente cambiata, gli Stati Uniti individuano nella Cina la potenza rivale che può contendere nei prossimi decenni la leadership mondiale in campo economico, tecnologico e militare. La Russia è vista come una potenza in declino, che però nel breve periodo rappresenta soprattutto in alcuni scenari (Ucraina, Siria) una spina nel fianco degli Stati Uniti, con il suo attivismo politico e militare.

 

In questo scenario, gli Stati Uniti vogliono tenere sotto pressione i due giganti dell’Est, non giocando la carta della distensione ma quella della competizione, mostrando l’intenzione di non cedere né sul fronte commerciale né su quello geopolitico.

 

Nelle ultime giornate di maggio, gli Stati Uniti hanno mandato alla Cina segnali molto forti, legati alla polemica sulle responsabilità dell’epidemia e alla questione dei dazi; soprattutto la sospensione della certificazione dell’autonomia di Hong Kong, l’interesse americano a intervenire sulle dispute territoriali fra India e Cina, i pronunciamenti sulla repressione della minoranza degli Uiguri, toccano nervi scoperti su questioni vissute dalla dirigenza cinese come vitali.

 

Negli stessi giorni gli Stati Uniti hanno attaccato la Russia per il suo sostegno diretto a Khalifa Haftar che sarebbe stato intensificato con l’invio in Libia di aerei da combattimento, e hanno denunciato l’affiancamento minaccioso da parte di jet russi di un velivolo americano di pattuglia sul Mediterraneo, nei pressi della Siria. Si tratta di schermaglie, indicative però dell’atteggiamento che accompagna questa fase. Ovviamente è possibile che le cose evolvano in una maniera diversa in seguito alle elezioni negli Stati Uniti ma la Russia che si trova in difficoltà estrema a causa dell’epidemia (371.059 casi accertati e 4.142 decessi) e del crollo del prezzo del petrolio sta cercando di consolidare i suoi rapporti con la Cina, economici ma anche di cooperazione militare. Si deve tener presente che la Russia è ben consapevole dei rapporti di forza con l’alleato, sa di essere molto più debole su un piano economico e in prospettiva anche su quello tecnologico e militare, ma sente questa vicinanza come una delle poche strade a disposizione per uscire dall’isolamento.

 

 

Immagine: Putin e  Xi Jinping, Buenos Aires, Argentina (1 dicembre 2018). Crediti: Kremlin web server.

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